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COME VOLEVASI DIMOSTRARE.

Apriranno certi disinformati gli occhi e certi opportunisti il cuore?

Come volevasi dimostrare – 1. Nei mesi scorsi abbiamo pubblicato la petizione internazionale per il quinto dogma mariano, e il mese scorso abbiamo trasmesso le firme raccolte ai referenti italiani del movimento promotore. Insieme avevamo precisato: sosteniamo questa petizione perché è giusto sostenere una domanda così buona, il Cielo la apprezzerà comunque al di là del risultato pratico, ma attenzione alla illusione di poter fare le cose buone senza prima (o almeno insieme) rimuovere quelle cattive di base, o addirittura lodandole. Potete andare a rileggervi quanto abbiamo scritto. Come volevasi dimostrare: in un’intervista ad Avvenire dell’arcivescovo Angelo Amato, allora segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede ed ora asceso alla guida della Congregazione per le cause dei  Santi,  leggiamo:  «Recentemente (è l’intervistatore che parla) un paio (sic!) di cardinali hanno auspicato che venga proclamato un nuovo dogma mariano che proclami la Vergine “corredentrice” e “mediatrice di tutte le grazie”. C’è questa possibilità?». Risposta di mons. Amato: «E’una richiesta di antica data. Come ho già avuto modo di dire, il titolo di «corredentrice» non è né biblico né patristico né teologico ed è stato usato raramente da qualche pontefice e solo in allocuzioni minori. Il Concilio Vaticano II l’ha volutamente evitato. E’ bene ricordare che in teologia si può usare il principio della analogia ma non quello della equivocità. E in questo caso, non c’è analogia, ma solo equivocità. In realtà Maria è la “ redenta nel modo più perfetto”, è il primo frutto della redenzione di suo Figlio, unico redentore dell’umanità. Voler andare oltre mi sembra poco prudente».

Ci sarebbe molto da dire:

 

1)      La presentazione degli elementi a sostegno è caricaturale in modo indecente,  come puntualizzato nella “lettera aperta” di replica dai suddetti referenti.

 

2)      La posizione espressa da mons. Amato, oltre a non astenersi da critiche pubbliche ad alcuni “imprudenti” Cardinali, e in qualche occasione anche Pontefici ,che avrebbero favorito l’”equivocità”,  non è conforme neppure alla dottrina del Vaticano II. Quel Concilio, infatti, non ha voluto definire il dogma (formalmente) di Maria Santissima Corredentrice (purtroppo), riconoscendo tuttavia (materialmente) la realtà della corredenzione. Ciò è ufficialmente attestato dagli atti del Vaticano II:  «Sono state omesse alcune espressioni e vocaboli usati da Sommi Pontefici, che, pur essendo in sé verissimi, potrebbero essere difficilmente compresi dai fratelli separati. Fra gli altri vocaboli si devono annoverare i seguenti: Corredentrice del genere umano (san Pio X, Pio XI)…” (Acta Synodalia Concilii, vol 1, pt 4). Non è un mistero che noi abbiamo delle perplessità su un tale modo di ragionare: la logica del “è vero ma non diciamolo ad alta voce altrimenti i protestanti si urtano” non poteva che portare al disastro seguente, disastro di cui non ci sembra del tutto innocente. Diceva bene il card. Siri, che si fossero fatti certi errori al tempo del Concilio poi ci sarebbero stati cinquant’anni di guai. E’ la stessa logica “anni 60” che ha animato la riforma liturgica – l’ha detto esplicitamente il suo principale artefice, il famoso mons. Bugnini – e che anche davanti ai suoi frutti fallimentari ( i protestanti non sono rientrati lo stesso nella Chiesa e la percentuale dei praticanti, che allora era in Italia del 40%, anziché schizzare all’ 80 è crollata al 20), ci sembra aver fatto il suo tempo ed essere ora di ripensare. Ciò non toglie che mons. Amato, evidentemente, non accetta pubblicamente questo punto ancora presente, bene o male, nel Concilio Vaticano II: Maria Santissima è Corredentrice; infatti alla petizione avanzata non si limita ad opporre argomenti di opportunità, ma viene a negare la verità stessa della Madonna come Corredentrice, verità implicitamente riconosciuta più volte dal Vaticano II anche nel suo testo principale, la Lumen Gentium (ai numeri  61, 62, 63). L’arcivescovo Amato quindi esprime pubblicamente dissenso per un aspetto del Concilio Vaticano II: dunque sarà messo da parte? Sarà almeno visto con sospetto? Macchè: lo critica “da sinistra”, quindi diventerà Cardinale.

 

3)      E’ tanto il disprezzo pubblicamente manifestato verso questa verità mariana, è tanto radicale questa negazione di tale meravigliosa realtà, che a ben guardare è caritatevole la messa in guardia di quella persona che gli ha scritto: Eminenza, a dire così sulla Madonna non ha paura di venire consegnata a Satana?

 

4)      Ci sarebbe molto da dire. Ma la cosa principale, andando al sodo, l’abbiamo già detta: come volevasi dimostrare, rileggetevi l’articolo…

 

Come volevasi dimostrare – 2. C’era una volta un bravo sacerdote che, col Motu Proprio, aveva preso a celebrare la Messa anche secondo il rito tradizionale, di per sé cosa non disdicevole in questi tempi, ma in un contesto di non riconoscimento, di turarsi gli occhi, almeno in parte, sulla situazione attuale all’interno della Chiesa.  Con la copertura della abusata parolina magica dell’obbedienza cieca ed assoluta (che certamente può fruttare, anche non intenzionalmente, la concessione di conventi e chiese in gran quantità, ma che ricorda la risposta dei gerarchi nazisti: bisogna ubbidire all’autorità superiore, ubbidire punto e basta!). Conclusione della storia: dopo aver arretrato su ben tre punti in pochi mesi,  dopo aver chiamato bene il male o comunque averne dato l’impressione (non dico apposta: si può essere vittima di una certa mentalità; quello di cui parliamo è il meccanismo)… il nostro sacerdote è stato trasferito lo stesso, prestissimo, in altra sede!

 

La morale è sempre quella. La questione generale che si impone a tanti moderati, a tanti moderato – conservatori non battaglieri (o battaglieri in catene mentali), è: che volete fare? Gli “utili idioti” (Togliatti), i gretti chiusi nel proprio particolare, oppure trarre, anche se temute scomode, le conseguenze operative di fondo dalla verità della realtà? A voi!

 

                                                                                                                                             Roberto e Michele