

II Convegno di studio sull’opera di Don Ennio Innocenti, “La Gnosi tra luci e ombre”
Napoli, 29-31 ottobre 2009
Comunicazione
Fatima e il suo terzo segreto,
alternativa di grazia allo strapotere gnostico
Solideo Paolini*
[Grazie padre, una precisazione: dell’Associazione Madonna di Fatima – Centro di Fatima a Roma l’umile sottoscritto non è direttore ma soltanto consulente. Viene diretto direttamente dal Canada, dove c’è la sua sede centrale, tramite un funzionario. Se fossi direttore farei qualcosa un po’ diversamente, ma “Paese che vai, usanza che trovi”…]
Reverendo padre, egregi signori,
se nella Storia del Potere Temporale dei Papi don Innocenti fa riferimento alla filosofia della storia, in Gesù a Roma apre il discorso sulla teologia della storia, ma senza far riferimento al ruolo della Nuova Eva, la Madre di Cristo, dai Pontefici Romani proclamata Regina del Cielo e della terra. Invece nel commento all’Apocalisse, centrato sul senso teologico della storia, don Innocenti non può evitare questo importante capitolo e l’attualizza con un riferimento alle profezie di Fatima. Vorrei qui attirare l’attenzione sulla necessità di approfondire il richiamo fatto dal Nostro, alla luce dei risultati d’una disputa che ha fatto il giro del mondo; risultati che pongono interrogativi tanto drammatici – è questo il senso di affermazioni dolorose, non certo l’offesa delle funzioni ecclesiastiche né delle persone che ne sono rivestite: è un grido di dolore, e di amore – quanto ineludibili.
Del resto, il vasto campo degli scritti di don Ennio Innocenti ha trattato ripetutamente il tema affascinante di Fatima. Oltre a rievocarlo così recentemente, l’ha trattato in saggi comunque successivi all’Anno Santo 2000, come quello pubblicato su Presenza Divina del marzo 2004; l’aveva fatto nei precedenti decenni, trattandone come oggetto specifico nell’aureo libretto Fatima Roma Mosca (oggi introvabile, e me ne rammarico, perché è in realtà ben poco “datato”), ma anche collegandovisi in maniera diffusa nella sua pubblicistica (penso, ad esempio, a Questa nostra Chiesa, che ha appena passato il trentennale). Quale può essere il senso di tale interesse? E, più specificamente, c’è un ulteriore nesso con il tema dell’odierno convegno, incentrato sullo studio critico della gnosi nei lavori di questa bella “penna”? Vari possono essere i fattori di consonanza, incluso uno antropologico: l’estraneità alla diplomaticistica allergia alle verità scomode. Estraneità per la quale oggi nel clero romano la franchezza di questo suo esponente è rara avis, e alla povera suor Lucia venne data “una clausura nella clausura” e al Terzo Segreto del Cielo l’ergastolo; da cui, purtroppo, ancora non gli è stata pienamente concessa la grazia che oggi non si nega neppure ai peggiori delinquenti. Perché, sequestrato per impedirne la pubblicazione (ovvero l’arrivo al destinatario), viene ancora detenuto – quanto a un suo elemento – sebbene nel frattempo sia cambiata la legge; infatti la legge vigente in materia è quella promulgata dal papa Paolo VI, che prevede sui messaggi un regime di liberalizzazione generale, ma dopo dieci mesi la Segnatura Apostolica non ha neppure risposto all’Istanza ad essa presentata. Come si potrà dire ai potenti di questo mondo di osservare con cura il diritto e la giustizia, pur avendo il potere materiale di fare altrimenti, se ciò – pur con le migliori intenzioni – non avvenisse nella Chiesa? Ma soprattutto va notato come la Madre del Verbo Incarnato, per singolare privilegio preservata dall’universale ferita del peccato originale, l’Onnipotente per Grazia, è la perfetta antitesi al satanico conato di sempre della gnosi spuria: essere come Dio. Quel che “il padre della menzogna” suggerì ai nostri progenitori. L’uomo che si autoredime, l’uomo che si fa dio, è l’attitudine anticristica (non sempre esplicitata) in cui concordano il pensiero massonico, quello marxista e tendenzialmente, nel mondo cattolico, quello modernista. Non a caso due figli legittimi della gnosi quali il comunismo e la massoneria sono stati con Fatima in aperto conflitto. Più radicalmente ancora, il Grande Segreto tripartito apre mostrando il padre della gnosi nel suo regno: il demonio e l’inferno. Non a caso la Madonna di Fatima, rievocando il suo antico titolo di Vincitrice di tutte le eresie, si è presentata anche come la difesa della fede (ed esplicitamente del dogma della fede, dell’ortodossia cattolica); la gnosi, esattamente al contrario, è la madre di tutte le eresie. Non potrebbe essere questa la ratio di Fatima: a fronte della continua avanzata di quel processo, di matrice gnostica, noto ai suoi oppositori come la Rivoluzione, uno straordinario intervento della Regina del Cielo e della terra per offrirci un’umile, soprannaturale via d’uscita? Intervento autenticato da quello che a ragione è stato detto il più grande miracolo pubblico dopo il passaggio di Mosé del Mar Rosso, il famoso miracolo del sole, e avallato da un riconoscimento ecclesiale anch’esso senza precedenti – almeno di principio, seppure con rovinose incoerenze pratiche –, al punto che il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II ebbe a dire che il Messaggio di Fatima «impone un impegno» sulla Chiesa[1].
In questa inquadratura, vorrei tracciare lo status quaestionis del più autorevole, più forte e più conciso tra i documenti facenti luce su quella frode che è la gnosi: il cosiddetto “quarto segreto” di Fatima, ovvero, fuor di metafora, la parte a tutt’oggi non pubblicata del terzo segreto. Nella consapevolezza che, se da un lato lo straordinario intervento del Cielo a Fatima non può certo essere ridotto al Terzo Segreto o alla sua parte inedita, e va attentamente fatto tesoro di quanto già pubblicamente noto, dall’altro perché la Madonna, sempre così Sobria (la Donna del silenzio!), ci avrebbe dato anche questo tassello, non come lettera riservata al Santo Padre ma come testo che a partire dal 1960 tutta la Chiesa e tutto il mondo avrebbero dovuto letteralmente conoscere, se non fosse stato importante a sapersi?
Come scrisse Socci, ad esito della sua inchiesta e non certo per partito preso, giacché l’anno precedente per fiducia nella versione ufficiale vaticana aveva scritto il contrario: che esista una parte a tutt’oggi inedita del terzo segreto – un foglio separato in cui la Madonna spiega l’oscura visione muta pubblicata il 26 giugno dell’Anno Santo, diciamo la “colonna sonora” di quell’enigmatica scena – «è certo»[2]. So bene che il Vaticano, e segnatamente il card. Bertone, nega questo; o meglio, sembra negarlo: perché in realtà le dichiarazioni, specialmente lette nel loro insieme, sono più suscettibili di varia interpretazione di quanto non appaia a una lettura distratta e superficiale. Fenomeno che dovrebbe far pensare a qualcosa di strano. Ciononostante, con tutto il debito rispetto, è un fatto che la versione ufficiale in materia (che non è stata data con autorità magisteriale, sicché molto propriamente Radio Vaticana, intervistandone il card. Bertone, gli chiedeva di esprimere «la sua opinione»[3]: e le opinioni si possono discutere), è incredibilmente zeppa di stranezze, di incongruenze, di contraddizioni, che nella sostanza sono state semplicemente ignorate dai difensori della tesi ufficiale. Ed è un fatto che ci sono più testimonianze, implicite ed esplicite, più evidenze, oltre a una marea di indizi e di elementi appunto anche schiaccianti, sull’esistenza di un «allegato» con l’interpretazione della visione pubblicata. Sicché, per fedeltà al rapporto tra fede e ragione sancito infallibilmente dal dogmatico Concilio Vaticano I e recentemente ribadito dal Pontefice regnante nel celebre discorso di Ratisbona, non ci si può lecitamente chiudere gli occhi davanti a questi fatti perché pesanti, perché scomodi. Per una verifica spassionata di questa mia asserzione rimando alla letteratura che presenta e discute una quantità impressionante di dati a riguardo, letteratura di cui ho portato qualche esemplare a disposizione di questo Convegno[4]. Qui mi limito a un esempio: secondo la versione ufficiale, disseminata in “puntate” diverse e anche al loro interno contraddittorie, suor Lucia avrebbe scritto sulle due buste gemelle contenenti il terzo segreto che questo avrebbe dovuto essere segretato fino al 1960 «per ordine espresso della Madonna»[5] sebbene – la medesima suor Lucia l’avrebbe confessato al card. Bertone – la Madonna non le avesse «comunicato nulla» su quella data, che si sarebbe inventata lei![6] Quindi suor Lucia, la veggente scelta dal Signore, si sarebbe inventata un«ordine espresso della Madonna», in realtà inesistente? La povera suor Lucia, che per decenni è stata considerata nella Curia romana una mezza matta (in privato, s’intende), sarebbe stata anche un’empia bugiarda? Di più: suor Lucia avrebbe attribuito a Maria Santissima l’esatto contrario della volontà di Maria Stessa, dal momento che si sarebbe inventata quella data di revoca della segretezza sebbene – ha riferito il card. Bertone a Porta a porta, come affermazione letterale della suora – «la Madonna non voleva che si conoscesse il Segreto»! Quindi suor Lucia, in un primo tempo, avrebbe presentato come volontà della Madonna l’esatto contrario della volontà che la Madonna le aveva positivamente indicato! Ciascuno può controllare, sugli atti della parte ufficiale, l’esattezza delle citazioni che sto facendo. Si può credere una cosa del genere? Si può lavarsene le mani, alla Pilato? Quanto sto dicendo è tanto vero che persino in sostenitori della tesi ufficiale, che hanno scritto in tal senso, non è raro trovare conferme e mezze conferme di quanto sto dicendo: in privato, purtroppo. Anche qui porto soltanto un esempio: incontrando a Roma un ecclesiastico che aveva recentemente scritto a sostegno di quella tesi e contro la posizione dei critici, gli chiesi approfondimenti. La risposta fu stupefacente: mi rispose sostenendo non la bontà oggettiva del suo articolo, ma la sua buona fede! Perché – mi disse – quando lo aveva scritto era realmente convinto più della tesi sostenuta principalmente dal card. Bertone che di quella sostenuta principalmente da Socci. Lo incalzai: e adesso? Ne è ancora convinto? Dopo aver detto che «qui» (alla Congregazione per la Dottrina della Fede, eravamo lì davanti) quel testo non c’è, in risposta alle mie ulteriori domande se c’era (o c’era stato) altrove, e se comunque riconfermerebbe quel suo scritto, mentre se ne andava fece un gesto estremamente eloquente: con la mano mi fece il gesto di “così e così”, “un po’ e un po’ ”. È fuori luogo chiedere a Roma di far piena luce su Fatima, di dire esplicitamente tutta la verità, disponendo eventualmente un’accurata indagine e rispondendo, direi sotto giuramento, a tutte le obiezioni sollevate? Non accuso nessuno di mentire, per carità (semmai penso a reticenze, a riserve mentali); non misconosco la probabile presenza di tante difficoltà, più di quelle che comunemente si pensi, né il tentativo della Santa Sede di rivelarlo indirettamente in altre predicazioni (dire che non è stato tenuto in nessun conto è eccessivo e ingeneroso): ma oggettivamente, come possiamo considerare sufficienti i chiarimenti dati?
Dicevo dunque che l’esistenza di una parte inedita del Segreto di Fatima è certa (anche se, a quanto sembra, in Vaticano le considerano più riflessioni di suor Lucia che parole della Madonna, e collegate più al secondo che al terzo segreto: questo tuttavia – che andrebbe peraltro dichiarato formalmente – attiene alla valutazione, non alla realtà storica). A meno che realmente non esista, perché è stata distrutta. Magari a seguito di una qualche ritrattazione della suora, ormai ultranovantenne. Perché se ci sono dati numerosissimi e anche schiaccianti per dire che un tale abbia ricevuto un miliardo, e d’altra parte costui nega insistentemente di possedere un miliardo, dovendo interpretare in bene – come dice il Catechismo – la sua affermazione e quindi cercare di supporla veritiera, una possibile composizione di questi due elementi discordanti è che realmente egli non abbia tale importo perché, da quando realmente lo ricevette, lo ha speso (o gli è stato rubato). Sta di fatto che proprio nel libro in materia del card. Bertone, sia il porporato che il Santo Padre Benedetto XVI dicono che nel tempo immediatamente precedente la pubblicazione il terzo segreto di Fatima occupava dei «fogli»[7], al plurale; mentre proprio il card. Bertone ha mostrato in televisione, le settimane seguenti, l’originale del testo pubblicato nel 2000, scritto su un solo foglio. E discretamente proprio ne L’ultima veggente di Fatima, che andrebbe letto anche tra le righe, compare sia il tema della ritrattazione[8] sia quello di documenti di Fatima non distrutti[9] (inediti ai quali si accenna, dopo essere emersi in due interviste del card. Bertone rilasciate nel 2000 e nel 2005, ma che il porporato asserisce di non conoscere tutti: come può quindi affermare che tutto è stato pubblicato e non c’è più nulla da dire e da chiedere?). Il che dovrebbe far sorgere le domande: suor Lucia ha mai ritrattato un testo da lei scritto? Ci sono quindi delle carte di Fatima che sono state distrutte? Una di queste è l’originale di quello che in privato chiamate l’allegato? Uno scritto del genere non esiste oggi (almeno come manoscritto originale) o non è mai esistito? Diteci tutto su questi eventuali testi distrutti: quando, da chi, perché e cosa c’era scritto.
Vorrei pubblicamente porre anche altre domande. Ad esempio, potete dirci chi precisamente ha letto il Terzo Segreto prima del 26 giugno 2000? Queste persone sono state sciolte dal Segreto Pontificio? Perché oltre a mons. Capovilla anche un altro prelato (promosso e allontanato in circostanze che danno un po’ da pensare), interpellato in materia, ha fatto chiaramente capire di non poterne parlare liberamente? Se non c’è più nulla di segreto, perché sono ancora vincolati al segreto? Come si può attribuire alla veggente l’origine di un segreto che lei non voleva neppure scrivere, che era opposto al suo animus, che ha dichiarato di aver redatto con l’assistenza della Madonna «parola per parola»? Come dubitare della autenticità soprannaturale di un testo contenente tra l’altro due predizioni come la crisi del clero e la crisi dottrinale, punti attestati nero su bianco negli anni ’40 e realmente accaduti dagli anni ’60? In presenza di profezie sul tardivo adempimento delle richieste di Fatima con il conseguente amaro pentimento, com’è possibile che ci si senta rispondere (da uomini di Chiesa!) che si potrà fare più avanti, senza fretta? Non si rischia di lasciar avverare quanto suor Lucia sembra abbia detto nel 1991, ovvero che il Terzo Segreto sarà pubblicato durante una grande guerra? Quando ci si sente rispondere che non ce n’è bisogno, che non è opportuno, o che si potrà fare una volta risolti gli odierni problemi, non vien da pensare a un malato che dica: mi curo da me? Oppure: accetterò la cura quando sarò guarito? Non si rischia di imporre la propria volontà, di “preferire se stesso”? E, anche pensando al fatto che due tra i principali responsabili dell’occultamento in radice del Segreto sono morti ciechi, nonché al ripetuto fallimento del tentativo di evitare gli stessi mali ma con modalità più prudenti di quelle ordinate dalla Virgo prudentissima, che dire dell’ostinazione su questa strada?
Non mi dilungo in questa sede sull’oggetto della lettera in questione (essendo quel messaggio contenuto in un lettera al Vescovo di Leiria), né sulle plausibili ragioni della non pubblicazione, perché questi punti – forse non sempre in maniera esaustiva ed equilibrata – sono stati già trattati dalla relativa letteratura. Mi limito a riproporre quanto perfettamente detto, da qualche decennio, dal nostro don Innocenti in Fatima Roma Mosca, evidentemente eco di quanto già se ne sapeva a Roma: esso fa perno sulla crisi nella Chiesa, successiva alla scadenza indicata del 1960. «Fa perno»: la crisi dottrinale, il suo oggetto interecclesiale ne è indubbiamente l’aspetto principale, ma non l’unico: secondariamente, e collegatamente, profetizza tremendi disastri per il mondo. Sia spirituali che materiali, sia per il passato che per il futuro. Disastri che però possiamo ancora attenuare, quantomeno, essendoci stati annunziati come profezie condizionate: e anche per questo sarebbe molto importante conoscere, esattamente ed esplicitamente, questo ammonimento del Cielo. È apocalittico in tutti i sensi, letterale, spirituale e corrente. Una pia persona ha rilasciato la seguente testimonianza: un prelato che aveva letto il terzo segreto gliene disse: quando mi sveglio nella notte e penso a quello che ho letto, mi si rizzano i capelli sulla testa; prego, e piango. Il solo testo pubblicato, in chi ha suscitato una tale reazione? Si dice talvolta: non si può pensare che un ecclesiastico non riferisca la verità! Ma la stessa presunzione di veridicità non si dovrebbe applicare anche a questa testimonianza, come a molte altre convergenti? E se si dice: questa o quella cosa (eludendo però l’insieme) potrebbe non essere probante perché, ad esempio, il cardinale Ottaviani che parlava di un testo di venticinque righe potrebbe aver contato male le righe, potremmo replicare: allora – ragionando così – anche quel che il cardinale Bertone ci dice di aver udito da suor Lucia potrebbe non essere probante perché, ad esempio, avendo riconosciuto di non sapere bene il portoghese, potrebbe aver capito male quanto gli ha detto l’anzianissima veggente! Ma ora piuttosto vorrei approfondire due punti specifici: i fattori extraecclesiali nella “congiura del silenzio” su tale parte “indicibile” del Segreto, e cosa ogni persona può fare contro questo stato di cose. Preferisco qui approfondire questi due punti, perché mi sembra che nel complesso siano piuttosto trascurati.
Dov’è l’origine di certo relativo silenzio, ecclesiale o mondana? O viene dalla convergenza concreta delle motivazioni di entrambi gli ambienti? Si può ben capire una consegna del silenzio da parte degli ambienti ecclesiastici ed ecclesiali in genere: il dubbio sulla sua origine del tutto soprannaturale, il timore per il nuovo corso ecclesiale, il timore per un possibile turbamento della pace ecclesiale, il timore per la facciata della Chiesa (specialmente dopo l’operazione “Fatima 2000”), il carrierismo e in genere certo pervasivo opportunismo ecclesiale: tutto ciò, pur ingiustamente, è comunque atto a spiegare il silenzio pubblico nella Chiesa. Ma il mondo? I mass media che corrono a lanciare la notizia del parroco di Canicattì che avrebbe una donna, come mai, salvo qualche significativo avvertimento qua e là, salvo segnali eloquenti ma brevi, nel complesso hanno più coperto che rilanciato il caso? Non è strano? Dal punto di vista mondano, seppure in un’ottica miope (perché la Chiesa di Cristo non ha da aver paura della verità, ma semmai dei calcoli troppo umani dei Suoi figli), non dovrebbe essere un’occasione ghiotta il fatto pubblico che il Cardinale Segretario di Stato si contraddice continuamente su un Segreto del Cielo? Invece più volte ho avuto la sensazione, da parte del potere mondano, di un ordine del silenzio. Almeno per il “grande pubblico”. Cosa c’è dietro? Si può plausibilmente invocare quel triste fenomeno per cui da parte del mondo oggi la Chiesa è tanto misconosciuta nella sua vera natura quanto considerata come centro di potere. È sufficiente una tale considerazione? Ho avuto modo di pensare, più di una volta, che potrebbero concorrervi anche altri quattro elementi. Passiamoli in rassegna.
1) Innanzitutto, se i poteri mondani sanno bene come stanno le cose (come talvolta hanno lasciato discretamente intendere), al punto che potrebbero persino averne in mano una fotocopia, chiaramente è loro interesse che il “quarto segreto” resti inedito e inconfessato, per poterlo così usare come arma di ricatto nei confronti della Chiesa. Badate bene, qualcosa del genere (come riporta Socci nel suo libro[10], attingendo all’insospettabile la Repubblica) è stato avanzato da una personalità come il giudice Priore: al quale, essendo stato per anni titolare dell’inchiesta sull’attentato al Papa, si vorrà riconoscere qualche competenza scientifica su questi fenomeni. E questa è un’altra ottima ragione per chiedere la pubblicazione di quel testo, al di là di come vogliano considerarlo: perché il “peso” dell’imbarazzo di riconoscere esplicitamente qualcosa che poco prima si è data l’impressione di negare non è paragonabile al “peso” della libertas Ecclesiae. D’altra parte, lo scorso anno per due volte il Santo Padre Benedetto XVI ha detto che, nella gestione dei casi di sacerdoti pedofili, in alcuni casi si è commesso l’errore di anteporre il timore di strumentalizzazioni, e dello scandalo in genere, alla trasparenza della verità: questo timore si è rivelato un boomerang, che ha finito per accrescere proprio i mali che voleva evitare. Visto che tutti hanno applaudito queste parole del Santo Padre, e di certo nessuno ha espresso del disaccordo, possiamo ben chiedere che questo criterio, questa logica vengano dunque coerentemente applicati: dal momento che errare humanum est, perseverare diabolicum!
2) Se tale documento profetizza le manovre di certi poteri mondani per arrivare al vertice della Chiesa – manovre ventilate anche dal cardinal Siri in un’intervista a 30 Giorni – , allora tutto si spiega: le manovre si fanno senza dirlo…
3) Quel testo potrebbe anche mettere in luce certa sinergia e comunanza, appunto gnostica, tra comunismo e massoneria, che probabilmente i diretti interessati hanno interesse a tenere “sotto il moggio”.
4) Infine, questa parte del Segreto parla dell’azione attuale del “Principe di questo mondo”, che egli non vuole venga posta sotto i riflettori. Non a caso suor Lucia ebbe difficoltà enormi a redigere quel testo; difficoltà dichiaratamente d’origine preternaturale, che costituiscono l’ennesima buona ragione per pubblicarlo e per attivarsi a chiederne la pubblicazione.
Sarei felicissimo se gli ambienti interessati, o parte degli ambienti interessati, volessero fugare questi dubbi, unendosi a noi nella richiesta di una esauriente “operazione trasparenza”. Lo ripeto: non contro le persone, di cui ignoriamo le circostanze e le intenzioni in cui hanno agito, ma per la verità. Vedremo i fatti… Del resto, un testo che potrebbe contenere informazioni (ovviamente costruttive) su una terza guerra mondiale, anche ci fosse soltanto una possibilità su cento che venga realmente dal Cielo (cosa che può ammettere anche un agnostico), non è forse interesse di tutti che diventi di pubblico dominio?
Per concludere: cosa si può fare? È proprio vero che far luce sul grande mistero che ha attraversato il ventesimo secolo non dipende dalle persone comuni? In realtà alcune cose, semplici e preziose, sono facilmente alla portata di tutti.
Innanzitutto, si può pregare la Madonna perché lo Spirito Santo spinga qualcuno di coloro che lo possono a sbloccare questa situazione. Perché c’è un vero blocco nelle coscienze, costituito dalla stratificazione di tanti fattori e, ritengo, anche di origine preternaturale. Ci sono appunto delle dolorose profezie, tuttavia condizionate, per cui l’impaludamento si sbloccherà soltanto in situazioni estreme… Ma c’è ostacolo che non possa essere vinto da un umile quotidiano ricordo nella preghiera, dal Santo Rosario, dalla penitenza, dalla Santa Messa? Non dice il Dio di verità “chiedete e otterrete, bussate e vi sarà aperto”?
E poi, è ben possibile levare anche la propria voce per chiedere la pubblicazione. In tal senso suppliche al Santo Padre, di cui ho personalmente redatto uno dei testi, sono arrivate e stanno arrivando in Vaticano, soprattutto dal Nordamerica ma in parte anche dall’Italia. Il cinismo potrà dire: a che serve? In ogni caso, il Cielo vede. E la storia registra. Ma è lo stesso libro del card. Bertone ad affermare che nella difficile pubblicazione del Duemila le pressanti richieste degli amici di Fatima hanno avuto un peso importante[11]. Il Santo Padre ha detto la stessa cosa per la Sua liberazione di principio della Messa tradizionale. Avanti dunque per quanto resta ancora da dire, perché la Grazia interagisce con il libero arbitrio; avanti, bussando con insistenza, nella consapevolezza di quello che sulla libertà ci ha detto non la gnosi con le sue filiazioni, che ne hanno fatto un assoluto astratto e ingannevole, ma Dio venuto nella carne: «veritas vos liberabit», la verità vi farà liberi.
* Pubblicista e fatimologo
[1] Pellegrinaggio a Fatima, 13 maggio 1982.
[2] Il quarto segreto di Fatima, pag. 173.
[3] Conversazione radiofonica del 6 giugno 2007.
[4] Cfr., in particolare, i recenti Una ‘risposta’ significativa (Solideo Paolini, dicembre 2007) e Il segreto ancora nascosto (Christopher Ferrara, ottobre 2008), che analizzano le contraddizioni più recenti.
[5] Trasmissione televisiva Porta a porta, 31 maggio 2007.
[6] L’ultima veggente di Fatima, pag. 92.
[7] Op. cit., pp. 10 e 49.
[8] Op. cit., pag. 84.
[9] Op. cit., pag. 95.
[10] Op. cit., pag.173 e ss. .
[11] Op. cit., pp. 39, 57, 80.