RELIGIONE RIVELATA O RELIGIONE INVENTATA? Per il dogma della fede (mentre altri di linea tradizionale si applicano chi ai privati vantaggi propri, chi a giocare a quel liturgismo che copre l'essere dei venduti, chi a chiacchiere e intrallazzi, chi al pressing "bastone e carota" sulla FSSPX...)

 

Molto Reverendo

Curato Parroco di

Residenza parrocchiale

Roma, Ottavario dei Morti 2011

Reverendo e carissimo Signor Parroco,

mi dolgo e mi scuso preventivamente, con Lei e con gli educatori di A.C.R., di importunare con alcune gravi considerazioni; ma, in coscienza (cfr. San Tommaso d’Aquino, nel commentario "probato" del noto episodio di Antiochia), non posso fare altrimenti.

Infatti le settimane scorse ho preso visione del volantino affisso in questa carissima Parrocchia, circa la possibilità per i bambini di 2° e 3° elementare di frequentare, «invece del catechismo settimanale», un «"cammino nuovo" di catechesi», «che è quello dell’ "A.C.R."», tenuto il sabato dagli educatori di Azione Cattolica.

Di per sé, non sono certo contrario ad una varietà di giorni, orari, metodi e quant'altro: ma – come ricorda anche la parte dottrinale del documento sinodale del secondo anno – deve trattarsi non d’ogni possibile diversità, bensì di «legittima diversità»; l'aggettivo specificativo e discriminante, posso testimoniare, non è stato inserito per caso; e, pertanto, la giusta pluralità di opzioni dev’essere sempre secondo, innanzitutto, il primato dell'ortodossia.

Debbo dire, con dolore, che nel caso così chiaramente non è. Leggo infatti nel suddetto volantino ufficiale: «La differenza sta nel passare da una catechesi di scoperta della verità di fede ad una catechesi esperienziale: cioè si parte dalla vita dei bambini per arrivare attraverso l'animazione a fare esperienza dell'incontro con Gesù».

Per la verità, la "catechesi esperienziale" non è proprio una novità: è stata la parola d'ordine degli ultimi quattro decenni, vale a dire del tempo – disse l'allora cardinale Ratzinger – del «catastrofico insuccesso della catechesi moderna». In ambito sinodale, nel gruppo di lavoro sulla Trasmissione della fede (primavera 2010), espressi a riguardo una ferma opposizione, paventando pericoli radicali per l'impianto della Religione rivelata (eventualità che condurrebbe all'apostasia, quantomeno materiale. Sarebbe ancora la religione cattolica? O sarebbe – come hanno detto, con l'insospettabile cardinale de Lubac, persino alcuni protestanti – una nuova religione cattoprotestante?).

E il primato dell'esperienza (non più subordinata all'oggettiva verità di fede, su cui va posto l'accento, ma come un assoluto che se ne affranca), esperienzialismo che apre la via a quel soggettivismo religioso che è caratteristico appunto del protestantesimo, non è forse un tratto fondamentale del modernismo? Come ha attestato l'ultimo Papa canonizzato, in un documento magisteriale quale l'Enciclica "Pascendi", condannandolo come «sintesi di tutte le eresie». E  S.S. Paolo VI non ha attestato, nella sua Enciclica programmatica "Ecclesiam Suam", che oggi «constatiamo una reviviscenza degli errori del modernismo»?

Ma se nel documento sinodale del primo anno la catechesi esperienziale viene rappresentata semplicemente come un «metodo educativo», «basato sull'incontro della rivelazione col vissuto personale», in tale volantino (autorevolmente firmato «Il Parroco e gli educatori di A.C.R.») si va oltre ed essa viene apertamente opposta alla trasmissione delle «verità di fede», cioè della Divina Rivelazione: non vi si parla infatti di «incontro», ma del «passare» dall'una all'altra. C'è una logica precisa nel volantino, ed è una logica fuori dalla fede cattolica trasmessa dagli Apostoli.

Se nel medesimo testo sinodale del primo anno è stato comunque rilevato il «rischio della perdita del contenuto dottrinale della fede», tale vecchio «cammino nuovo» appare percorrere proprio tale strada. Ma la dottrina della fede non era il presupposto imprescindibile della comunione ecclesiale, come in qualche modo è stato riconosciuto nel documento sinodale di quest'anno? Se in un certo senso vacilla la base, se oggettivamente viene picconata e disprezzata la base, non è tutto l'edificio che vacilla?

Nel rapporto con Nostro Signore Gesù Cristo le verità di fede sono forse irrilevanti? Se non addirittura da vedere con quel fastidio, neomodernistico e cattoprotestantico, che non di rado serpeggia? E dov’è "la comunione" con la prospettiva che indica con forza lo Spirito Santo, per la penna proprio dell'Apostolo della Carità: «Chi non rimane nella dottrina non ha Dio con sé»? Sicché, ed è Parola di Dio: «Se qualcuno viene a voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non salutatelo neppure»? Quale comunione con la prospettiva di cui dice Sant'Ambrogio, che la Chiesa «semper et ubique» ha riconosciuto Sua: «Anche gli eretici sembrano avere Cristo con sé; nessuno rinnega il Nome di Cristo, ma rinnega Cristo chi non professa tutto quanto è proprio di Cristo»? E non è forse «di Cristo» l'integro "Depositum fidei", appunto la Dottrina – contenuto oggettivo della Fede – che il Signore ha rivelato e la Santa Chiesa ci propone a credere, come diciamo nell'Atto di Fede?

Queste gravissime considerazioni – che ovviamente non intendono in alcun modo dubitare delle intenzioni di persone a cui voglio bene, di cui ammiro l'impegno e la dedizione, ma riguardano evidentemente l'aspetto oggettivo della cosa – non sarebbero più di tanto inficiate dalla eventualità in cui il corso fosse poi meno cattivo di quanto appare dal volantino: dal momento che, a parte ogni altra considerazione, tale scritto è atto ad essere visto da più persone di quelle che poi vanno al corso (o alla sua presentazione); e il seme negativo intanto è piantato. Né il problema sarebbe annullato dalla eventualità che si tratti piuttosto d’una sorta di "apologetica di approccio", come attività propedeutica – in condizioni di partenza sfavorevoli – al Catechismo con la sua essenziale trasmissione delle verità di fede: perché non è questo che dice il testo affisso.

Da cui la dottrina cattolica esce radicalmente svalutata nel rapporto con Gesù (o meglio: con il "Gesù" che, alla protestante, ci si costruisce). Da cui, in verità, è tutta un'invalsa "forma mentis" – invalsa nel modo ambiguo ed anguillesco del modernismo; e nel contesto del relativo terreno – che trapela.

Pertanto, dopo aver riflettuto e pregato, e invocando l'aiuto di Santa Maria in Castagnola, di San Bernardo, di San Giuseppe, di San Benedetto, di Sant'Andrea, delle Anime Sante del Purgatorio, debbo scongiurare Lei e l’ A.C.R. di riparare allo scandalo (in senso proprio ed evangelico) che, sul piano oggettivo, è stato dato.

Con i più cordiali saluti e auguri di ogni bene nel Signore.

Solideo Paolini

 

(Seguono i recapiti)

«Ritengo con somma certezza e professo con sincerità che la Fede non è un cieco sentimento della religione che erompe dalla profondità della subcoscienza, sotto la pressione del cuore e l’influsso della volontà moralmente informata, ma un vero assenso dell’intelletto alla verità ricevuta dall’esterno mediante l’ascolto».

(Giuramento antimodernista)