LETTERA APERTA A QUATTRO CARDINALI

(al 7 febbraio senza risposta, almeno visibile)

 

 

Chiaravalle, Epifania di Nostro Signore Gesù Cristo 2012

 

 

 

Eminenza Reverendissima,

con lo sguardo fisso al Presepio ci rivolgiamo a Vostra Eminenza, assieme ad altri tre Confratelli del Sacro Collegio, implorando il Divin Bambino di far brillare la Sua calda luce di verità e carità sulle considerazioni che portiamo alla Sua attenzione: supplicandoLa di intervenire risolutamente, nell’audacia che – come ci insegna S. Tommaso – nasce dalla Grazia.

Sarebbe inutile, e cieco o intellettualmente non onesto, negare che taluni provvedimenti, su cui un determinato filone ecclesiale contava molto – al punto da sentirsi talvolta autorizzati a qualche “diplomatica” elasticità con l’Ottavo Comandamento – e la strada sottesa a detta enfasi, si trovano in difficoltà.

Il Motu proprio “Summorum Pontificum”, talora persino abusato ad incentivo a diplomaticistiche scaltrezze, in buona parte si è ridotto a un allargamento e rafforzamento dell’indulto. Cosa quest’ultima di per sé non disprezzabile, secondo gli scriventi, che sono sempre stati realisticamente sobri su una liberalizzazione hic et nunc; e resterà comunque uno degli atti più caratterizzanti il regnante Pontificato; ma non esattamente ciò che taluni suoi entusiastici fautori avevano prospettato e progettato, e soprattutto su cui avevano “fatto i conti”.

La riconciliazione della Fraternità San Pio X – ambiente scandalizzato anche da tante carenze di audacia dei “buoni” in campo ufficiale, che hanno concorso a farle da deterrente all’accordo – appare procedere più difficilmente di quanto nell’area moderata, in questi ultimi anni, si era pensato.

Il progetto di “riforma della riforma” liturgica appare piuttosto arenato, e – se si deve dar credito all’articolo comparso a novembre da ottima fonte – sostanzialmente messo da parte (almeno per il momento). Indubbiamente avanza, con efficacia che sarà tuttavia da vedere, il progetto di migliorare il canto liturgico e l’arte sacra. Indubbiamente sono assai pregevoli – quantunque seguiti sul territorio in maniera ben poco omogenea, sicché il solo esempio si palesa di per sé insufficiente – i recenti cambiamenti nelle cerimonie pontificie. Ma, anche qui, non si tratta esattamente di ciò che il card. Ratzinger aveva scritto, anche in tempi recenti. Cardinale Ratzinger che pure dallo Spirito Santo è stato eletto Capo vicario del Corpo mistico sulla piattaforma – forte, audace e non troppo diplomatica – della Via Crucis del Venerdì Santo 2005 e dell’omelia della Messa Pro eligendo Pontifice. Invece non si riesce neppure a ottenere dalla Congregazione per il Culto Divino una chiarificazione scritta sullo status della Comunione sulla mano: a qualcuno di noi fu risposto, oralmente e in privato, che tale pratica è retta da una specie di indulto, sicché non è corretto farla passare per il modo ordinario di recezione della S.S.Eucarestia; almeno questo! Ma per iscritto, quella che ci arrivò fu una non-risposta: si può ricevere in entrambi i modi, tutta qui fu la risposta ufficiale. Che lascia la porta aperta a tanti parroci per dire: si può ricevere sulla mano, che è la modalità ordinaria, indicata e presupposta, o anche sulla lingua, se qualcuno di sua iniziativa fa richiesta in tal senso.

Invece vanno avanti, e senza che «il bastone del Pastore» le sanzioni, parole e cose contrarie all’ortodossia. Esponenti dell’ «ermeneutica della rottura» continuano ad insegnare o a far carriera. In molte zone il sommo pericolo, l’inferno, è praticamente scomparso dalla predicazione; Satana pure; capita di sentire cattolici “impegnati” che non si premurano di chiamare il sacerdote al capezzale di un congiunto in pericolo di morte, né in qualche modo lo consultano: dicendo che Dio è misericordioso, non ha bisogno di queste cose, all’inferno non c’è nessuno…

Senz’altro notiamo una certa aria nuova: che più fattori, tra cui il presente pontificato, hanno concorso ad avviare. Ce ne rallegriamo, un po’ come alle contrastate luci dell’aurora: ma ci rattristiamo di vedere che non di rado, per far in qualche modo passare queste cose, molto politicamente sono stati continuati dei passi – pur già presenti – in direzione opposta. Siamo ben consapevoli dell’alta prudenza con la quale il Vicario di Cristo deve reggere la Santa Chiesa di Dio, soprattutto nell’odierna drammatica situazione; e ci rattristano l’indurimento, la cecità (talora da “luce che diventa tenebra”) e l’astrattezza di chi misconosce completamente aspetti di questo genere. Ma non possiamo non notare anche un altro aspetto: l’urgenza di raddrizzare l’andamento delle cose; giacché peraltro alcuni di questi danni (come le anime che per le deficienze summenzionate dovessero andar eternamente perdute) rischiano di essere irreversibili!

Sono fatti, che qualcosa vorranno pur dire. Non del tutto a torto un noto giornalista – che a prescindere dalle opinioni argomentate non è privo di “entrature” nei Sacri Palazzi – ha scritto sulla stanchezza del Santo Padre, collegandola agli intralci e alle sordità opposti al Suo governo della Chiesa. Non a caso proprio nell’area che si dice ratzingeriana sale a tratti uno spirito anche preoccupante, negativo e sfiduciato; invece di motivati ripensamenti – magari più scomodi – che volgano in bene il male.

Tale impasse della “svolta condivisa” e “tranquilla” non chiama forse in causa radicalmente una strada: quella via “politico-diplomatica”, che noi abbiamo sempre criticato, ma che tanti hanno ritenuto risolutiva? In tale metanoia, e nella necessaria libertà dai condizionamenti negativi, non richiamano forse la necessità preliminare di alcuni grandi provvedimenti strutturali?

Uno tra questi non potrebbe essere quella sana riforma della Curia romana – con riequilibrio dei poteri e degli interventi tra una Segreteria di Stato esorbitante e i Capidicastero, in particolare la già «Suprema» Congregazione per la Dottrina della Fede – che un Vostro confratello, dell’esperienza del card. Giuseppe Siri, caldeggiava già negli anni ’70?

E un salutare scossone, sia come fondamentale impatto di verità che come pegno di fecondo intervento soprannaturale, non potrebbe venire dalla liberazione del testo inedito di Fatima? La sua pubblicazione – nelle modalità che la Santa Sede può ben trovare – non sarebbe quanto mai pertinente all’avvio dell’Anno della Fede, essendo suo principale oggetto proprio il contenuto dottrinale della fede? La pubblicazione non potrebbe rappresentare un edificante gesto di fiducia più nel Cielo che nella propria azione, nei propri progetti? Vi saranno almeno altrettanti che parleranno con il Santo Padre a favore di un tale provvedimento, rispetto a quanti si sono interessati con Lui dei punti menzionati all’inizio della presente? I lunghi insuccessi spingeranno l’area più contraria all’ “autodemolizione della Chiesa”, al “fumo di Satana nel Tempio di Dio”, a puntare finalmente con determinazione su una tale carta, tanto grande e tanto snobbata?

Eminenza, per amore alla Santa Chiesa di Dio, per amore al Romano Pontefice, per il rosso della Sua Porpora, voglia intervenire – con tutto il peso della Sua carica – in favore delle presenti istanze! Forse Ella lo starà già facendo, e siamo sinceramente fiduciosi della consapevolezza del Santo Padre (che peraltro ha avuto il segnale, durante il recente viaggio in Africa, d’una ripetizione del miracolo del sole): ma che tuttavia, ut homo, può ben essere filialmente incoraggiato da Senatori del Suo Regno. Magari S.S. Benedetto XVI avrà già in animo qualche determinato provvedimento: ma ci sarebbe dolcemente rassicurante un’espressa conferma dell’interessamento di V.E. su tali punti capitali. La Madonna, col Divin Figlio, benedirà.

Proni al bacio della Sacra Porpora,

Circolo “Cattolici per la Tradizione”

                                                                                            Chiaravalle (AN)

 

 

Circolo “Cattolici per la Tradizione”, Corso Matteotti 1, 60033 Chiaravalle (AN). Tel: 338/7925747