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PRESENTAZIONE

Una presenza.

Identità e linee di fondo

 

Siamo un gruppo autonomo di cattolici delle Marche, per lo più giovani, legati alla Tradizione della Chiesa.

L’unico centro organizzato e in pianta stabile, l’unico sodalizio, di tipo tradizionalista nella realtà locale (per quanto ne sappiamo, a tutt’oggi e da tempo). Lo scriveva bene – sul punto, centrale ed esemplare, della liturgia tradizionale – la giornalista inviata da un quotidiano locale per realizzare, di loro iniziativa, un servizio sulla Messa tridentina nella nostra regione. In un articolo ovviamente con varie inesattezze (per mancanza di conoscenza specifica, ed è uno scotto talvolta da pagare per far conoscere ciò che si porta), ma sostanzialmente buono (per genuina rettitudine d'animo), la giovane osservatrice notava: «Nelle Marche i [tradizionalisti] possono incontrarsi solo qui, perché ad Ancona e a Senigallia gli hanno fatto chiuder baracca» (il Resto del Carlino, 2 novembre 2005). Il che, peraltro, dovrebbe sollevare qualche dubbio sulla solidità di tali “baracche”. Analogo discorso per singole celebrazioni, ad esempio di orizzonte familiare (seppur buona cosa); o realizzate qua e là, talvolta in una prospettiva più artistica che dottrinale e spirituale: nel qual caso, con tutta la simpatia per le persone, vien da chiedersi se l'oggettiva effervescenza sia confacente all’importanza della causa. Altro, non allogeno e virtuale, a quanto risulta non c’è.

[Aggiornamento: questa è la situazione in cui siamo partiti. Dopo il Motu proprio pontificio sulla liturgia antica, alcune altre celebrazioni di questa Messa nelle Marche, in altre zone, sono riprese o aumentate di quantità; ma, nella nostra terra, limitatamente alla Santa Messa, isolata dal suo naturale contesto (come se si staccasse un cuore dal suo corpo). A vari gradi: in qualche caso, isolata addirittura dalla sua seria celebrazione (capita di vedere S.S. Messe con le parole del Messale tradizionale e il resto del Messale moderno, o con l'immotivata presenza di ortodossi per farsi "aprire le porte" scimmiottando l'ecumenismo, o comunque consegnate a un quadro di palese ostilità); più ampiamente, isolata da altre celebrazioni con il medesimo rito, come Sacramenti ed esequie; sempre isolata, a tutt'oggi, dalla presenza di un vero gruppo "tradizionalista": dalla vita di una comunità, comunque da una realtà di base, omogenea a tale rito. La velleitaria illusione della "Messa (antica) comoda", e spesso "grandiosa", che certi ambienti liberalconservatori coltivano come un assoluto (e cioè anche senza che ce ne siano le condizioni), non aiuta a prendere sul serio questi aspetti qualitativi].

In coscienza, non ci siamo rassegnati a lasciar morire un mondo (e un tale crollo in così poco tempo dovrebbe dar da pensare). Non ci siamo rassegnati alla sterilità del morire senza tramandare. Come accade a tanti individualmente buoni, anche amate belle figure. Davanti al disastro (che non è soltanto "lontano"), davanti a una situazione straordinaria, abbiamo cercato in qualche modo di reagire. Anche associandoci, applicando quel «fatevi coraggio a vicenda» di cui dice lo Spirito Santo per la penna di san Paolo. E organizzandoci di conseguenza - con ripetuti tentativi e allargamenti, cogliendo le varie occasioni - come concretamente abbiamo potuto: sapendo che una presenza comunque pone la questione, e avendo la consolazione di vedere che, comunque, tende a condizionare.

Non sono mancate le difficoltà, persecuzioni incluse. Per dirla con due sacerdoti neppure “dei nostri”, ma semplicemente amichevoli o benevoli (salvo darsela a gambe, tra i tanti che in tempo di persecuzione voltano gabbana, appena sentito odore d’incomodi e affacciatosi il timore di compromettere la posizione): «una vera persecuzione», attestò l’uno; “meno accolti che certi acattolici”, rilevò l’altro.

Forse si accoglierebbero, dei singoli “tradizionalisti”; purché senza il “tradizionalismo”.

Ma c’è qualcosa che ci spiace più del giacobinismo persecutore (davanti al quale pure, primum vivere, abbiamo dovuto difenderci e comunque tenerne conto). È quel fenomeno spirituale, legato all’uso insipiente del libero arbitrio, quella pochezza dello spirito, quella attitudine espressa dall’insieme delle due citazioni seguenti: «Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla Mia bocca» (Apocalisse 3,15-16). «La radice del disorientamento attuale non sta tanto nella forza dell’errore, quanto nella debolezza di quelli che dovrebbero testimoniare la verità» (sant’Agostino). Nel nostro contesto non si può prescindere da tali considerazioni. Intendiamo il contesto del cattolicesimo controcorrente, rispetto all’andazzo dominante – a trazione progressista – del mondo cattolico postconciliare: il giudizio del card. Siri, «la nuova Messa è un castigo per i sacerdoti che dicevano male la Messa prima del Concilio», è più ampiamente estensibile alle cause e alla dinamica della crisi modernista. Palesando l’inadeguatezza del modello “integrati e brontoloni”: tendenza che detestiamo; come detestiamo il soffocamento della coscienza operato dall'allergia alla generosità anziché all'opportunismo, all'individualismo, e alla grettezza dello spirito liberalborghese in genere. Ma intendiamo anche il contesto marchigiano, cui sono particolarmente consone: ahi, care Marche, così a dimensione d’uomo, e ancora più sane che altrove, ma anche così stagnanti, appiattite nel disinteresse e nel conformismo... Quante volte si presenta l'abbinamento esattamente contrario a quello giusto: dottrina nuova e cuore vecchio! In questo quadro abbiamo scelto di andare più a fondo, nella comprensione e nell’attitudine.

«Quando un fiume è in secca e la vita tutt’intorno scompare la cosa più ragionevole da fare è rimanere nel grande alveo, in attesa che l’acqua torni a sgorgare. Nella Chiesa il grande alveo è la tradizione e l’attesa vive innanzitutto come fedeltà». Questa frase, letta su un opuscolo del 1991, è anche la linea di condotta che seguiamo. In tali frangenti crediamo e professiamo, con frère Michel de la Sainte Trinité, che «dal Papa solo verrà [infine] la salvezza». E proprio perché serenamente fiduciosi dell’alba, della rinascita (e perciò anche del ritorno alle antiche glorie dell’assopita Marca fedele; speriamo non a caro prezzo, il che dipende da ciascuno), invece di “lavarci le mani” e disertare amiamo considerare come Dio, normalmente, si serva anche di strumenti umani. E perciò dare il nostro piccolo, specifico, costruttivo contributo. Non disprezzando il “poco ma di sostanza”, lontani dalla demagogia e dal trionfalismo fuori luogo della "folla"; infatti, se la fede deve formare lo sguardo sulle cose, bisognerà considerare che la misericordiosa Onnipotenza di Dio e dieci persone fedeli sarebbero bastate a salvare la grande città di Sodoma dalla meritata distruzione (cfr. Genesi 18, 20-33). È un po’ l’ “operazione oasi”, ciò che tentiamo di realizzare. Intendendo muoverci, in spirito di equilibrio (inteso come completezza dei fattori, ovvero non come il solito "a metà" ma al contrario come pienezza), tra i seguenti parametri: lucidità e passione; prudenza e audacia; determinata resistenza e incrollabile spirito romano; senza fobia per lo “stare ai margini” e con attenzione a tutti i pericoli; senza essere prigionieri né del moderatismo né dell'estremismo, né chiusi né allineati (e assorbiti) nel Sistema. Lasciando alla realtà, grande maestra, alla Provvidenza (rispetto alla Quale, come diceva mons. Lefebvre, vogliamo stare un passo indietro), di indicarci le applicazioni contingenti della linea di fondo.

Stiamo con il Catechismo di San Pio X, con la Messa "di San Pio V", con il classico Rosario della Beata Vergine Maria, con i libretti delle Massime eterne. Stringendoci insieme a questi grandi e sicuri punti di riferimento, intendiamo da un lato proteggerci tra le tenebre e la tempesta; dall’altro combattere e costruire, in maniera disciplinata e compatta, nell'amore alla Santa Chiesa e nella prospettiva del bene comune.

Volentieri siamo disponibili a rispondere dei nostri comportamenti, posizioni e quant'altro a tutte le persone di buona volontà che allo squallore del parlare alle spalle e per sentito dire (favorito dal blocco del comarismo provinciale con la faziosità prevenuta) preferiscano il livello serio del chiedere ai diretti interessati, per un confronto realmente costruttivo, nell'amore alla verità e alla giustizia.

Che la Madonna, Madre di Misericordia, che nel Suo Cuore Immacolato ha mostrato l’estremo rifugio, ci tenga nella vera pace sotto il Suo manto. Sub tuum presidium confugimus, Sancta Dei Genitrix; nostras deprecationes ne despicias in necessitatibus nostris, sed a periculis cunctis libera nos semper, Virgo gloriosa et benedicta. Virgo lauretana, ora pro nobis. Beate Pie IX, ora pro nobis.

                                                                                                                         Circolo

Cattolici per la Tradizione

                                                                                                                         Marche