

deo gratias et mariae!
Un sacerdote novello a Santa Madre Chiesa, una Prima Messa nella "nostra" chiesetta
Giovedì 16 ottobre don Stefano Carusi, dell'Istituto del Buon Pastore, ha celebrato la "Prima Messa" nella chiesetta da noi attualmente in uso, cantando la "Messa degli Angeli". Dei tre discorsi tenuti nell'occasione (quello a nome del nostro gruppo prima della Santa Messa, l'omelia del sacerdote assistente e quello del festeggiato durante il rinfresco che ha fatto seguito alla celebrazione, con il brindisi dedicato a cinque intenzioni: al sacerdote novello, alla sua Congregazione sacerdotale, al Circolo "Cattolici per la Tradizione", al nostro Santo Padre Benedetto XVI felicemente regnante, alla Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana) pubblichiamo di seguito il primo.
Indirizzo di auguri al Sacerdote novello Don Stefano Carusi
Prima Messa (chiesetta “Madonna del Rosario” a Monte San Vito, giovedì 16 ottobre 2008)
Reverendo
e caro don Stefano, Reverendi,
è tanta l'emozione nel vederLa apprestarsi a rivestirsi dei paramenti che simboleggiano, uno ad uno, la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, Sommo Sacerdote e Vittima, e salire all’Altare che è il Calvario: tu es sacerdos in aeternum! Sacerdote per sempre!
Quanta gioia nell'avere un sacerdote novello, e della nostra terra marchigiana (quantunque a cavallo con l’Umbria... ma non ce La lasciamo sfuggire nel catalogarLa come sacerdote marchigiano), un sacerdote di cui abbiamo tanti ricordi, e di rito tradizionale: il Dio d’infinite misericordie, che talvolta, biblicamente, non manda pastori o non manda pastori oggettivamente buoni come castigo emendativo per la sordità del Suo popolo, nonostante tutto non ci ha abbandonati...
Quanta gratitudine anche a Lei! Per non aver rifiutato la via regale della Santa Croce; per aver guardato, nelle scelte vocazionali, non al numero, al potere, alla comodità, ma, in coscienza, alla bontà della causa – stimolo ad approfondire il discorso di questa Messa: se non avesse avuto ragioni forti, dottrinali e spirituali, non avrebbe accettato la prospettiva di sacrifici e incomodi semplicemente per un gusto, per una forma che piace di più; gratitudine per aver accettato il pressante invito del Circolo “Cattolici per la Tradizione”, celebrando una “Prima Messa” da quelli che sono un po’ i “fratelli d’armi” della Sua terra. È un grazie che estendiamo di cuore ai Suoi cari genitori: noi chiniamo la testa davanti a loro, perché dare al Signore il proprio figlio unico richiama in qualche modo la richiesta ad Abramo del sacrificio di Isacco. Che il Giusto Rimuneratore li ricompensi da quaggiù con il centuplo, e poi con l'eternità beata; che ciascuno di noi possa essere trascinato da tali esempi di generosità, che non “mette le mani avanti”, che non “punta i piedi”,che non risponde “sì, ma a metà”; che ciascuno abbia paura non della grandezza della dedizione, ma della grettezza di spirito, del cuore indurito.
Quanta edificazione anche davanti alla Sua trepidazione mentre il
grande giorno si approssimava! Perché questa trepidazione - Lei ce lo insegna,
ma è bello ricordarlo fraternamente per l'edificazione comune – questa
trepidazione è segno buono: è infatti segno sia di come Lei, sulla scorta di una
buona formazione, ha chiara la coscienza della grandezza sublime del sacerdozio
(«Se io incontrassi un Sacerdote e un Angelo, saluterei prima il Sacerdote e
dopo l'Angelo: perché questi è l'amico di Dio, ma quello ne fa le veci. Un
angelo non può far scendere Gesù nell'Ostia... un sacerdote, per quanto indegno
sia, lo può fare. Egli può dire: va’ in pace, Io ti perdono»), sia, possiamo
pensare, di come “il Principe di questo mondo” non ne è contento. E quanta
gratitudine anche per avercene messi a parte, con umile semplicità, dandoci così
l'onore di assurgere in certo qual modo, con la preghiera, al ruolo del Cireneo!
Coraggio, forte nella fede e nella pietà: «Nell'andare se ne va e piange, portando la semente da gettare; ma nel tornare torna con giubilo, portando i suoi covoni. Chi semina nelle lacrime raccoglie con giubilo». «Spera nel Signore, sii forte, si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore». «Il mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio». Coraggio e avanti in questa nuova vita, in questa nuova nascita (come scriveva l’abbè Simoulin), che è anche metanoia, cambiamento di mentalità, nell'abbandono sino in fondo di ogni mentalità mondana.
Un amichevole augurio anche alla Congregazione sacerdotale cui appartiene, il giovanissimo Istituto del Buon Pastore, che da poche settimane ha compiuto due anni: se è vero, come è vero, che al di là dello strumento contingente è la Provvidenza che rileva, è anche vero – secondariamente – che può essere una preziosa speranza, e il bisogno è tanto: non sprecate questa occasione!
Presto lei, don Stefano, a quanto ne so dovrebbe andare in Francia, ove ha completato la formazione sacerdotale e ricevuto la sacra ordinazione, ma ci conforta sapere che tra non molto potrebbe tornare in Italia. Torni presto, che, senza trionfalismi, c'è tanto da fare in questo nostro centro della Cristianità universale, qual'è l'eletta Sede di Pietro! Sicché questo è anche un appello che, tramite Lei, rivolgiamo ai suoi superiori. Anche se le ostilità non dovessero consentire altro che una organizzazione da terra di missione o da paesi comunisti e islamici (situazioni cui in genere si pensa poco), anche se onoratamente fossero possibili soltanto cose piccole, anche così si può costituire, con nobile semplicità e fiducia nella Provvidenza,un importante punto di riferimento. Come sono importanti, i punti di riferimento! Vale per questo gruppo, che organizza queste Messe ormai da un decennio: pensate che, in un recente colloquio che ho avuto in Curia, il Vicario Generale della diocesi di Senigallia – che la settimana scorsa è venuto qui in questa chiesetta a fare un sopralluogo, una visita canonica – ha valutato positivamente la presenza di una piccola comunità, di un gruppo organizzato: con esso si può parlare, pur essendoci difficoltà, mentre con una nebulosa di persone che al più vanno alla Messa insieme, con una serie di “cani sciolti” individualisti, la situazione sarebbe peggiore, e più improbabile qualsiasi azione positiva. Ma vale in modo tutto particolare per i punti di riferimento sacerdotali: non a caso un punto centrale di quella straordinaria ammonizione del Cielo che è il Terzo Segreto di Fatima, è proprio la profezia che la battaglia decisiva tra Satana e Maria Santissima si sarebbe giocata sul terreno delle anime consacrate – il che ne rimarca ancora l'importanza.
Come
regalo, abbiamo parimenti pensato di andare alla sostanza: abbiamo fatto
celebrare per Lei un triduo di S.S. Messe perché sia un buon sacerdote, un
sacerdote secondo il Cuore di Dio. Ed è bello, e consolante, che l’odierna
celebrazione avvenga alle porte della festa di S. Margherita Maria Alacoque. Al
quale regalo alleghiamo, in memoria visibile di vicinanza,un piccolo ritratto di
un Sacerdote Santo, san Padre Pio benedicente; nonché l'onore per l'umile
sottoscritto – per cui La ringrazio di cuore - di seguire la domanda della
tradizionale Benedizione Apostolica, sia tramite telegramma, che secondo la
prassi troverà direttamente nella Sua parrocchia d'origine, sia tramite
pergamena; e che a noi così sentitamente romani, vero don Stefano, sarà
certo particolarmente cara.
Continueremo ad accompagnarLa con una partecipe preghiera. Cara Madre, soprattutto quando venissero momenti difficili, questo sacerdote, ordinato nel mese del Vostro Rosario e segnatamente in una Vostra così grande festa, Voi Ve lo dovete tenere ben stretto al Cuore, e lì protetto al sicuro. Ricordategli sempre quale potere ha tra le Sue mani, potendo applicare per ogni necessità e problema la virtù della Santa Messa. Se tutti i sacerdoti avessero viva questa consapevolezza!
Continueremo ad esserLe vicini con le nostre povere preghiere, e a questo proposito, cari amici, colgo l'occasione per ricordare a ciascuno l'importanza di pregare insistentemente, anche a casa, per tutti i nostri amici e benefattori ecclesiastici. E per le vocazioni: talvolta sono un po' come le ciliegie, una tira l'altra, e chissà che nel “Te Deum” per questo nostro amico che è divenuto ministro dell'Altissimo il Signore non chiami qui qualcun altro a seguirLo come sacerdote, monaco, frate, suora …Pensiamoci e preghiamoci! Chiamate, Signore, che tanti piccoli nell'abbandono non hanno chi con abbondanza spezzi loro buon pane; chiamate, e fate che tutti Vi rispondiamo con ubbidienza pronta, determinata, gioiosa: «Eccomi», «Parla, Signore, che il Tuo servo ti ascolta».
Il Santo Sacrificio della Messa che sta per essere offerto sarà particolarmente applicato per tutti i sacerdoti in difficoltà: Colui al Quale nulla è impossibile conceda loro, per tutta la potenza della Santa Messa, lo stesso bene che abbiamo domandato per Lei, nella buona dottrina, nella chiarezza di idee, nell'apertura del cuore alla verità e alla grazia.
Alla Santa Messa seguirà il tradizionale rito del bacio delle mani consacrate: quelle mani tramite le quali Dio è presente tra noi in Corpo, Sangue, Anima e Divinità; quelle mani per le quali siamo sciolti dai nostri peccati. Appena finito il canto finale verremo uno ad uno, ci inginocchieremo e le baceremo entrambe. Dopo di che, coloro che possono trattenersi vengano a San Rocco per il brindisi e il piccolo rinfresco, nel corso del quale potremo personalmente salutare don Stefano Carusi – anche a nome dei nostri che in questo giorno feriale non possono essere fisicamente presenti, ma lo sono spiritualmente, con il deferente e orante affetto. Ora invochiamo il materno aiuto della Madonna, Madre della Chiesa e Aiuto dei cristiani. Deo gratias! Feliciter! Ad multos annos!