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AL CONCISTORO tra luci e ombre

 

Nel pomeriggio di sabato 20 novembre una nostra delegazione si è recata alle “visite di calore” ai Cardinali novelli, presso San Pietro in Vaticano. La motivazione della nostra presenza è stata triplice: felicitarci con più di un cardinale di nuova creazione che conoscevamo personalmente già da prima, ai quali abbiamo portato in omaggio il libretto “Una ‘risposta’ significativa” (ovviamente con dedica personalizzata); dire loro, ed anche ad altri ecclesiastici che nell’occasione è facile incontrare, qualche parola di sollecitazione a non far mancare al Vicario di Cristo il servizio, prezioso e così raro, di un’audace franchezza; esprimere, tener vivo e accrescere l’amore alla Chiesa Romana, Mater et magistra omnium ecclesiarum.

Il più informato ed “istituzionale” dei vaticanisti ha rilevato come, in maniera significativa, entrino nel Sacro Collegio due prelati particolarmente sensibili alla liturgia tradizionale. Vero, e, a dispetto di tanta interessata sordità, è certamente anche un segnale. Ampliando l’orizzonte rispetto alla mera questione della liturgia gregoriana rileviamo che c’è di più; sia in bene che in male.

In bene, diamo i numeri (non più del solito, direbbe l’arguto mons. Williamson). Di prelati particolarmente sensibili alla liturgia tradizionale che nell’ultimo Concistoro sono entrati nel Sacro Collegio ce ne sono almeno tre. Dietro l’etichetta di ratzingeriani, più di uno dei nuovi cardinali è piuttosto un conservatore; diciamo pure filotradizionalista, due addirittura sono in buoni rapporti con la Fraternità San Pio X. Due-tre sono fortemente orientati a combattere l’andazzo modernista. Almeno due (pensiamo anche tre o quattro, ma di due siamo personalmente testimoni) hanno riserve anche su punti del “nuovo corso” ufficiali ma nuovi, di dubbia consonanza con la Tradizione.

Perché dunque alle visite “di calore” noi, a differenza di altri amici della Messa antica, più che un’aria spensieratamente festarina avevamo sul volto un sorriso pensoso? Perché il “manuale Cencelli” della “svolta condivisa” (ossimoro?) ha richiesto dei sinistri bilanciamenti per queste cose troppo buone, aspetto che avrebbe dovuto essere evidente anche, tra l’altro, in alcune delle nomine cardinalizie: tot ratzingeriani, tot bertoniani…

Sicché, lungi dal limitarci ai salamelecchi, quando quattro giorni dopo uno di noi ha incontrato fortuitamente uno di questi cardinali novelli, alla sua domanda: «Come va?» ha risposto, dopo aver genuflesso e baciato l’anello: «Eminenza, se Vostra Eminenza fa tesoro di quello che Le ho detto l’altro giorno va bene, altrimenti va male».

 

Circolo “Cattolici per la Tradizione”

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