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NON RISPONDE, MONS. POZZO? Sollecito e nuova trasmissione integrata

 

Chiaravalle, 25 gennaio 2011

         Conversione di San Paolo

Rev.mo Monsignore

Mons. Guido Pozzo

Segretario Pontificia Commissione

Ecclesia Dei

 

 

Reverendissimo Monsignore,

a distanza di mesi non ci è pervenuto alcun “accuso ricevuta” della Lettera aperta a Lei indirizzata, avente ad oggetto la Sua conferenza estiva (vale a dire, questioni di rilevanza ecclesiale). Dovendo ipotizzare che la missiva non sia regolarmente pervenuta a destinazione Gliela inoltriamo nuovamente ricorrendo, questa volta, a una raccomandata con ricevuta di ritorno.

Ella vorrà perdonarci se ardiamo ancora disturbarLa: ce ne vediamo costretti, in coscienza, dall’implacabile incalzare della realtà. Nonché dal timore del peccato contro lo Spirito Santo. Infatti all’enfasi del Suo discorso per l’ ermeneutica della continuità, cui ha fatto riferimento il Santo Padre Benedetto XVI nel Suo discorso natalizio 2005, non vediamo corrispondere fatti adeguatamente significativi contro la linea di rottura con la Tradizione, da Ella deplorata. Vediamo, certamente, delle cose buone (per la verità, molto “politicamente” bilanciate). Ma nella realtà, se da un lato degli elementi tradizionali sembrano, bene o male, crescere – il che è un aspetto notevole: forse qualche buona nuova è partita –, dall’altro anche la linea difforme dalla Tradizione va avanti, e questa indisturbata.

Il discorso della necessità di un’interpretazione continuista, di una buona interpretazione, non è infatti una novità: agli inizi del Suo Pontificato anche il Santo Padre Giovanni Paolo II, forse subito dopo aver letto il Terzo Segreto di Fatima, aveva detto – secondo noi ancora meglio – che «il Concilio deve essere compreso alla luce di tutta la Santa Tradizione e sulla base del Magistero costante della Santa Chiesa». Dopo ventisette anni, e poi trentadue, questa ricetta interpretativa richiederebbe ancora di essere applicata in maniera risolutiva. Come mai?

Cattive interpretazioni? Va bene (più o meno, giacché difficilmente la lettura opposta risulta fattibile in maniera piena: tant’è che nell’ambito conciliare ufficiale dei fatti, come ad esempio il rigetto radicale degli Schemi approntati sebbene dichiaratamente emendabili, appaiono inseriti in una linea più discontinuista che continuista; tant’è che, ad esempio, le obiezioni di mons. Gherardini soprattutto in questi ultimi anni, come quelle di S.E. mons. De Castro Mayer nel 1974, non risultano aver avuto circostanziata risposta. Ed è anche vero – abbiamo fatto presente a chi misconosceva questo pregevole aspetto – che la Sua accurata affermazione per cui il punto veramente all’origine del disastro postconciliare sarebbe non i Documenti ma l’interpretazione del Vaticano II, a ben guardarla non esclude in assoluto che tali documenti, pur non essendo la causa principale, qualche problema possano effettivamente presentarlo). Diciamo che va bene; ma che dobbiamo concludere dal fatto che questa interpretazione della continuità l’abbiamo sentita intendere, con queste orecchie, in ben tre modi diversi? Tre interpretazioni dell’interpretazione! Che si deve concludere dal fatto che essa non appare aver fattivamente convinto neppure il padre Lombardi S.J., portavoce ufficiale della Santa Sede (o piuttosto della Segreteria di Stato), che in ripetute occasioni ha detto sempre “il Concilio, il Concilio, il Concilio”, abitualmente così senza ulteriori specificazioni, quasi che la Chiesa ne abbia celebrato soltanto uno o che l’ultimo – «più modesto», come disse a suo tempo il card. Ratzinger – li abbia sostituiti tutti? E soprattutto, andando sul concreto, che dobbiamo concludere dal continuare di fatti, anche recentissimi, scandalosi all’inverosimile, come quello di cui Le alleghiamo il ricorso alla Congregazione per la Dottrina della Fede, sulla proposta di apostasia pubblicata dall’Osservatore Romano del 10 novembre?

E se si vuol parlare di paraconcilio, attribuendogli la responsabilità del disastro realizzato in nome di un Concilio, non bisognerebbe allora andare a fondo del discorso, affinché esso non sia oggettivamente, oltre che una “minestra riscaldata”, meramente accademico ed eventualmente “politico”? In questo paraconcilio rientra forse anche il patto segreto Roma-Mosca? Vi rientra forse anche il patto segreto con la Massoneria? Non sarebbe il caso che tali patti, plausibilmente condizionanti il Vaticano II e comunque la sua recezione, diventassero di pubblico dominio, in quella trasparente chiarezza che uomini di Chiesa chiedono a uomini politici? Non sarebbe coerente con lo stile evangelico, e con certi discorsi a margine dello scandalo pedofilia, una grande ed effettiva operazione trasparenza su questo paraconcilio, non esclusivamente teologico? Che includa la pubblicazione della coeva ammonizione del Cielo, illegalmente detenuta, piuttosto che abusare della riserva mentale? Che si estenda fino alle eventuali ipoteche poste sul regnante Pontificato, non dallo Spirito Santo, che L’ha eletto sulla diretta piattaforma della Via Crucis sui mali interni nella Chiesa e dell’omelia contro il mondo relativista, ma dall’«indicibile» delle interne reazioni di indocilità all’avvenuta elezione?

Come scrisse anni addietro, in più di una occasione, la rivista “sì sì no no”, soltanto una coerente applicazione nella pratica consentirebbe di dare importanza a questo vecchio discorso. Ora alla prova dei fatti Roma, che nelle imputazioni di pedofilia ha saputo dar prova di una durezza disciplinare anche estrema, che fa? Che misure prende in difesa della dottrina e del culto, vale a dire della fede insegnata (della fede direttamente) e della fede celebrata – nonché persino del suo terreno, dei suoi preamboli e presupposti? Abbiamo già richiamato un fatto, scandaloso all’estremo, avvenuto due mesi fa a Roma. E sul territorio? Guardi, Monsignore, la spaventosa testimonianza allegata, proveniente non da “tradizionalisti” ma dall’ambito neocatecumenale; guardi le desolanti fotografie allegate, della Basilica di Loreto ridotta a un bivacco sotto gli occhi dei responsabili della Pastorale giovanile, e un volantino degli stessi ambienti in altro ambito territoriale (ecco le tendenze, ultradesacralizzanti, in circolo negli ambienti della gioventù “di chiesa”! Episodi che sono la “spia”, la luce rossa, di un male più grande). Quale continuità con il sentire di sempre nella Chiesa, per cui ciò che minaccia la fede, con la sua integrità dottrinale, è il pericolo sommo, da cui proteggere le anime? Forse che per il clero accusato di pedofilia si attende lo sperato ricambio generazionale? Vero è che Lei ha parlato di tanta realtà attuale come di una situazione che riempie di tristezza: ma senza provvedimenti altrettanto vigorosi, non ne verrebbe fuori una situazione di oggettiva doppiezza?

RingraziandoLa della cortese attenzione, restiamo in fiduciosa e orante attesa di un Suo cenno in materia e, soprattutto, che Voi che lo potete parliate francamente all’Autorità competente, con tutta la gravità richiesta dalla situazione, di questi interrogativi, di queste istanze, di questi fatti.

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Circolo “Cattolici per la Tradizione”

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