

IL PELLEGRINAGGIO DEL SANTO PADRE A FATIMA: a bocce ferme (per ora) contiamo i punti
[Quanto a noi:] «Padre, non stiamo ad aspettare un appello alla penitenza dal Santo Padre, né dal nostro Vescovo o dalle Congregazioni religiose […] ora è necessario che ciascuno di noi inizi a riformare se stesso spiritualmente» (suor Lucia a padre Fuentes). [Quanto alla situazione generale:] «Dal Papa solo verrà la salvezza» (frere Michel de la Sainte Trinité, in Tutta la verità su Fatima).
Il
bilancio del pellegrinaggio pontificio a Fatima si può sintetizzare come segue:
non possiamo dire che in materia non abbiamo più nulla da chiedere; ma un passo
avanti, nella giusta direzione, c’è stato. Non ancora apertamente discontinuista,
perché nel solco delle annose “rivelazioni velate”, ma una buona nuova (che in
qualche forma era nell’aria), sì. Restano due punti: riconoscere l’esistenza
(almeno, come originale, fino all’Anno Santo) del foglietto di venticinque
righe; e pubblicarlo. Poi ne verrà un terzo, la consacrazione della Russia. Ma
intanto una cosa è stata fatta: la preparazione del terreno. Vediamo dunque cosa
il Santo Padre non ha detto; cosa direttamente ha detto; e cosa indirettamente
ha suggerito (se la ragione vale qualcosa). Vedremo poi di trarre qualche
conclusione.
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Non
ha detto che è stato pubblicato tutto. Qualche lancio d’agenzia (di cui è noto
il padre e il nonno) ha provato a suggerire il contrario, così come qualche
portaborse ha provato poi a metterci una pezza (coda di paglia e mani avanti:
buon segno, evidentemente, a differenza di certi sprovveduti, temono che sia
soltanto la prima tappa). Ma, pur avendone avuto occasione, non l’ha detto.
Anzi, considerando più ampiamente il comportamento anche di altri, sono notevoli
alcune risposte non date o date condizionatamente alla formulazione delle
domande, di cui talvolta è stato chiesto il controllo preventivo.
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Direttamente ha detto: 1) che l’interpretazione di dieci anni fa va riconsiderata. Il che, detto per inciso, smentisce l’altisonante sciocchezza secondo cui assolutamente la Chiesa non smentisce se stessa, il Papa non smentisce il Papa (purtroppo nella civiltà dei mass media non si prende sul serio quel che merita di essere preso sul serio, e in compenso si prende troppo sul serio quello che non lo merita). Infatti, come ha scritto Socci su Libero del 13 maggio, Benedetto XVI ha «smentito» (per stare a questo modo di esprimersi, io direi: ha corretto), e frontalmente, «la versione dei segretari di stato vaticani» (sebbene nell’ultima edizione del loro libro, uscita in fretta e furia i giorni scorsi, il card. Bertone e il dott. De Carli abbiano cambiato quel passo come nulla fosse, senza giustificare la cosa). Lasciamo parlare i testi: «le vicende a cui fa riferimento la terza parte del “segreto” di Fatima sembrano ormai appartenere al passato» (card. Angelo Sodano, Fatima 13 maggio A.D. 2000). «L’accanimento mediatico è quello di non volersi capacitare che la profezia non è aperta sul futuro, è consegnata al passato» (card. Tarcisio Bertone, pag.79 del suo libro “prima versione”). Non solo: papa Benedetto XVI non teme di «smentire» quanto detto materialmente anche dal cardinale Joseph Ratzinger, ma che plausibilmente non era farina del suo sacco: «Innanzitutto dobbiamo affermare con il cardinale Sodano: “le vicende a cui fa riferimento la terza parte del ‘segreto’ di Fatima sembrano ormai appartenere al passato» (26 giugno A.D. 2000, presentazione del testo del terzo segreto; sottolineatura mia). Avendo però lasciato delle porte aperte, riconoscendo tacitamente che sbagliare è umano (mentre, aggiungiamo, ostinarsi nell’errore è diabolico), e prendendo sul serio che tutti possiamo correggerci, oggi può dire: «Oltre questa grande visione della sofferenza del Papa, che possiamo in prima istanza riferire a papa Giovanni Paolo II, sono indicate realtà del futuro della Chiesa…e quindi sono sofferenze della Chiesa che si annunciano… Quanto alle novità che possiamo oggi scoprire in questo messaggio, vi è anche il fatto che non solo da fuori vengono attacchi al Papa e alla Chiesa, ma le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa» (sull’aereo per il Portogallo, rispondendo in maniera affermativa alla domanda del giornalista sull’eventuale pertinenza del Terzo Segreto di Fatima agli scandali di pedofilia nel clero). E nell’omelia della Santa Messa del 13 maggio a Fatima, gli organi di informazione indipendenti hanno ben colto il passo saliente: «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa…l’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce ad interromperlo». Il condizionamento di cui abbiamo timore non è tanto quello di cui sopra (che un po’ ci può stare anche, ma che non è un assoluto: talvolta è una benevola “ipotesi di lavoro”, talvolta una proiezione del proprio meschino servilismo). Temiamo piuttosto la situazione per cui ad esempio, come avevamo già detto, lo sviluppo della campagna di stampa sugli scandali nel clero ha lasciato pensare a manovre ricattatorie; o per la quale – facciamo un altro esempio – nei giorni scorsi il Santo Padre, come dopo il discorso di Ratisbona e prima del gesto riparatorio della Moschea blu, ha rischiato un attentato (papa Giovanni Paolo I, che voleva mandar via subito la Massoneria dalla Curia romana, probabilmente sarà morto davvero d’infarto o di crepacuore, sta di fatto che non ne ha avuto il tempo). 2) Che contrariamente a quanto ci hanno obiettato in questo decennio, gli sbeffeggiati studiosi di Fatima non si erano sbagliati nel dire, già prima del 2000, sia che il terzo segreto era di tipo apocalittico, sia che riguardava soprattutto mali interni alla Chiesa. 3) Che, quantomeno nella sostanza, sicuramente quel messaggio non viene dai piccoli veggenti (così come ventilato nell’Anno Santo: cfr. la pubblicazione ufficiale Il Messaggio di Fatima), ma viene realmente dal Cielo. A dispetto di quanto aveva tentato di dare ad intendere gli scorsi anni qualche equilibrista, la critica fatimita riguardava sia la completezza del Segreto sia la sua interpretazione (basta leggere i nostri libri); ora, intanto, l’interpretazione ufficiale è stata demolita.
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Indirettamente,
ma logicamente, ha suggerito che il cosiddetto quarto segreto, «l’allegato» (per
dirla con mons. Capovilla), c’era davvero, e i suoi contenuti erano proprio
quelli di cui (prima e dopo il 2000) hanno sempre detto gli studiosi di Fatima.
E che, per la storia, restano attestati da libri e saggi scritti in tempi “al di
sopra di ogni sospetto”. Infatti un uomo prudente e preciso quale Joseph
Ratzinger, che aveva chiaramente rappresentato l’interpretazione del 2000 come
una mera ipotesi, come potrebbe affermare in maniera netta il collegamento tra
il testo del 2000 e certi scandali ecclesiastici, nonché una cosa gravissima
quale la previsione di morte e terrore per il futuro attribuendola alla profezia
di Fatima, se non avesse anche qualcos’altro, una “colonna sonora” che consenta
di interpretare così, a livello non meramente ipotetico, quella muta visione? E
i temi che il Sommo Pontefice ha richiamato proprio in questa occasione, proprio
a Fatima e proprio contestualmente al suo correggere la versione ufficiale,
seppur disseminati in vari discorsi sono precisamente, guardacaso, “l’indice” di
«quella cosa» (per dirla con i privati discorsi curiali): oltre a varie cose
buone di tipo spirituale e pastorale, c’è infatti la necessità di preghiere per
la Chiesa, in particolare per i sacerdoti, e per la pace nel mondo; mali interni
alla Chiesa come il pericolo principale; una crisi del clero; la fede che si sta
spegnendo nel mondo, e soprattutto nel nostro mondo; la minaccia incombente di
un’immane tragedia (bellica? Comunque di morte e terrore); un richiamo forte al
potere di Satana (punto quest’ultimo che è l’anello di congiunzione tra i mali
intraecclesiali e quelli temporali). Quindi: 1) una crisi nella Chiesa, uno
stato di sofferenza gravissimo (ha usato, seppure nell’ambito della domanda
specifica del giornalista, la parola «terrificante»); 2) la caduta del clero; 3)
l’«apostasia silenziosa» dell’Europa (S.S. Giovanni Paolo II); 4) una catastrofe
di morte e terrore nel prossimo futuro (seppur velatamente è sembrato indicare
in «questi sette anni che ci separano dal centenario delle Apparizioni», dunque
in un tempo piuttosto breve, un tempo denso di avvenimenti di grande portata,
verso «il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della
Santissima Trinità» – trionfo che quindi non è quello presunto del 1989); 5)
un’azione particolare, dilagante, di Satana. Non è, punto per punto, quanto –
con sfumature diverse – gli studi dei famigerati fatimiti (o, spregiativamente,
«fatimisti») avevano detto?
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La prima conclusione la affido a una “carrellata” di citazioni, non di parte
“fatimita” ma o “terzi” o addirittura del fronte opposto; poi farò anche un mio
commento. Il vaticanista Andrea Tornielli (moderato, istituzionale ed
“equidistante”): «Benedetto risponde dunque di sì. Riaprendo di fatto molte
domande sull’interpretazione di un messaggio nel quale alcuni ritengono sia
contenuta una profezia sull’apostasia morale e dottrinale riguardante anche i
vertici della Chiesa, quella “sporcizia” della quale lo stesso Ratzinger aveva
parlato nelle meditazioni della Via Crucis del 2005» (il Giornale, 12
maggio 2010). Il mariologo padre Stefano De Fiores (che aveva già liquidato
sprezzantemente la questione del testo inedito): «A dire la verità in maniera
esplicita non lo troviamo…» (tg2 delle 20,30 dell’11 maggio). Già: diteci
dunque, il Papa è un temerario che butta asseverativamente nel Segreto del Cielo
una Sua mera congettura interpretativa? Padre Livio, leggendo la mattina del 13
la rassegna stampa, obiettava a Socci che padre De Fiores, da quando aveva
scritto quanto dal giornalista toscano criticato, aveva un po’ rivisto la sua
prospettiva; omettendo di precisare: all’indomani della prima dichiarazione
pontificia. Certamente, ci sono molti superfascisti che sono diventati
superantifascisti…alla caduta di Mussolini.
Lo
stesso padre Livio alla rassegna stampa del 13 è stato indisponente quanto a
quella del 12, però con una differenza tra le due dirette: il 12 ha detto «fuori
discussione» che il “Quarto Segreto” non esiste; il giorno dopo, che la sua
esistenza o meno «non è importante». Affermazione empia, ma scusate se è poco…
Il 14 in televisione un importante studioso cattolico, esponente di spicco di
quel conservatorismo ultraubbidiente, ultramoderato e ultrallineato, chiamato
come difensore d’ufficio della posizione ufficiale, ha detto tra l’altro che
tutte le parti hanno un po’ di ragione e nessuna completamente ragione; e anche
questo è, di per sé, un passo notevole (ancor più considerando che nella
trasmissione erano stati evocati anche settori “da autogol”, ottusamente
estremisti o disordinatamente rumorosi, degli ambienti fatimiti). Ma forse quel
che rende “plasticamente” l’idea è la macchina che la televisione nel pomeriggio
del 13, dopo avermi chiamato a sorpresa come studioso di Fatima, mi ha mandato a
casa per portarmi a Milano e parlare in diretta la mattina dopo. In un programma
che, mi dicono, sarà ascoltato da uno-due milioni di telespettatori. Qualche
spunto, ovviamente (e di per sé preferirei la discrezione): ma che rende l’idea,
perché i mass media non di rado sono grossolani, ma “il fiuto” delle
tendenze ce l’hanno e i messaggi li sanno decodificare.
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Seconda conclusione. In definitiva, se il Santo Padre Benedetto XVI in positivo non ha detto molto più di quanto, obliquamente o tra le righe, era già stato detto, tuttavia lo ha messo “sotto i riflettori” e gli ha dato visibilità, facendo passare il segnale mediatico di una riapertura revisionista del “caso Fatima”. Gliene siamo filialmente riconoscenti (chiaramente alcune delle nostre critiche al suo discorso del 2000 a seguito di queste parziali correzioni perdono di attualità), e preghiamo per la Sua incolumità. Sarebbe stato meglio fare subito la pubblicazione? Di per sé, sì; la Madonna ha chiesto questo. Anche per un’umile, coraggiosa e pregevole correzione vale il principio generale per cui a metà strada si può certamente passare, ma –normalmente – non fermarsi. E di per sé apprezziamo anche la logica della gradualità, dei passaggi, ma speriamo non vada a finire che si realizzi la frase, plausibile, attribuita a suor Lucia: il Terzo Segreto sarà pubblicato durante una grande guerra. Oltre all’urgenza data dalle anime che continuano a presentarsi al Creatore, alla fine della loro vita terrena, e domani quel che è fatto è fatto. Tuttavia, è vera e importante anche un’altra cosa: la storia di Fatima mostra che fino a quando l’uomo non ha risposto con qualche passo, il Cielo non dà l’aiuto successivo. Mentre, nella morsa dell’alleanza tra la disonestà intellettuale di qualche interessato e la sordità spirituale della moltitudine, la distrazione è tanta che alcuni, anche schierati pro “quarto segreto”, tra tanta fibrillazione si sono stupiti o comunque non si sono orientati su aspetti per i quali sarebbe bastata una cosa semplice semplice: leggere, e con la giusta attenzione, il plurisegnalato libretto Una ‘risposta’ significativa. E si vorrebbe la pappa pronta? È una medaglia a due facce: da un lato, è verissimo che non viene dato un bell’esempio del rifiuto di compromessi con la volontà di Dio (in alcuni casi addirittura bisognerebbe preoccuparsi soprattutto del peccato contro lo Spirito Santo); dall’altro, è altrettanto vero che una crisi del clero è un castigo divino per il popolo (e in tal senso non mi stanco di citare quel commentario di san Giovanni Eudes in cui questo apostolo della devozione al Cuore Immacolato di Maria, chiosando, fa dire al Signore: se il Mio popolo ascolta, Io gli darò sacerdoti buoni; ma se il Mio popolo non ascolta, Io gli darò sacerdoti cattivi). Avanti con la lettura e segnalazione di questo libretto (che in breve mostra sia una quantità incredibile di incongruenze, che qualcosa vorranno dire e a cui si ostinano a non rispondere sul serio, sia quanto viene detto “tra le righe”); avanti con la supplica per la pubblicazione; avanti con la preghiera per questa intenzione; avanti innanzitutto (è ora scossa) con il cambiamento di mentalità.
Cor Jesu, adveniat regnum tuum. Adveniat per Mariam.
Domenica 16 maggio 2010
Solideo Paolini