L’ORA P IMPORTANTE DELLA VITA. Elementi promemoria per una buona morte, nella prospettiva della salus animarum (propria e altrui)

 

Mese dei Morti 2011

«Salus animarum suprema lex» (antico adagio, Codice di Diritto Canonico)

«Nel più terribile estremo agone/ fammi Tu vincere il rio dragone» (Mira il Tuo popolo)

«Sicché andranno alla vita eterna coloro che hanno risposto all’Amore e alla Misericordia di Dio, e andranno nel fuoco inestinguibile coloro che fino all’ultimo vi hanno opposto [nel modo che la dottrina cattolica specifica, ndr] il loro rifiuto» (S.S. il Papa Paolo VI, “Il Credo del popolo di Dio”)

Un’ora così importante…

L’ora della morte è così importante da essere espressamente menzionata in una preghiera quotidiana come l’Ave Maria. È così importante che una volta c’erano delle organizzazioni cattoliche dedicate specificamente a questo: le Confraternite della buona morte. È così importante che una volta quando c’era una persona che agonizzava venivano suonate, in un modo specifico, le campane (le campane dell’agonia, “suona l’agonia”): per informarne i fedeli (oltre che per tenere lontani i demoni, essendo un sacramentale), affinché potessero raccogliersi in preghiera per l’agonizzante.

Il motivo di tale importanza sta nel fatto che in tale frangente su due fronti si giocano le ultime cartucce: da una parte la Madonna, Nostra Signora della buona morte, San Giuseppe, Patrone morientium, l’Angelo Custode, i Santi Patroni, tutti gli amici che si hanno in Cielo e in Purgatorio, che cercano di ottenere la grazia della perseveranza finale (o del ravvedimento in extremis, la resipiscenza finale); dall’altra il demonio, che si gioca anche lui le ultime carte (tramite l’orgoglio, la disperazione, la trascuratezza e quant’altro) per evitare che si accolga l’estrema misericordia del Dio d’infinite misericordie. Infatti, se è vero che tendenzialmente talis vita, mors ita (com’è la vita, così è anche la morte), e demandare la conversione a quando non sappiamo se ne avremo il tempo e le disposizioni sarebbe oltremodo stolto (oltre che, in primo luogo, insensibile all’amore del Signore), è anche vero che il Buon ladrone con un’ottima morte ha riscattato una pessima vita. In tale prospettiva Santa Madre Chiesa è sempre stata, in tal frangente, premurosa al massimo e larga all’estremo (per quanto appena compatibile - con “soglia bassa” - con la verità che S. Agostino così esprime: quel Dio che ti ha creato senza di te, non può salvarti senza di te).

…oggi così trascurata

Oggi una tale importanza è tragicamente misconosciuta.

A causa della crescente secolarizzazione, certo, della scristianizzazione, del semi-ateismo diffuso. Sicché, secondo alcuni sondaggi riportati come credibili da periodici diocesani, in certe fasce anagrafiche della gioventù italiana si dichiara ufficialmente cattolico soltanto il 52%! In Italia!

Ma non soltanto a causa di tali mali, esterni. Anche nel mondo cattolico l’oscuramento dei Novissimi, la quasi scomparsa dalla predicazione del Purgatorio e soprattutto dell’Inferno, l’indebolimento (quantomeno) della fede su tali verità credute semper et ubique nella Chiesa, vi hanno un ruolo capitale. Sicché il disastro dottrinale tende a generare, sull’assistenza ai moribondi, un disastro pastorale; e l’indebolimento della fede – della vera fede, della fede cattolica, della fede cattolicamente intesa – tende a generare un’alterazione della vera carità cristiana.

Sicché ci è capitato di sentire un "laico", anche abbastanza anticlericale, che, formatosi in tempi normali, davanti all’ormai prossima morte di un congiunto ha mandato una parente “di chiesa” a chiamare un sacerdote; e al contrario (vero segno dei tempi) una più giovane parrocchiana “impegnata” che, formatasi nei presenti tempi anormali, a fronte della prossima morte d’un congiunto non ha mosso religiosamente un dito, neppure un consulto riservato o una preghiera specifica, perché – parole sue – Dio è misericordioso, non ha bisogno di queste cose. Se è un desiderio personale, allora certo che gli si chiama.

Sicché si stringe il cuore a vedere un certo calo, nei consueti manifesti funebri, della classica dicitura «munito dei conforti religiosi» (cioè: è morto coi Sacramenti, è morto nella fede).

Sicché il battere su questi tasti - su cui appunto abbiamo detto e scritto ripetutamente, insistentemente - è come la bacinella quando c’è il rubinetto che perde: talvolta non è un provvedimento disprezzabile (tutt’altro, frena l’allagamento della casa); ma neppure risolutivo (essendo da agire, e a Roma, al livello strutturale della crisi, che è dottrinale su terreno spirituale ed ecclesiale; con il vigore che la gravità e diffusione del male richiede). Probabilmente anche a questo riguardo la pubblicazione del famoso inedito di Fatima darebbe un salutare scossone, se è vero che peraltro (come disse anche il card. Ratzinger) quelle venticinque righe richiamano ai Novissimi.

Appunti “alla buona” per un prezioso ripasso

·       In pericolo di morte si è tenuti a ricevere, per tempo, gli Ultimi Sacramenti (Confessione, Estrema Unzione e Comunione - che in tale occasione prende il nome di Viatico); collegatamente, viene impartita l’indulgenza plenaria.

 

·       Se ieri in alcuni contesti popolari l’Olio Santo troppo era visto come collegato alla certezza della morte imminente, oggi all’opposto troppo viene collegato (e stavolta soprattutto dal clero) a qualsiasi acciacco o meramente all’età, non di rado impartendolo collettivamente. Nella mente della Chiesa è sì il Sacramento dei malati (uno dei suoi nomi è appunto Unzione degli Infermi): ma di malattie tali per cui vi sia, non remota, la possibilità di morte.

 

·       Nel caso di malori atti a condurre repentinamente alla morte, si ha lo stretto dovere di carità (e in alcuni casi anche di giustizia) di chiamare, con sollecitudine ed urgenza estrema, un sacerdote (anche uno qualsiasi, il primo reperibile): perché, anche se l’infermo non è più cosciente, impartisca sub conditione l’Assoluzione generale e l’Estrema Unzione. Anche nel caso di morte improvvisa, entro le due ore dal presunto decesso si può dare – sub conditione – l’Olio Santo (per la possibilità, di cui sono stati certificati più casi di quanti non si creda, di morte apparente); oltre, ovviamente, all’Assoluzione generale. Comunque non si desista dal far venire, il prima possibile, il sacerdote.

 

·       Nel caso in cui fondatamente si tema dal moribondo, ancora lucido, il rifiuto positivo del soccorso sacerdotale (il che aggraverebbe ulteriormente la sua posizione), si consulti sul da farsi un sacerdote di buona dottrina e prudenza; non si desista comunque dal pregare, e far pregare, per il moribondo.

 

·       La morte di un cristiano dovrebbe avvenire in un contesto di preghiera (anche discreta, a seconda dei casi); in primo luogo, di chi nell’ora estrema gli fa divota corona. Se possibile, anche con un sacerdote. Ci sono preghiere specifiche, le preghiere degli agonizzanti, riportate sul Rituale e in molti dei classici libretti di devozione; in mancanza di questi testi, il facilissimo Santo Rosario (almeno qualche decina) ci sta sempre bene per tutto. Possibilmente, nelle prossimità del moribondo ci sia l’acqua benedetta e la corona del Santo Rosario. Similmente, alla notizia della morte non si manchi comunque di raccogliersi in preghiera.

 

·       Alcuni provvedimenti strutturali, in pianta stabile, sono facilmente a nostra disposizione. Per essere rafforzati o impiantati; con uno zelo ordinato, prudente e sereno, certamente, ma altresì fervoroso e sollecito.

 

Ricordiamo in particolare quanto segue. La specifica preghiera quotidiana per i peccatori (impenitenti) moribondi, che si può facilmente trovare in altra pagina del presente sito. Lo scapolare verde (o scapolare del Cuore Immacolato di Maria), con connesse giaculatoria e istruzioni, sempre su altra pagina del presente sito. La pia pratica dei nove Primi Venerdì del mese, e/o – più brevemente – dei cinque Primi Sabati: alle quali il Sacro Cuore di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria hanno collegato promesse meravigliose in ordine alla salus animarum, la salvezza delle anime. Le Litanie della buona morte. Il coltivare e promuovere la devozione al Santo RosarioTu ci sarai conforto nell’ora di agonia, a te l’ultimo bacio della vita che si spegne»). La preghiera – fiduciosa e perseverante, e preferibilmente con la penitenza: fioretti, offerta di sacrifici… accettazione di incomodi per la buona causa… – per gli “ossi duri” alla conversione che la Provvidenza ha posto sul nostro cammino. Soprattutto quelli verso i quali avessimo doveri, prima che di carità, innanzitutto di giustizia: sull’esempio, consolante e incoraggiante, di S. Monica, mamma dell’allora “osso duro” S. Agostino, che con le sue preghiere accorate e perseveranti strappò al Buon Dio la grazia della conversione (e che conversione!) per il figliuolo; come le aveva predetto il Vescovo sant’Ambrogio: il figlio di tante lacrime non potrà andare perduto.

 

E quanto, senza nulla togliere all’utilità della teoria, potrete vedere bene solo “sul campo”: bazzicando non soltanto nella presente sede ma soprattutto di persona (non una volta o due, correndo poi a pensare di sapere già) nei nostri ambienti.

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