A chi si riferiva quel frate di campocavallo? Ai Francescani dell’Immacolata. Riceviamo e rispondiamo a un’altra lettera sull’equivoco calderone

 

L’Istituto del Buon Pastore? Troppo critico.

La Fraternità San Pio X, invece, è “allineata” quanto occorre.

 

Gent.ma Redazione,

 

vorrei porre a Vostra conoscenza un fatto avvenuto poco prima della celebrazione della S. Messa domenicale a Campocavallo di Osimo il giorno 12 giugno.

 

Giusto qualche minuto prima della S. Messa il celebrante ha tenuto a precisare (a suo dire a nome del parroco) che chiunque fosse contrario alla Messa di Paolo VI o che comunque appartenesse ad un movimento contrario alla Chiesa (FSSPX?) non potesse più servir Messa.

 

Alchè mi reco dal parroco chiedendo delucidazioni in merito, visto che loro oltretutto ospitano come conferenziere un fedele abbastanza integrato [«abbastanza» tanto: al punto da avere nella sua abitazione un centro di Messa, “standard” e “doc”, della Fraternità San Pio X, prima che questo chiudesse baracca, ndr] nella FSSPX (della quale è ben nota la posizione, a volte difforme tra i vari membri [Sicuro? A noi risulta che la posizione in materia della FSSPX sia unica, precisa e ufficiale; sicché pensiamo, a ragion veduta, che l’eventuale difformità riguardi, più che «i vari membri», i vari interlocutori, ndr], sulla Messa paolina).

 

Alchè il parroco obietta che:

 

1 - egli non aveva incaricato il celebrante di precisare alcunchè;

 

2 - era venuto a conoscenza che il noto conferenziere facesse parte dell' "organico" della Fraternità San Pio X solo pochi giorni fa. In precedenza lo riteneva un semplice fedele frequentante le Messe celebrate dalla FSSPX e nulla più [il che comunque avrebbe dovuto essere già troppo, non ravvisandosi nel caso alcuno “stato di necessità” (argomento peraltro che la FSSPX usa all’estremo e i FI all’opposto ritengono nullo): soprattutto se, come sembra aver ventilato il suo frate, si tratta di «un movimento contrario alla Chiesa». Sicché l’eventuale chiarificazione avrebbe dovuto esser tenuta pubblicamente in chiesa più che in sagrestia coi “pesci piccoli” dei chierichetti, ndr];

 

3 - il relatore, dopo colloquio con lo stesso parroco, è risultato essere "regolare" nella posizione sulla Messa di Paolo VI […dove l’avevamo già sentita questa? Ah, ecco: da un importante esponente della FSSPX, il quale affermò che tale relatore condivideva pienamente la posizione ufficiale della FSSPX, ndr].

[…]

 

Ultima considerazione. A chi sarebbe stata rivolta questa precisazione?

 

Ho il dubbio che sia stata rivolta a me personalmente, sebbene io sia stato seminarista dell'Istituto del Buon Pastore (Istituto di Diritto Pontificio) e del quale conservi tutt'ora la posizione sulla Messa paolina, accettata dal Romano Pontefice.

 

Avrei piacere di qualche Vostra considerazione in merito.

 

Vi ringrazio anticipatamente.

Nicolas Fulvi

 

29-VI-2011

S.S. Apostoli Pietro e Paolo

Carissimo Nicolas,

non ci dilunghiamo molto nella risposta, perché non occorre. Già dovrebbe esser notoria la tesi di questo sito (e della aggregazione che lo esprime), per cui il problema sono più i vicini che i lontani. Per cui la prima cosa da cambiare sono le teste (e i cuori sottostanti!): la metanoia. Già dovrebbe esser notoria la nostra avversione al pratico, contraddittorio, un po’ hegeliano compromesso storico (spesso sottobanco), agli “inciuci”, tra Fraternità Sacerdotale San Pio X e ambienti “entristi”, “allineati”: che di recente hanno preso ad andar di moda. E già ci siamo pronunciati su questo esempio particolare anche nominativamente, nell’articolo “Lefebvriani” a Spadarolo, ratzingeriani a Campocavallo?, al quale sostanzialmente rimandiamo.

Perciò su questa nuova vicenda della medesima serie (episodio che ci risulta anche da altra fonte presente al discorsetto) ci limitiamo alle poche chiose appuntate tra parentesi quadra sul testo della lettera ricevuta e a rispondere alla tua domanda, portando tre esempi a sostegno della nostra risposta.

Tu chiedi: a chi si riferiva, dichiarando di negare almeno la “prima fascia” nelle Messe tridentine? Chi è che da tali celebrazioni va escluso, tenuto lontano? Risposta: sicuramente i Francescani dell’Immacolata.

Infatti:

1)Ad uno dei convegni (non di rado un po’ lecchini) sulla forma straordinaria, il Superiore generale di detto Ordine tenne una relazione chiaramente e massicciamente «contraria» (per stare alla “precisissima” espressione del celebrante tridentino di Campocavallo, che nella sua illimitata genericità si presta ad essere servilmente esorbitante rispetto a UE19) alla riforma da cui è uscito il Messale del 1969-1970. Tra i fragorosi applausi (non soltanto metaforici) degli autorevoli sacerdoti della FSSPX lì presenti.

2)Su un recente incontro bilaterale tra i Francescani dell’Immacolata e la Fraternità San Pio X, più fonti di area San Pio X riferiscono il seguente bilancio: i Francescani dell’Immacolata ci dicono di andare avanti noi e loro stanno nelle retrovie, ci coprono le spalle. Non diciamo che i Francescani dell’Immacolata abbiano sicuramente detto questo: avranno detto questo, avranno detto il contrario, avranno parlato del più e del meno, avranno detto (o quasi) una via di mezzo…: diciamo che in ambito FSSPX si è avuta, e diffusa, questa percezione. Segno che, in ogni caso, qualche impellente problema di chiarezza oggettivamente  c’è.

3)Il conferenziere anche dei Francescani dell’Immacolata di Campocavallo (di cui qualche precedente celebrante locale conosceva – ne siamo anche testimoni auricolari – la posizione ecclesiale) recentemente ha partecipato come relatore, presso una sala convegni di Osimo, alla presentazione di un libro «contrario» al Concilio Vaticano II. Di un autore peraltro, anch’egli intervenuto, in stretto rapporto con quegli ambienti ideologici anglosassoni che alcune stampe (e finanziatori) della FSSPX attaccano a più non  posso. Contenta la FSSPX contenti tutti, ma colpisce la “nemesi” per cui – certo in situazioni pesantemente difficili – ha preso con ostilità le voci critiche (pensosamente e non malevolmente) e poi finisce in compagnia, oltre che di certi amici “spioni”, anche di ambienti culturali che, in base a quello che pubblicamente dicono, dovrebbero sentire come imbarazzanti. Compromessi pubblici con Roma, giammai! Meglio questi compromessi di fatto, nella realtà?

Ci si dirà: appunto, la presentazione di tale libro non «regolare» è avvenuta in sede civile: probabilmente i Francescani dell’Immacolata non ne erano a conoscenza, oppure hanno negato i locali parrocchiali proprio perché disapprovavano questa iniziativa. Non sembra, se in privato le hanno fatto pubblicità. Tant’è che ci è pervenuta la seguente e-mail, inoltrata dal parroco di Campocavallo e responsabile locale dei Francescani dell’Immacolata: «Ave Maria. Puoi diffondere l’allegato. Grazie infinite. P. Giuseppe». E l’allegato è precisamente l’invito alla presentazione di tale libro. Sorgono altresì le domande: atteso che in genere non si fa pubblicità a quanto si disapprova, se dunque i Francescani dell’Immacolata non erano «contrari» a tale iniziativa perché non è stata tenuta (come le conferenze di taglio ratzingeriano) nel loro ambito parrocchiale? E se hanno ritenuto di segnalarla (senza esserne tenuti) invitando con ciò le persone ad andarvi, perché lo hanno fatto non con dei manifesti pubblicamente affissi (come per quelle conferenze di taglio ratzingeriano) ma con messaggi in privato?

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