«CANTONATA» O COME VOLEVASI DIMOSTRARE? Ancora su certe posizioni ecclesiali equivoche e sull’attuale “compromesso storico” sottobanco FSSPX – “allineati”. Riceviamo e rispondiamo

 

Chiaravalle, 7-X-2011

Madonna del Rosario, Regina delle Vittorie

 

         «Siamo onesti, diciamo le cose come stanno, non inganniamoci a vicenda».

(Mons. Brunero Gherardini, professore emerito dell’ “Università del Papa”, “Quod et tradidi vobis. La Tradizione vita e giovinezza della Chiesa”)

         «Non si tratta qui di trovare una nuova tattica per rilanciare la Chiesa. Si tratta piuttosto di deporre tutto ciò che è soltanto tattica e di cercare la piena sincerità».

(S.S. Benedetto XVI)

         «Dobbiamo essere ben pronti a grandi prove vicine, che potranno richiedere anche il sacrificio della nostra vita […]. Le prove potranno essere ridotte con la vostra e la nostra preghiera, ma non possono più essere evitate, perché un vero rinnovamento nella Chiesa potrà avvenire solo in questo modo. […] Siamo forti e prepariamoci, confidando in Cristo e nella Madre Sua. Diciamo molto e spesso il Santo Rosario».

(S.S. Giovanni Paolo II, accennando al Terzo Segreto di Fatima)

 

Un lettore ci scrive:

 

«Cari amici del circolo,

vi leggo spesso e ho visto la vostra risposta sul prof. […]. Credo abbiate preso una cantonata, perché è un filosofo di valore della Fraternità San Pio X. Forse non avete visto il programma del Convegno di Studi Cattolici a Rimini [organizzato annualmente dalla FSSPX, ndr) il 28-29-30 ottobre sul tema del Concilio, in cui parlerà senza peli sulla lingua contro quel colossale imbroglio che è l’ “ermeneutica della continuità”. Stimo i vostri articoli, ma forse dovreste rettificare.

Con stima

Giovanni».

 

Gentile Giovanni,

grazie per averci scritto. Dire le cose, parlarne, scriverle, anche in presenza di obiezioni o di problemi, è la cosa migliore. Vediamo dunque sia la questione che direttamente ci pone, sia un altro paio di questioni collegate.

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Quanto a noi, sull’ermeneutica della continuità ci siamo già articolatamente espressi – oltre che, di passaggio, nella denuncia alla Congregazione per la Dottrina della Fede di un articolo dell’Osservatore Romano: «ermeneutica della continuità e fatti della rottura» – soprattutto in due “lettere aperte” a mons. Pozzo, a fronte della sua nota conferenza della scorsa estate. Lettere che infine hanno ottenuto una qualche risposta, scritta e ufficiale: nella quale comunque il nostro pensiero, sebbene chiaramente critico, è stato tuttavia giudicato non irricevibile dalla Pontificia Commissione. In questa sede può leggere (o ripassare) tale carteggio, che ci sembra piuttosto interessante.

 

In effetti, abbiamo difficoltà a comprendere l’enfasi con la quale taluni riferiscono della questione come se fosse una novità sensazionale. Alcune lodi ci sembrano troppo sperticate per suonare sincere. O quantomeno, certi unilaterali entusiasmi appaiono ciecamente immemori del fatto che, in realtà, l’ermeneutica della continuità è stata autorevolmente indicata già da qualche annetto (peraltro con una formula che preferiamo):

«Il Concilio Vaticano II deve essere compreso alla luce di tutta la Santa Tradizione e sulla base del Magistero costante della Santa Chiesa»

 (S.S. Giovanni Paolo II, discorsi inaugurali del Pontificato, 6 novembre 1978).

E l’ermeneutica della rottura è stata condannata (di principio) ancor da prima:

«Che male sarebbe se una interpretazione arbitraria e non autorizzata dal Magistero della Chiesa trasformasse questo rinnovamento spirituale in una inquietudine disgregatrice della sua struttura tradizionale e costituzionale, sostituisse la teologia dei veri e grandi maestri con ideologie nuove e partigiane che tolgono dalla norma di fede ciò che il pensiero moderno, molte volte per mancanza di luce razionale, non comprende e non accetta, e infine tramutasse l’ansia apostolica di carità redentrice in una acquiescenza verso le forme negative della mentalità profana dei costumi mondani. Che disillusione causerebbe allora il nostro sforzo di avvicinamento universale!»

(S.S. Paolo VI, pellegrinaggio a Fatima, 13 maggio 1967).

Ciononostante, l’ermeneutica della continuità stenta ad andare oltre la petizione di principio e l’ermeneutica della rottura continua ad andare avanti pressoché indisturbata. Difficile considerare tale discorso come risolutivo di ciò che più importa, di ciò che è un fatto: la crisi nella Chiesa. Crisi che mons. Graber, grande Vescovo di Ratisbona, paragonò pubblicamente alla crisi ariana.

È anche vero, d’altra parte – sono questioni complesse, che non si possono affrontare “col falcione” – sia che certe materie vanno trattate con il debito rispetto, a motivo dell’Autorità (servilismo e ipocrisia «mezzi falsi», come diceva un reo confesso, no per carità: amorevole osservanza e lucide distinzioni, decisamente sì); sia che al famoso discorso del Natale 2005 i progressisti hanno reagito troppo allarmati (in privato, s’intende, mentre in pubblico sono corsi a mettere le mani avanti e ad annullarlo nel muro di gomma) per non ritenere che, nel contesto, qualche timore (almeno relativo) l’avessero.

Morale: le espressioni «gioia critica» e «gioia sobria», cui subito ricorremmo per iscritto davanti a eventi di per sé lieti nel 2005 e nel 2007, non erano certo – distrazione permettendo – prive di significato.

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Quanto al pensiero del filosofo di cui scrive, non dubitiamo che al Convegno della Fraternità San Pio X dirà quanto Lei afferma (e quanto, del resto, è a tema e comunque implicito nel contesto). Il punto non è questo: ma è che a Campocavallo di Osimo (ove parimenti collabora) viene invece dato, dai sacerdoti del luogo, per organico e “regolare” secondo la loro posizione. Come sia possibile essere simultaneamente allineato, senza riserve dichiarate, alla FSSPX (alla nostra destra) e ai Francescani dell’Immacolata dell’Arcidiocesi di Ancona-Osimo (alla nostra sinistra), è un mistero. Qualcuno ci dice che i Francescani dell’Immacolata in generale intendono far da “tutor” alla FSSPX. Qualcuno ci dice che è una tattica “di penetrazione” dell’area FSSPX. Ma, al di là delle congetture e delle eventuali motivazioni (che possono anche esser doppie), il mistero c’è. Ciò che più conta, ciò che più ci interessa: il fatto, il fenomeno, di cui questo è solo un esempio qui vicino, c’è.

La invitiamo perciò a rileggere con attenzione entrambi gli articoli sul caso, presenti in questa sede, con le lettere di testimonianza d’una schietta persona che se ne è assunta con nome e cognome la responsabilità (peraltro ci è stata confermata, per le vie brevi, anche da altri) e le nostre risposte: Lefebvriani a Spadarolo, ratzingeriani a Campocavallo? E: A chi si riferiva quel frate di Campocavallo? Ai Francescani dell’Immacolata. Vedrà se di nostra cantonata si tratta o invece di altrui equivoco, per cui le cose che ci obietta non è a noi che deve dirle.

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         Infine, valutiamo positivamente (salvo sorprese) l’incontro del 14 settembre u.s. tra mons. Bernard Fellay e il card. William Levada. Non nel senso di un noto sito, che – ci dicono, giacché noi su Internet per lo più giriamo poco – ha definito la proposta «accettabilissima» (se conoscono bene la proposta, la mentalità della FSSPX e gli sviluppi della questione, ci chiediamo come abbiano potuto mettere addirittura il superlativo). Ma nel senso che a breve, in ogni caso – ed entrambe le opzioni non saranno facili per la FSSPX, cui qualcuno di noi a suo tempo aveva reiteratamente argomentato di fare l’accordo, stando le cose come mons. Fellay riferiva, anni addietro e con altro procedimento –, un decennale stato di incertezza, di pronunciamenti contraddittori (per dirla con più d’un sacerdote della FSSPX, anche loro in privato come fanno negli ambienti ufficiali) e di equivoci, sarà finalmente finito.

Regina sacratissimi rosarii, ora pro nobis.

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