ECCELLENZA, SI DIMETTA! Lettera aperta a mons. Fellay

 

 

Dalla terra della Santa Casa di Loreto, 20 dicembre 2011

 

 

Eccellenza Reverendissima,

il fatto che ancora non risulti trasmessa a Roma la risposta – attesa dal 14 settembre e annunziata da Vostra Eccellenza nell’intervista del 28 novembre – alla proposta romana, lascia intendere troppo chiaramente ciò che ormai non è più un mistero: l’impasse della situazione.

Impasse che avevamo previsto, e che è conseguente agli errori nella conduzione delle relazioni: come da anni Le avevamo detto! E come Ella, avendo ottima memoria, ben ricorderà. Ora la scorciatoia presa, dall’ambiguo alimentare aspettative opposte all’autoritarismo verso gli obiettanti interni o amici, palesa le sue gambe corte: che troppi hanno voluto non prendere sul serio. E il nodo giunge al pettine in maniera ancora più pesante di quello che avrebbe potuto essere anni addietro.

Infatti la logorante vicenda della risposta, semper itura numquam perventura, è atta a favorire la messa in ombra di quello che appunto è il problema primo e primario, la crisi nella Chiesa; per la gioia di modernisti e massoni. Nonché – come scrivemmo a V.E. esattamente dieci anni or sono – a rafforzare le due tendenze opposte che sono il cancro del cattolicesimo tradizionale in genere: una debolezza incapace di resistenza e un vortice ideologista da verità impazzite. Davvero non abbiamo sbagliato a dissociarci da certo entusiasmo per la strada presa, in questi anni, dalle materie in questione (pur apprezzandone gli aspetti positivi); entusiasmo che ripetutamente abbiamo anzi criticato, come miope e illusorio. In compenso, ci consola vedere che una falsa “terza via”, scadente e comoda, quale il fenomeno montante che abbiamo denominato area doppia, sembra piuttosto alle corde.

Sarebbe astratto, e ingeneroso, misconoscere alcuni importanti aspetti: le qualità di V.E., tra cui un’intelligenza rara; la situazione difficile e complessa in cui Ella si è trovata; il fatto che in certi frangenti un po’ di “dittatura” è necessaria per tenere salde le redini, mandare avanti la baracca ed essere incisivi. Come è vero – per dirla con San Girolamo, San Pio X e il buon senso legato alla verità della realtà – che oportet aliquando excessum facere; che in un combattimento è praticamente impossibile calibrare tutti i colpi; che nella difesa della verità è virtù l’eccesso piuttosto che il difetto; che lavando i piatti capita ordinariamente che se ne rompano; che sarebbe stupido o ipocrita concentrarsi su dettagli anziché su ciò che è più importante, depistando dall’aspetto saliente della cosa in questione. Ma qui non si tratta meramente degli ovvi incidenti di percorso, bensì proprio del percorso: di una linea su cui si è puntato.

Non ritiene l’Eccellenza Vostra che – soprattutto in caso di contrasto tra gli impegni collegati all’ultimo Capitolo e alla riunione del 7 ottobre da una parte, e quanto Roma ha potuto attendersi per procedere come ha proceduto dall’altra – le Sue dimissioni potrebbero rappresentare un buon modo per uscire dall’impasse? Non ritiene che esse, realizzate in spirito di umiltà e verità, potrebbero essere un gesto propizio al prendere onestamente atto della realtà, girare pagina e ricominciare in un’altra via, com’è doveroso quando si è preso un vicolo cieco?

Buon Natale, Eccellenza, e creda nella nostra preghiera al Sacro Cuore di Gesù per Lei e la situazione in oggetto.

 

 

Circolo “Cattolici per la Tradizione”

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