PER IL QUINTO DOGMA MARIANO.

La posizione del nostro sito: sostegno alla petizione dei proponenti, con puntualizzazione ad ampio raggio

Nel mese di maggio u.s. abbiamo letto, sulla rivista il Segno del soprannaturale, che «cinque Cardinali hanno inviato una lettera al Santo Padre Benedetto XVI chiedendo la proclamazione del quinto dogma mariano», quello cioè di Maria Santissima Corredentrice del genere umano, Mediatrice di tutte le grazie e Avvocata. I cinque porporati (nessuno dei quali è italiano o comunque europeo, ed è un fatto che dà da pensare) sono stati anche i promotori del Simposio Internazionale sulla Redenzione Mariana, svoltosi a Fatima nel 2005. Al che abbiamo scritto alle Loro Eminenze, felicitandoci «per tale piissima e splendida iniziativa» (e trasmettendo contestualmente alcune considerazioni; alle quali, purtroppo, nessuno di loro a tutt’oggi ha dato alcun cenno di riscontro, neppure il classico “accuso ricevuta”). Avevamo già in animo di scrivere a riguardo quando, a giugno, il direttore del sito ha ricevuto una lettera di due ferventi signore (del Nord Italia, e anche questo è un fatto che dà da pensare), le quali, esprimendo consenso al libretto Una ‘risposta’ significativa, trasmettevano anche del materiale sul “quinto dogma mariano”, segnalandogli la petizione (a livello internazionale) per chiedere al Romano Pontefice di procedere a tale definizione dogmatica. Successivamente le due corrispondenti manifestavano anche l’intenzione di sostenere la nostra supplica per la pubblicazione di tutto il Terzo Segreto di Fatima, in favore della quale si sono attivate.

Questo sito invita pertanto tutti i lettori e i visitatori a dare la propria adesione a tale petizione per il quinto dogma mariano, compilando l’apposito modulo che qui di seguito riproduciamo e inviandolo via posta cartacea a: Circolo “Cattolici per la Tradizione”, Corso Matteotti 7, 60033 Chiaravalle (AN), oppure trasmettendolo “brevi manu” a qualcuno dei responsabili o chiedendoci il modulo già “scaricato”; a fine estate trasmetteremo le petizioni così raccolte ai referenti italiani del movimento promotore. Sarà comunque una testimonianza, sarà comunque un gesto gradito al Cielo. Al contempo riteniamo di dover fare un distinguo, non nascondendo delle riserve sulle valutazioni e la prospettiva di alcuni dirigenti internazionali, o sostenitori su Radio Maria, dell’iniziativa. Ovvero: dubitiamo che si possa fare una solida casa se prima non si demoliscono e tolgono i ruderi fatiscenti che stanno sul medesimo terreno. Perché la “pars construens” (cui ovviamente tutto deve essere finalizzato) non può stare senza la “pars destruens” (sebbene questa sia spesso più ingrata e anche pesantemente scomoda). Bisogna dare battaglia “per”, ma anche bisogna dare battaglia “contro”: e la prima non dev'essere mai in contrasto con la seconda.

Ed è triste che la storia sembri non aver insegnato nulla. Che la memoria storica spesso sembri perduta. Questo dogma, infatti, avrebbe potuto essere proclamato già al concilio Vaticano II: ma quel Concilio ha scelto di non farlo, per motivi ecumenistici. Come peraltro quel materiale rievoca, forse però sottovalutandone la portata, che di certo non è un'evidenza diffusa. Vaticano II che, su questa linea, ha positivamente rigettato persino la proposta incentivante di precisare che, tra tutte le pratiche e gli esercizi di pietà, «si distingue il Rosario»! Che l’ultimo Concilio non abbia detto tutto quello che gli fanno dire, sì; che essendo un Concilio vada rispettato, sì; che soggetti privati possano porre domande ma dare risposte definitive spetta alla Chiesa, sì; che possiamo vedere come esprimere tali istanze, va bene; ma sapendo le cose, come è possibile essere mariani e al tempo stesso pensare che il concilio Vaticano II sia ineccepibile? Tant’è che San Padre Pio, interrogato al riguardo, ne disse: «Il Concilio? Per carità, il Papa lo chiuda al più presto!». Infatti il professor Mark Miravalle, teologo e mariologo, presidente dell’associazione promotrice, rispondendo in un’intervista all’obiezione dei problemi che una tale definizione rischierebbe di comportare per l’attuale ecumenismo, argomenta, tra le altre cose, che papa Giovanni Paolo II «possiede l’autentico dono [sic!] di essere al tempo stesso “pienamente ecumenico” e “pienamente mariano”». Ora, con tutta la riverenza e il filiale affetto per il Santo Padre Giovanni Paolo II, il Papa della nostra fanciullezza e adolescenza, non corrisponde alla realtà che sia stato – sul piano oggettivo – «pienamente mariano»: per limitarci a un esempio, e tralasciando qui la strada sdrucciolevole che ha portato ai pasticci sul Terzo Segreto, egli non ha proceduto alla consacrazione della Russia, nonostante l’ordine formale dell’Autorità Superiore in tal senso: e proprio – teste il card. Tomko – per un motivo ecumenico (sebbene, abbiamo motivo di ritenere, non soltanto e meramente per questo). Per essere «pienamente ecumenico» non poté essere «pienamente mariano». Già nella riga successiva, la verità rimossa o comunque offuscata fa capolino, per riprendersi qualcosa dei suoi diritti: quello «fra piena integrità dogmatica e autentica sensibilità ecumenica» è un «equilibrio delicato» (e ad esempio di «questo cauto equilibrio» egli cita la Rosarium Virginis Mariae: deduciamo che in essa le istanze ecumeniche siano rappresentate dai nuovi “misteri della luce”, come sospettavamo, per fortuna facoltativi). Verità che noi avremmo detto ad alta voce: tra l’ecumenismo e la Madonna, preferiamo la Madonna.

Lo stesso fenomeno, la stessa dinamica è riscontrabile in un’intervista del card. Castrillón Hoyos all’Osservatore Romano (28 marzo 2008), che abbiamo letto riportata su un'altra rivista. E’ un’intervista con dei pregi (per merito del Cardinale, mentre l’intervistatore sembra piuttosto farsi eco di pregiudizi e luoghi comuni triti e ritriti). Ci lascia però perplessi su un paio di punti, uno dei quali, molto significativo, laddove il porporato asserisce che la Messa tradizionale «non è stata mai proibita». Non si tratta qui solamente dell’affermazione, di S.S. Benedetto XVI, che non è stata mai abrogata (sotto il profilo giuridico; è così, essendo rimasta sorretta quantomeno dal pilastro della «consuetudine immemorabile», grazie alle spontanee sacche di resistenza del movimento cattolico tradizionalista che ne ha impedito l’interruzione – pur continuando in formato ridotto): il cardinale Castrillón Hoyos dice che non è stata «mai proibita», il che non è necessariamente la stessa cosa. Senonché, una tale affermazione comporta il problema del vistoso abuso di autorità della commissione cardinalizia che nel 1975 processò mons. Lefebvre (peraltro illegalmente, mancando il preavviso e l’avvocato), imputandogli una «disubbidienza grave» laddove allora non c’era proprio disubbidienza (con il che ponendo le basi per le successive esasperazioni della situazione, quelle per cui il direttore del sito scrisse dieci obiezioni a mons. Fellay e questi, nonostante le promesse del suo vice, si è guardato dal rispondere). Ma soprattutto cozza con la testimonianza di un altro Cardinale della medesima area centrista: il card. Ratzinger, che nella sua autobiografia (La mia vita, 1997) afferma di essere rimasto «sbigottito» per l’ingiusto e rovinoso «divieto» quasi totale, sotto il regno di Paolo VI, del Messale tradizionale (pp. 113 e 114)! E’ stato vietato o non è stato vietato?

Come vale, il discorso che stiamo facendo, per le devozioni popolari, che da noi hanno ancora ampio seguito. Chi scrive ci pensava tanto questo mese di maggio, in uno stato d’animo misto. Questa processione, quell’incontro di preghiera, l’adorazione eucaristica anche settimanale, le iniziative per il mese di maggio, questo e quel pellegrinaggio, qualche devozione diffusa ai Santi… Come non rallegrarsene? Forse queste cose attenuano, e attenueranno, il disastro. Alla visita annuale della Madonna della Montagnola a Chiaravalle, al consueto bagno di folla inclusivo di non poche persone che abitualmente praticano poco o niente, come non provare gioia al pensiero dello “stoppino dalla fiamma smorta” che non viene spento del tutto? Ma d’altra parte, come non vedere che queste cose in sé buone coprono la drammatica realtà: l’abominio della desolazione nel Luogo Santo? Ciò che il Signore ci ha detto essere il segno foriero di terribili disgrazie. Emblematico il seguente episodio: il Venerdì Santo di quest’anno, un giovane sacerdote guidava la processione con canti, preghiere e meditazioni di taglio prevalentemente tradizionale; peccato che la notte prima abbia guidato l’adorazione al “Sepolcro”, con un “pubblico” per lo più giovane, in un modo che avrebbe fatto inorridire tutte le generazioni cattoliche: con tanto di canzonette della musica leggera trasmesse tramite stereo durante l' “adorazione”! Così il moderatume, e delle anime pie poco informate, dicono: così male non va… E intanto la pastorale giovanile va formando, indisturbata, i giovani “impegnati” (“la speranza del domani”) secondo uno stampo più desacralizzato del protestantesimo classico. In barba a quanto dice il Pontefice regnante sulla sacralità da recuperare a livello diffuso, senza che nessuno confessi apertamente il dissenso: meglio il muro di gomma.... E Roma? Ufficialmente risponde raramente, informalmente dice che sono cose che vanno male, cose tristi, ma non può intervenire, bisogna rivolgersi al Vescovo. E il Vescovo? Dice che qualche abuso ci sarà ma non è grave, in Olanda è molto peggio (e lascia correre). E  sarebbe invocata a sproposito la parabola del grano e del loglio, che debbono essere lasciati convivere: giacché non si tratta oggi di difetti o colpe meramente personali o in qualche modo secondari. E’ una situazione in cui si comprende il seguente paradosso: nel mio paese, la sindachessa comunista va sempre con la fascia alla processione patronale; di per sé, per ciò che simbolicamente significa, è una gran bella cosa. Senonché, la medesima amministrazione comunale ha dedicato un parco pubblico al cantante John Lennon, facendogli anche un monumento con il testo di una sua canzone che inneggia al sogno, anticristico e diabolico, di un mondo senza nessuna religione, senza Inferno e Paradiso, senza Dio, felice grazie all’ateismo! A quanto ci risulta siamo stati i soli a protestare, senza neppure la compagnia della parrocchia: c'è stata quindi una interrogazione consiliare di un consigliere comunale di minoranza (che non disdegnando qualche voto di preferenza ci aveva dato disponibilità a far da “canale” per qualche proposta, e che perciò, dopo parecchie esitazioni e insistenze, ha avanzato uno straccio di protesta – comunque atta a evitare l'unanimità, attiva o passiva, a tale bestemmia pubblica); e la medesima sindachessa rispondeva che non esiste nessun problema! Viva la processione patronale e viva l'ideale del mondo ateo! Gesù Cristo, che oltre ad essere nostro Signore sarebbe anche nostro Maestro, non prenderebbe forse le corde, rovesciando i banchi? Ma il primo elemento, di per sé buono, non giova a far prendere una linea di rottura, dando l’idea che la situazione non sia così male; sicché la morale è che si resta invischiati. Oscillando tra la maggioritaria inerzia e il minoritario reagire attivistico di un fare disordinato, che guarda soprattutto al criterio del successo pratico immediato e misconosce che oggi la priorità è la battaglia per la verità.

Morale: mandiamo senz’altro questa petizione; è giusto, è doveroso, è bello. Ma avendo una certa allergia per quei cattolici moderati che pensano di poter essere più furbi dei progressisti (progressisti che vorremmo onestamente combattere, non illuderci e illudere di “fregare” in maniera diplomaticista e politicante: anche perché abbiamo più dubbi sull’intelligenza di molti moderati, e di molti tradizionalisti, che su quella dei capi progressisti), diciamo qual’è la nostra impressione: finché, con l’ubbidiente pubblicazione completa dell'avvertimento divino noto come Terzo Segreto di Fatima, non verrà meno l’ingiuria al Cielo del disprezzo del Suo piano di soccorso (frutto soprannaturale) e non verrà giù, non crollerà, l’idea di conciliare l’inconciliabile (impatto ecclesiale), la situazione sostanzialmente resterà bloccata, come lo è da decenni. Vale per il quinto dogma mariano e vale per la consacrazione della Russia, vale per la liturgia antica e vale per la riforma della riforma. Tant’è che già da tempo dei Cardinali chiedono la proclamazione di questo dogma: sapete quanti ce ne sono stati, in questi ultimi decenni? Secondo Radio Maria, salvo errore: quarantadue! Cosa aspettiamo per smetterla di “girare intorno a un piro”? Che divampi la terza guerra mondiale? Allora temiamo che l’attesa sia breve.

www.cattolicitradizionalistimarche.it

 

 

 

Petizione al Santo Padre perché venga riconosciuto a Maria Santissima il triplice titolo di Corredentrice, Mediatrice, Avvocata

 

 

 

A Sua Santità Papa Benedetto XVI

 

Santo Padre,

noi, fedeli della Chiesa   cattolica membra del Corpo di Cristo di cui Lei è Pastore Supremo, con fiducia e in spirito di fedeltà ed obbedienza, Le presentiamo una forte, accorata e urgente supplica.

Le chiediamo, Santo Padre, che  venga riconosciuto a Maria Santissima, Madre della Chiesa e di tutti gli uomini, con solenne definizione papale, il triplice titolo di Corredentrice, Mediatrice, Avvocata.

Il popolo di Dio ama Maria Santissima e da sempre crede nella sua partecipazione all’opera salvifica del Signore. Alla Madre che Gesù morente ci ha dato dall’alto della Croce affidiamo ogni giorno le nostre preghiere sapendo che Ella tutto può presso il Figlio.

Abbiamo accolto Maria nella nostra casa e desideriamo che le vengano ufficialmente riconosciuti, con un Dogma della Chiesa Cattolica, i titoli che da sempre sono suoi. E’ un forte grido che viene dal basso, dai piccoli, da coloro che credono nella Chiesa e, che in accoglienza ai Suoi ripetuti inviti, Santo Padre, intendono portare il loro contributo al suo rinnovamento.

Sarà una nuova Pentecoste. il grande dono che Dio vuole fare al nostro mondo sofferente per salvarlo.

Con profondo ossequio e fiducia


 

Petizione al Santo Padre perché venga riconosciuto a Maria Santissima il triplice titolo di Corredentrice, Mediatrice, Avvocata

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