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Un parroco della zona aveva dato a uno di noi disponibilità a far sentire in parrocchia anche “la campana” contraria alla Comunione sulla mano, mettendo dei volantini in tal senso a disposizione nella sua chiesa parrocchiale. Pur dubbiosi sul mantenimento di tale promessa, e consapevoli che i problemi sono più ampi, gli abbiamo comunque approntato il testo richiesto: e il parroco, giudicate voi l’affidabilità della disponibilità al dialogo, si è rimangiato quanto aveva detto… Ma il volantino è sempre utile.

 

LA COMUNIONE SULLA MANO? 

NO, PER QUESTI MOTIVI

 

·È vero che le norme oggi vigenti richiedono, o almeno consigliano, di ricevere la Comunione sulla mano?

No, lo permettono soltanto. In Italia tale facoltà è stata autorizzata dalla C.E.I. il 19 luglio 1989, ma precisando che il modo consueto di riceverLa sulla lingua rimane «del tutto conveniente» e che ciascun fedele può scegliere. Inoltre, tale possibilità facoltativa è stata sottoposta dalla C.E.I. a delle condizioni (per fare soltanto un esempio: era prescritto che le prime domeniche dopo la sua introduzione, dei laici appositamente preparati vigilassero, durante la distribuzione della S.S. Eucaristia, perché la nuova prassi non desse luogo ad alcun inconveniente), che tante volte non sono state applicate, ma senza le quali non si potrebbe dare. Il fatto che il papa Paolo VI, richiesto di tale concessione, la prima volta rispose con un rifiuto, adducendo la sua discutibilità e pericolosità nel concreto; il fatto che soltanto in seguito (cfr. Istruzione Memoriale Domini) ne concesse il permesso, soltanto nazione per nazione e se la maggioranza dei due terzi di quella Conferenza episcopale avesse insistito; il fatto che il papa Giovanni Paolo II, quando la C.E.I. varò anche in Italia tale possibilità, abbia commentato: «Io preferisco sulla lingua, ma anche il Papa obbedisce ai Vescovi» (e infatti nelle Basiliche e Messe pontificie si vede che la maggior parte dei fedeli riceve l’Ostia Santa sulla lingua): sono tutti elementi che indicano come, in realtà, è stata introdotta senza molto entusiasmo e con non poche riserve.

 

·È vero che la Comunione sulla mano è necessaria per motivi di igiene?

Premesso che non è certo l’unico fattore di cui c’è da tener conto: comunque no, perché certe malattie (ormai dovrebbero saperlo tutti) non si trasmettono con la saliva ma con ben altri mezzi. Ragionando così, è forse igienica la Comunione sulla mano? Le mani che ricevono l’Ostia hanno stretto la mano dei vicini di banco (dei quali spesso nulla si sa) per dargli il solito “segno di pace”; hanno toccato i soldi per dare l’offerta alla questua: abbiamo idea di quanti microbi ci sono sui soldi?...

 

·Perché merita di essere scelta sempre la Comunione sulla lingua?

Principalmente per due motivi.

1) A differenza di quelle del sacerdote, le mani dei fedeli non sono consacrate. A differenza di quanto credono i protestanti, per i quali l’Ostia è solo un simbolo (tipo un santino), e per i quali non c’è differenza sostanziale tra sacerdote e laico (essi infatti hanno sempre dato, praticamente, la particola sulla mano), noi cattolici sappiamo che nell’Ostia c’è realmente il Dio di Tremenda Maestà, il Dio che i cieli e i cieli dei cieli non possono contenere, il Dio davanti al Quale Mosè, per somma riverenza, si velò la faccia…e davanti al Quale dobbiamo umilmente considerarci bambini bisognosi d’essere imboccati. Infatti san Tommaso d’Aquino, il sommo teologo della Chiesa, insegna: «Il Corpo di Cristo appartiene ai sacerdoti(…) Esso non sia toccato da nessuno che non sia consacrato(…) eccetto che in casi d’estrema necessità». (Infatti il nome ufficiale di chi, quando c’è necessità, dà la Comunione senza essere sacerdote, è “ministro straordinario dell’Eucarestia”: straordinarietà che, con la Comunione sulla mano generalizzata, viene completamente meno).

2) Avremo notato tutti come il sacerdote, dopo la distribuzione della S.S. Eucaristia, pulisce con cura i vasi sacri: questo affinché, se qualche frammento di Ostia consacrata (particelle, anche piccolissime) si fosse staccato, non vada assolutamente disperso. E, ad esempio, chi ha servito Messa sa bene quanto le ostie si sfarinano, quante piccole particelle restano in fondo alla pisside. La Chiesa ha definito infallibilmente (Concili dogmatici di Firenze e di Trento) che Gesù Cristo è tutto presente tanto nell’Ostia intera quanto in ciascun frammento. Ora, se deponendo l’Ostia sulla lingua qualche frammento si stacca, esso restando in bocca viene comunque deglutito: ma deponendo l’Ostia sulla mano, cosa ne sarà? In teoria, ciascun fedele che fa la Comunione sulla mano dovrebbe obbligatoriamente (cfr. direttiva C.E.I. 19 luglio 1989) fare la massima attenzione – nel portarsi l’Ostia in bocca, nel tenere ferma la mano sinistra e nell’ispezionare che non vi sia rimasto proprio nulla prima di rimetterla giù – a non lasciar cadere nessun minimo frammento; in pratica, c’è sistematicamente il rischio che dei frammenti (cioè il Corpo di Cristo!), cadendo, vengano calpestati e profanati.

Le seguenti parole di S. Cirillo di Gerusalemme danno l’idea della serietà della questione (e aiutano a capire perché nel primo millennio la Chiesa abolì, progressivamente ma iniziando molto presto, la prassi della Comunione sulla mano, per via degli inconvenienti che iniziavano a manifestarsi): «Se ne perdi un pò, devi considerare tale perdita come l’amputazione di una delle tue membra».

                                                                                                                      

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