MESSA ANTICA CON SERVILISMO ECUMENISTA E PURE MASSONERIA: EVANGELICAMENTE, “LE PERLE AI CANI E LE MARGHERITE AI PORCI”? Riceviamo, sintetizziamo e commentiamo

 

25 settembre 2011

 

«Quando il pericolo è grande non si può scappare. […] È proprio in momenti come questo che bisogna resistere e superare la situazione difficile. […] non si può scappare proprio nel momento del pericolo e dire: se ne occupi un altro» (S.S. Benedetto XVI)

 

È pervenuta alla nostra redazione una testimonianza, debitamente firmata e correttamente incentrata più sul problema che sulle persone, circa un avvenimento su cui, per le vie brevi, eravamo già stati fatti edotti. In breve: uno degli organizzatori della S. Messa nel rito antico (chiaramente non da noi bensì altrove, e pure con alte lodi dell’area Fraternità San Pio X) recentemente si è avvicinato ad una associazione di emanazione massonica; e ne ha avuto una determinata gratificazione. Gratificazione e successo per la mentalità mondana, s’intende.

Nostro commento. Non sono certo fatti rari. Pensiamo che certo, specialmente oggi, non poche persone di formazione moderna agiranno senza «piena avvertenza e deliberato consenso» (Catechismo di San Pio X). Non pensiamo tanto a questi, né a tutti indistintamente; non intendiamo dare giudizi generalizzati. Ma dal punto di vista oggettivo dell’analisi dei fenomeni – l’unico cui intendiamo, possiamo e dobbiamo riferirci –, avendone evidenza non possiamo non notare la presenza di due seri problemi. Quello numericamente maggioritario è che oggi nelle Marche – non in tutto il mondo, né in tutta Italia, ma oggi nelle Marche – c’è, a dispetto dei fuochi di paglia e dei fumi, un diffuso disinteresse alla Santa Messa in rito antico (e alle questioni liturgiche in genere). Quello della minoranza invece interessata è nella mentalità liberalborghese, ristretta, praticona, che non di rado vi serpeggia: basta che c’è la Messa tridentina (o meglio gregoriana), tante e “comode”, e il resto non conta molto. Non si prende sul serio. Sordamente. O da drogati. Risultato? L’osceno connubio in oggetto, come nulla fosse. In tal senso non aveva torto il card. Castrillón Hoyos a dire, con una provocazione molto costruttiva: «I peggiori nemici della Messa gregoriana sono i suoi [cattivi] amici». Quant’è attuale: «Se invece di cercar lontano», lamentandosi sterilmente e sparlando in privato, «si cercasse vicino…».

Quanto a noi, al sito www.cattolicitradizionalistimarche.it e al gruppo (il Circolo “Cattolici per la Tradizione”) di cui è espressione, non possiamo che fare tre cose. 1) Reagire e suonare, «a tempo e luogo» (Catechismo di San Pio X), un campanello d’allarme su questi processi, queste dinamiche (che avevamo anche previsto in anticipo: il tempo è un gran galantuomo). Cosa che ci sembra di fare. 2) Ringraziare la Provvidenza che siamo piccoli: certamente con qualcuno in più potremmo fare qualcosina di più e meglio (responsabilità che, per quanto fuggitivi, graverà comunque sulle spalle egoiste di certi latitanti: abbiamo presente il diritto militare in tempo di guerra?); ma è vero anche che così, seppure con tutti i difetti, da certe infiltrazioni dovremmo essere, a Dio piacendo, più protetti. 3) Pregare la Madonna, verso la cara festa della Madonna del Rosario “Regina delle Vittorie”, contro l’anticristiana allergia alla «via regale della Santa Croce» (L’Imitazione di Cristo) quand’è applicata nel concreto; e per quella supplica contenuta nella famosa Via Crucis del Venerdì Santo 2005: «Dona forza, nella nostra vita, alla sottile voce della coscienza, alla Tua voce». Anche con la grazia delle lacrime.

www.cattolicitradizionalistimarche.it