IN DIOCESI RIUNITA PER IL SINODO. La voce cattolica tradizionale, associata e perciò presente (lo capirà mai l’egoismo individualista liberalborghese?), nel recente consesso solenne della Seconda Sessione

 

Pentecoste 2011

 

Il 6, 7 e 8 giugno, nel mese del Sacro Cuore e nella Novena di Pentecoste, è stata tenuta a Senigallia l’Assemblea del secondo anno del Sinodo diocesano.

Da un lato con problemi non piccoli, anche venuti al pettine: se ho potuto votare Placet iuxta modum al solo primo capitolo («parte teologica») e un secco, fermo, costante, incalzante Non placet a tutti gli altri sei («parte pastorale»; o anche parte ideologica modernista, cattoprotestante, rintanata dietro la pastorale), e soprattutto al voto sull’intero documento, evidentemente ne avrò avuto ragioni proporzionate.

Dall’altro in un clima invidiabilmente buono, franco e sereno. Infatti Monsignor Vescovo e Monsignor Vicario generale hanno avuto l’apertura mentale di lasciare che chi non era d’accordo lo dicesse non soltanto nell’orecchio ma anche lì pubblicamente, senza gridare allo scandalo di lesione dell’idolo della Facciata Ecclesiale. Amabilmente e saggiamente: perché in generale lo sparlare alle spalle, talvolta addirittura le coltellate alle spalle, si debbono temere non da chi critica “a viso aperto”, ma da chi è tanto servile esternamente quanto internamente in disaccordo. (“Stupenda” quella di quel sacerdote che aveva detto al suo Vescovo che l’impiantanda Messa tridentina serviva per controllarne i devoti, cioè per fare anche lui dello spionaggio?, e a qualcuno di questi disse che il Vescovo era un comunista ed egli l’aveva pubblicamente lodato, per iscritto, parlando sotto riserva mentale – illustrata nel dettaglio; non so quale delle due “parti” abbia imbrogliato, né m’interessa, quello ch’è certo è l’oggettivo imbroglio.  E l’equazione: tanti “lecchinismi”, altrettanti imbrogli).

Sono poi l’amore alla Chiesa, la vera e sana prudenza, ed anche la realtà (il tempo e gli eventi stessi) che responsabilmente, nella giusta sensibilità ecclesiale, moderano tale parlare. Sicché sulla materia non dirò né nulla né troppo: semplicemente pubblicando, senza alcun altro elemento o commento e in questo che comunque è poco più di un bollettino interno, i due interventi tenuti in una così pubblica occasione. E che, come il resto, resteranno agli Atti. Raccomandandovi soprattutto, caldamente, di pregare la Madonna e il Sacro Cuore per gli sviluppi di questo importante punto. Cor Jesu, adveniat regnum tuum. Adveniat per Mariam.

S.P.

 

 

Intervento tenuto nell’Assemblea Sinodale del secondo anno,

come riflessione a margine dell’Articolo 41,

e consegnato alla Segreteria ai fini della messa agli Atti, giusta il comma 2 dell’art.4 del Regolamento

 

 

Senigallia lì, 6-VI-A.D.2011

Nell’anno ventennale del pio transito di don Secondo Pierpaoli,

sacerdote senigalliese di ferma attenzione dottrinale e ardente cuore pastorale

 

 

Eccellenza Reverendissima, Reverendi Padri, carissimi fratelli,

avrei preferito non intervenire affatto in questa Assemblea del secondo anno. Perché sono già intervenuto abbondantemente, in varie sedi: nell’assemblea di un anno fa, nel gruppo di lavoro, tramite non pochi  contributi scritti… Ma una piccola riflessione debbo farla. Non perché non veda cose di cui gioire; le vedevo un anno fa, a maggior ragione le vedo quest’anno, se è vero che sul primo capitolo, la parte teologica, ho potuto votare “approvo con riserva”, laddove lo scorso anno al testo omologo, la trasmissione della fede, avevo votato non placet, non si approva. Le vedo e me ne rallegro.

Ma, a parte il dubbio se realmente la parte pastorale sia alla luce dell’attuale parte teologica o piuttosto della parte teologica com’era contenuta nel vecchio Instrumentum laboris, non mancano altre cose molto serie.

Mi limito a un esempio, uno spunto. Dalla Segreteria non è stato ammesso un emendamento, proposto da don […] e da me, costituito dalla proposta di aggiungere un articolo, integrando il relativo titolo, sulla crescita personale nella Carità di Cristo. Valorizzando le grandi risorse della devozione al Sacro Cuore di Gesù, della devozione al Cuore Immacolato di Maria, del digiuno, della penitenza in genere. Notate bene: era proposto non come una mera premessa, ma come una specifica, e primaria, via di comunione. Ci si è risposto che praticamente c’è già nel primo capitolo. Per la verità, queste specifiche cose nel capitolo 1 – un po’ lo conoscevo, e sono anche andato a rileggerlo – non le ho trovate. Men che meno sono, in qualsiasi capitolo, messe in risalto.

Invece è stato ammesso, non è stato espunto, questo articolo sull’ecumenismo. A riguardo, debbo notare due cose. Primo: quale ecumenismo? Perché ce ne sono di diversi tipi, alcuni dei quali condannati dal Magistero (pensiamo, per limitarmi a un atto recente, alla Dominus Jesus): quale degli ecumenismi? Secondo: ma cosa c’entra con il tema di quest’anno? Ci è stato detto: quest’anno parliamo della Chiesa nella sua realtà interna, la comunione; altre cose ad extra, come la missione, non quest’anno ma l’anno prossimo! Dunque l’ecumenismo, a parte che indefinito, cos’è: ad extra o ad intra?

Morale: a questa comunione il Sacro Cuore di Gesù non è pertinente, il Cuore Immacolato di Maria non è pertinente, il digiuno non è pertinente, la penitenza non è pertinente; l’ecumenismo è pertinente. Io non capisco… O capisco anche troppo! Dixi. Grazie.

      Sinodale

Solideo Paolini

 

 

SINODO DIOCESANO SENIGALLIA  - GIUGNO 2011

 

Intervento tenuto nel secondo giorno della Seconda Sessione,

nella discussione sull’emendamento proposto all’articolo 47 dai sinodali […] ed altri,

e consegnato alla Segreteria ai fini della messa agli Atti, giusta il comma 2 dell’art.4 del Regolamento

 

 

Ho votato, e con molta convinzione, l’emendamento proposto da don […], emendamento veramente pastorale; invece sono fortemente sfavorevole a legarvi questa proposta di emendamento sul coinvolgimento dei Consigli Pastorali Parrocchiali nelle nomine dei Parroci.

 

Perché non ne vedo l’opportunità, mentre ne vedo la pericolosità. Infatti l’ascolto da parte del Vescovo, le sue molteplici consultazioni quando ci sono da nominare nuovi Parroci, non ci sono già? Non mi sembra che a questo riguardo difetti la sensibilità… Inoltre, quanto può esserci “di buono” in tale istanza è già contenuto nel primo capitolo, in una forma più moderata e prudente:  dove si cita il passo della Novo millennio ineunte sulla generale bontà di ascoltare le pecorelle, fatto salvo il ruolo autorevole dei Pastori.

 

Invece quanto qui si propone è ambiguo, sembra andare oltre, e può aprire le porte a interpretazioni pericolose per un bene inestimabile: la libertà dei Pastori; soprattutto, la libertà del Pastore. Che abbiano le mani libere da ogni improprio condizionamento – salvo i condizionamenti dall’Alto, quelli sì! – è troppo importante; e questo rischia di diventare un condizionamento. Non è l’unico!… Ma sono negato per lo spirito del “tanto peggio, tanto meglio”; se poi fosse il Signore a lasciar andare così le cose… ma quanto a noi, cerchiamo piuttosto di sbarrare la strada il più possibile a ulteriori danni: a cose che al modo solito, al di là delle intenzioni, oggettivamente vanno in quella direzione.

 

Tuttavia mentre, è evidente, voterò contro l’emendamento proposto, un po’ secondo gli accenni di Monsignor Vicario generale ai quali penso di aver aggiunto qualche ragione molto forte, debbo però riconoscergli una qualità: la maggiore coerenza con l’impianto generale della parte pastorale. Tra le due posizioni, quella espressa da […] è più coerente con l’orientamento sinodale prevalente, con certe imprecisate parole d’ordine, con certe linee che sono state incautamente avallate e incentivate. Non da me! Né io ho “tenuto il sacco”. Sarebbe da pensarci bene prima, perché poi una volta avviati i meccanismi correre a frenarli è doveroso, ma non di rado incoerente e farraginoso.

 

      Sinodale

Solideo Paolini