
Bene, la “lettera aperta” (e ben munita di «documentazione») è stata vista in questo organismo romano. Qualcosa è. Ora su questo non ci resta che fare due cose.
1)Invitarvi a leggere, di seguito, prima le nostre due lettere (“Discorsi e realtà” e “Non risponde, mons. Pozzo?”), poi la risposta romana e quindi la replica che abbiamo inviato alla Commissione. In questa lettura comparata ciascun lettore attento potrà facilmente vedere, pensiamo, da una parte gli avanzamenti della buona causa della Tradizione cattolica (punto sul quale abbiamo in animo e in cantiere qualche riflessione), giacché di questioni critiche – seppure chiaramente in una prospettiva costruttiva – ne avevamo presentate non poche e anche obiettivamente pesanti; dall’altro se, in che misura e in che modo le questioni poste hanno avuto risposta.
2)Lanciare un’altra raccolta di firme: Aridatece monsignor Perl! (E alla famosa Istruzione – che è a priori scandaloso esca eventualmente ora, comunque sarà e magari a condizioni che non vi troveremo esplicitate) date serietà, più che larghezza: dando piuttosto alla Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”, come al Motu proprio “Summorum pontificum” e anche alla Congregazione per la Dottrina della Fede, i poteri reali di cui han bisogno).
N…
Egregi Signori,
Circolo "Cattolici per la Tradizione"
Corso Matteotti,1
60033 Chiaravalle (AN)
Dal Vaticano 7 febbraio 2011
Egregi Signori,
è qui pervenuta la documentazione del 25 gennaio 2011 con alcune considerazioni ulteriori ad una Lettera aperta indirizzata antecedentemente al Segretario di questa Pontificia Commissione.
Nell'accusare ricevimento della suddetta documentazione, si fa presente che non è prassi di questa Pontificia Commissione, in quanto organismo della Curia Romana, rispondere a quesiti o problemi espressi da privati (singoli o gruppi), anche perché i Dicasteri Romani si pronunciano attraverso gli interventi ufficiali propri ed esclusivi.
Le molteplici questioni poste nella documentazione possono essere sottoposte ad esperti di fiducia e di sicura dottrina, che certamente saranno in grado di soddisfare alle Vostre legittime domande.
Si ritiene comunque essenziale ricordare che il Magistero della Chiesa già immediatamente dopo la conclusione del Concilio Vaticano II e nei tempi posteriori ha esercitato il suo munus docendi affermando la continuità tra la dottrina del Concilio e la Tradizione e ha riaffermato in numerosi interventi l'integrità della dottrina di fede cattolica avverso le diffuse interpretazioni erronee e le deviazioni dottrinali della vulgata conciliare, ampiamente diffusa dei potenti mezzi dell'informazione e da diverse forze presenti nel mondo cattolico, ha espresso tramite ciò che il Santo Padre Benedetto XVI ha definito: ermeneutica della discontinuità.
Solo a guisa di esempio citiamo: il Credo o Professione di fede (1968), la lettera Cum iam, l'Enciclica Humanae vitae e l'Enciclica Evangelii nuntiandi di Paolo VI; Le Encicliche Veritatis splendor, Evangelium Vitae e Fides et Ratio, Redemptoris missio, la Lettera Apostolica Ordinatio sacerdotalis di Giovanni Paolo II; l'Enciclica Caritas in veritate, l'Enciclica Spe salvi e l'Esortazione Apostolica Sacramentum caritatis di Benedetto XVI.
Si richiamano i documenti della Congregazione per la Dottrina della Fede su quasi tutti punti controversi nell'epoca conciliare e post-conciliare che hanno precisato con chiarezza gli aspetti essenziali della dottrina cattolica: Mysterium Filii Dei, Mysterium Ecclesiae; Persona humana; Libertatis nuntius, Libertatis conscientia, Orationis formas, Donum vitae, Dominus Iesus, Risposte su alcune questioni di ecclesiologia; Nota sull'impegno dei cattolici in politica, ecc.
E finalmente il Catechismo della Chiesa Cattolica ripropone con chiarezza, organicità e sistematicità l'esposizione della fede cattolica nella sua essenzialità, integrità e globalità, che include il Concilio Vaticano II, ma riposizionandolo nell'intero quadro della Tradizione cattolica. Esso è lo strumento efficace per illuminare e guidare le menti e i cuori dei fedeli cattolici nelle turbolenze e confusioni del momento odierno.
Tutto ciò mostra abbondantemente che la questione non è nell'insegnamento del Magistero, che deve essere sempre considerato per un cattolico nella sua unità e integrità diacronica e sincronica, ma nello schema ideologico interpretativo che ha deformato e alterato il pensiero del Vaticano II, sovrapponendosi ai testi del Concilio stesso.
Ringraziando per l'attenzione, si porgono distinti saluti
Pontificia Commissio “Ecclesia Dei”
La Segreteria
Chiaravalle, 22 febbraio 2011
Cattedra di San Pietro
Reverendissima Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”,
abbiamo ricevuto la risposta che il Rev.mo Mons. Pozzo, al quale ci eravamo nominativamente indirizzati, ha fatto dare alla nostra Lettera aperta con successivo “sollecito” e allegati esemplificativi.
Vi ringraziamo della cortesia e carità, e abbiamo apprezzato la Vostra autorevole valutazione per cui le nostre «domande», pur chiaramente in una prospettiva critica, sono «legittime»; vi cogliamo uno spirito di sana apertura che, a differenza di certe avversioni al pensare e al pubblico parlare, aiuta realmente l’unità nella Chiesa.
Tuttavia, non essendo la Vostra lettera un mero “accuso ricevuta” dobbiamo purtroppo rilevare – per amor di verità – che essa sostanzialmente elude la questione specifica che, davanti alle dichiarazioni pubbliche di mons. Pozzo, e memori anche del potere coercitivo affidato dal Signore alla Sua Chiesa, avevamo tentato di porre.
La nostra domanda di fondo, infatti, era: da solo, che concretezza ha questo discorso? La risposta, che – vogliate perdonarci la franchezza – è piuttosto una petizione di principio, conferma la nostra sostanziale obiezione: quel discorso non ha concretezza.
Inclusa l’affermazione per cui «[l]e molteplici questioni poste nella documentazione possono essere sottoposte ad esperti di fiducia e di sicura dottrina, che certamente saranno in grado di soddisfare alle Vostre legittime domande»: «poste» da chi? Vogliamo sperare da Voi (anche stante l’autorevolissimo Cardinale in carica che presiede codesta Pontificia Commissione); quanto a noi infatti, avevamo già fatto presente che abitualmente ci rivolgiamo ai Dicasteri Romani, e continueremo a farlo, ma con scarse risposte. E anche il compianto mons. Antonio de Castro Mayer nel 1974, ovvero quando era non un «privato» ma un regolare Ordinario Diocesano, in risposta ai precisissimi «quesiti o problemi», da Egli «espressi» con umile domanda di risposta o confutazione, più di uno stringato “accuso ricevuta” non ricevette. Sicché vogliamo sperare che, semmai, chiederete a chi di dovere i poteri reali per operare in favore di quello che dite.
Con devota osservanza e costanti preghiere
Circolo “Cattolici per la Tradizione”
www.cattolicitradizionalistimarche.it