
IL PUNTO DELLE VERGOGNE. Echi, presenti e assenti, solleciti
«Se i soldati un giorno iniziassero a pensare che la vittoria non dipende da loro ma solo dallo stato maggiore, quell'esercito marcerebbe di disastro in disastro...
Per evitare un tale disastro, il Cielo esige lo sforzo, perfino il più insignificante, dei servi più umili».
(Omelia a Fatima di S.E. il card. Tarcisio Bertone, in qualità di Legato Pontificio per il 90° delle Apparizioni della Madonna)
1) Gli echi. Ci capita talvolta di sentire in giro, o anche leggere, qualcosa… che ci ricordiamo (anche a memoria) di aver detto o scritto. Di per sé, benissimo! È incoraggiante: gutta cavat lapidem… Poi nel concreto bisognerà vedere, caso per caso, cosa ne viene fuori (tenendo presente sia il “testo” sia il “contesto”). Perché il volto umano di per sé è cosa buona, ma trasposto in corpo di scimmia ne viene fuori un mostro. La panna in sé è buonissima; un po’ panna e un po’ cioccolata è più buono ancora; ma messa sopra il veleno… Un cane che vuol fare il gatto finisce per non piacere né ai cani né ai gatti, ed è giusto che sia così. Altre volte, invece, il fruttificare ad ampio raggio di questi semi è giusto motivo di gioia (quantunque spesso insufficiente, e tuttavia, purché senza illudersi, è anche da apprezzare). Bisogna distinguere; bisogna aver la prudenza di consigliarsi, e di governare il fervore (nelle Marche merce rara) sapendo anche astenersi.
2) Il ricorso liturgico a Roma dell’Immacolata 2011: i presenti e gli assenti. Nel mese di gennaio abbiamo chiuso le sottoscrizioni e inoltrato l’interpellanza, che chiedeva chiarimenti su alcuni punti, coi dati dei sottoscrittori. Se per fine marzo (sono i tempi che possiamo considerare fisiologici) non ci arriverà risposta la invieremo di nuovo alla Congregazione, con un sollecito.
Ora analizziamone un altro aspetto, molto interessante: chi ha aderito all’iniziativa? Chi, tirandosi indietro, è stato latitante?
Premessa: abbiamo accettato soltanto sottoscrizioni con nome, cognome e indirizzo; non abbiamo preso in considerazione, al pari di chi non è ancora in età di ragione, chi non è disponibile ad essere in condizioni di identificazione. Non che la discrezione di per sé ci dispiaccia, tutt’altro; ma il tipo di iniziativa richiedeva i dati. Ovviamente ci rendiamo conto che, in alcuni singoli casi, ci possono essere delle buone ragioni per non esporsi: ma può essere appunto l’eccezione (mentre questi maledetti blog mezzi anonimi, con le “guerre stellari” virtuali e dietro l’anonimato dei cecchini, hanno concorso a generare in molti la sensazione che possa essere la regola, in maniera generalizzata. Cosa farebbero tanti piccoli opportunisti, piccoli dentro, se fossimo in certi Paesi islamici, in cui lo scotto che si rischia è un po’ maggiore? Se la logica non è un optional: “metterebbero il turbante”. Con la stessa logica, apostaterebbero. Alla larga da questa droga!).
Con questi parametri, il ricorso è stato sottoscritto da venti presentatori. Tra cui due sacerdoti. La provenienza dei sottoscrittori è la seguente. Tredici sono ascrivibili al gruppo promotore (militanti o comunque frequentatori delle nostre iniziative formative e liturgiche, diciamo simpatizzanti almeno un po’ fattivi e disposti a esporsi).
Gli altri sette, starete pensando, sono ovviamente persone legate ad altri centri di Messa latino-gregoriana delle Marche, oppure cattolici completamente single, giusto? Ebbene, sbagliato: di questi ce n’è soltanto uno dei sette residui. Gli altri sei sono lettori di altre regioni.
Numeri sorprendenti, vero? Va bene che le Marche non sono il Nord Italia, e tantomeno l’America o addirittura la Francia; ma se noi direttamente abbiamo portato 13 firme, con i benpensanti ma totalmente individualisti che ci sono qui in giro e con qualche centro di Messa gregoriana relativamente grosso, si può pensare, le firme d’altra provenienza saranno almeno 50, o 100, 130… No: 1. Perché?
Non sapevano dell’iniziativa? In qualche caso, naturalmente, è plausibile; ma, in generale, è stata persino portata all’attenzione degli ambienti cattolici marchigiani più o meno conservatori.
Non avevano tempo? La raccolta di firme è stata aperta per un mese (vacanze di Natale incluse) e i tempi complessivi della sottoscrizione erano tali da non oltrepassare la manciata di minuti. Che cosa gli costava mettere una piccola goccia?
Non condividevano l’istanza? Da quel che dicono (e talora fanno) in privato, non sembra proprio.
Hanno approntato essi stessi ricorsi analoghi alle Autorità competenti? In qualche caso forse, per lo più non risulta.
Peraltro coloro che hanno negato la firma a questo ricorso (in materia liturgica generale) sono gli stessi – nella netta maggioranza dei casi – che l’hanno negata al ricorso di un anno prima (su materia direttamente dottrinale) e che l’hanno negata alla supplica al Sommo Pontefice (Fatima, ovvero materia spirituale con risvolti dottrinali ed ecclesiali); non si tratta, dunque, di un caso isolato.
Ora, per definizione un fatto prevalente e ripetuto attesta una tendenza. E il Signore, se condanna il giudicare sulla colpevolezza soggettiva dei singoli (attitudine peraltro contraria alla carità), condanna anche il non giudicare l’aspetto oggettivo: i fatti, i fenomeni, le tendenze (attitudine da ipocriti, contraria alla verità e alla giustizia). Quali possono essere dunque le ragioni della tendenza che ne emerge?
Certamente lo scoraggiamento in cui tanti si trovano; tuttavia, come dice un proverbio delle nostre parti, “se non fa bene non farà neanche male”: una cosa così a costo zero… È un fattore che c’è, ma che, da solo, è insufficiente a spiegare il fenomeno.
Forse che l’impossibilità concreta di fare con amore una battaglia dottrinale è la contropartita (la “tangente”) di certa “Messa tridentina comoda”? E del voler restare (in genere pagando largamente dazio, “contrappasso per contrasto”, all’imperante omologazione) a livello individuale, disprezzando (da buoni liberali) l’importanza di una reale organizzazione stabile? La sapete quella barzelletta toscana? Due amici si incontrano dopo tanto tempo. Uno dice all’altro: «La mi’ figliola la si è fatta il visone, son contento… Lavora la sera dopocena, in quella zona, e in pochissimo tempo ci si è fatta un bell’appartamentino, son proprio contento, adesso vedessi che macchinone che si è fatta, son contento»… E l’altro amico, di ottica più ampia e più profonda, che aveva compreso donde provenissero siffatti guadagni: «Anche la mi’ figliola la lavora al bordello di Livorno, ma io mica son tanto contento, sai?...».
3) A proposito di ricorsi a Roma. Cosa su cui non contiamo troppo (come abbiamo scritto varie volte), ma che neppure snobbiamo. E quello dell’Immacolata 2010? Non essendoci pervenuta risposta, con un po’ di tenacia abbiamo appena mandato al destinatario di allora il seguente sollecito. Con il “carico da undici”, s’intende.
Dalle Marche, febbraio 2012
Lettera aperta al card. Levada, Prefetto della “Suprema” Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede
«Anche la Chiesa deve usare il bastone del pastore, il bastone col quale protegge la fede contro i falsificatori, contro gli orientamenti che sono, in realtà, disorientamenti. Proprio l’uso del bastone può essere un servizio di amore. […] non si tratta di amore se si lascia proliferare l’eresia, il travisamento e il disfacimento della fede, come se noi autonomamente inventassimo la fede».
(Il Santo Padre alla solenne chiusura dell’Anno Sacerdotale; sottolineatura nostra)
«Tutto il nostro “spazio vitale” è ormai in parte formato da atteggiamenti, da dottrine, da tendenze […] di cripto-eresia».
(Il celebrato teologo Karl Rahner, acuto e insospettabile testimone della forma prevalente assunta oggi dalla minaccia all’ortodossia; sottolineatura nostra)
Eminenza Reverendissima,
nel mese di dicembre dell’anno di grazia 2010 abbiamo approntato un ricorso alla Congregazione da Ella presieduta, che sottoscritto anche da alcune persone non appartenenti al nostro gruppo, fedeli laici ma anche qualche chierico, nelle settimane seguenti Vi è stato trasmesso. La denuncia aveva ad oggetto uno scandalo che più grave è difficile immaginare: l’ Osservatore Romano che pubblica, senza alcuna presa di distanza, un articolo in favore della rinunzia dei cattolici all’auspicio orante della conversione di chi professa l’ebraismo religioso moderno al cattolicesimo! Alleghiamo alla presente il testo, che non può essere interpretato in nessun’altra maniera. Eppure, dopo più di un anno non ci è pervenuta alcuna risposta; e neppure un semplice “accuso ricevuta”.
Ciò non significa che, davanti a Dio e alla Chiesa, non siamo contenti di averla comunque mandata. Ciò non significa che ci sfugga che i frutti di una cosa possano vedersi, sommandosi con altri fattori, più avanti: infatti sia il Santo Padre in “Summorum Pontificum” sia, su due punti, il card. Bertone ne L’ultima veggente di Fatima accennano anche a meccanismi di questo genere. Ciò non significa che, in tanti anni di combattimento propter fidem, non abbiamo notato come di media per tre-quattro riposte che non arrivano ce n’è una che arriva (spesso al secondo tentativo, ma già lo sapevamo dall’Evangelo): per lo più dal Culto Divino, e con qualche elemento in genere parziale ma piuttosto buono. Ciò non significa che siamo delusi: non essendoci troppo facilmente illusi ieri (esprimemmo infatti non inconsapevole o immemore entusiasmo bensì, testualmente, «gioia critica» e «gioia sobria»), non corriamo ad essere troppo facilmente delusi oggi.
Significa
invece che una risposta, con l’indicazione di provvedimenti concreti che sono
stati presi a riguardo, contribuirebbe a rassicurarci un poco, dopo fatti così
allarmanti. Anche perché non sono affatto isolati, ma esempi d’una linea fuori
dalla fede cattolica trasmessa dagli Apostoli. Portiamo ora all’attenzione di
Vostra Eminenza un volantino sulla Missione, uscito nei mesi scorsi qui sul
territorio ad opera di ambienti ufficiali e affisso nelle chiese (come se a
profanarle non bastassero certe prassi stile sale multiuso: dai bivacchi che
V.E. può vedere nella fotografia allegata agli elogi funebri tenuti in chiesa da
chiunque, atei inclusi, durante non poche Messe esequiali). Questa è la
Missione?! Le alleghiamo ancora un altro volantino, dell’Istituto superiore di
Scienze religiose “Lumen gentium” di Ancona, su un «corso di formazione
per la pastorale delle coppie conviventi». Il titolo è tutto un programma:
«Abitare la convivenza». Uno di noi l’ha appena detto al Vescovo (così sarà
prevenuta la solita risposta romana: rivolgetevi al Parroco, rivolgetevi al
Vescovo; lo facciamo da sempre!): «Eccellenza, di che religione è chi scrive
queste cose? Eccellenza, oggi nella Chiesa quante religioni ci sono? Una
cattolica (certamente con opinioni e formazioni diverse, non è questo il punto –
seppure la questione, giusta v.g.Humani generis, non sia neppure
irrilevante) e un’altra non più cattolica?». Al di là delle intenzioni dei
singoli, quanto scritto su questi testi è oggettivamente secondo la fede o
contro la fede?
Vero è che escono anche delle cose buone, e queste sono piuttosto nuove o quantomeno crescenti mentre per quelli si tratta appunto d’un «continuare» ad uscire; ma non è forse un continuare troppo grave per essere misconosciuto o minimizzato?
Eminenza, abbiamo troppa stima dell’onestà intellettuale di V.E. per pensare che Ella non riconosca, almeno in cuor Suo, la forza cogente degli interrogativi che si porrebbero, qualora affermazioni chiaramente e scandalosamente contrarie alla fede restassero senza provvedimenti corrispondenti. Quale serietà avrebbe la famosa ermeneutica della continuità, avverso quella della rottura? Quale ragion d’essere avrebbe la Congregazione per la Dottrina della Fede, tale che i suoi membri non rassegnino tutti le dimissioni? È lecito rinunciare ordinariamente al potere coercitivo, che Nostro Signore Gesù Cristo Vi ha dato quali custodi? Il Pontefice regnante non ha appunto predicato sul dovere per la Chiesa di usare il bastone del Pastore, per proteggere la fede (e non soltanto per proteggere dei beni d’ordine privato) contro i falsificatori (e non soltanto eventualmente contro i negatori, dichiarati ed esterni)? Mancare permanentemente al proprio dovere, in materia così grave, non è materia di peccato mortale? Non ripeterebbe Santa Caterina da Siena quanto osò scrivere addirittura al Papa: «Io se fussi in Voi temerei che il Divino Iudicio non venisse sopra di me»? E l’eventuale argomento di autorità (risuonato anche al processo di Norimberga, eppure vennero fucilati tutti) potrebbe qualcosa contro la verità? Nella verità non va inclusa anche, a dispetto di certo stile “alla pretaiola” (bell’onore che si fa al sublime Sacerdozio cattolico!), la verità dei fatti, la verità della realtà?
E se, come qualche Porporato ha riconosciuto (in privato), ciò sostanzialmente non è falso ma cozza con la volontà di evitare rotture: non rischia quest’ultima di diventare un idolo? Alla luce della Tradizione, di chi è il primato: dell’unità o della verità? 2Gv 9-10 è Parola di Dio, o con l’ermeneutica può voler dire un’altra cosa? E con la replica sopra riportata, non si viene logicamente a riconoscere che l’assolutizzazione della volontà di evitare rotture –volontà che in sé ovviamente è comprensibile e buona – è incompatibile, non nel mondo delle ermeneutiche ma in quello delle cose, con l’uscita da certe paralisi? I frutti di tale linea non mostrano che i soli provvedimenti “in positivo”, pur apprezzabili, non bastano? L’impasse d’una svolta tranquilla, soprattutto condivisa, soft non dovrebbe dunque costituire uno sprone, come diceva il Santo Padre circa la crisi economica, ad un profondo ripensamento? E quante volte – come ha rilevato anni fa il noto periodico sì sì no no – dei buoni provvedimenti, “in negativo” ma anche “in positivo”, sono stati bloccati dal condizionamento negativo rappresentato da un determinato filone (quello che la Madonna ha denunciato nella parte inedita del Terzo Segreto di Fatima)? E se, disgraziatamente, la riforma postconciliare ha dato alla Congregazione per la Fede poteri inferiori a quelli della Congregazione per la Politica (certo in sé buona e necessaria), non sarà questo un motivo per supplicare il Sommo Pontefice di correggere, senza inutili tatticismi, una tale riforma?
Con ciò, non dubitiamo affatto della drammatica consapevolezza del Santo Padre (anche per via di aspetti, di elementi, che purtroppo non sono di dominio pubblico). Ma, essendo Simon Pietro sia “il dolce Cristo in terra” sia un uomo, la storia mostra come talvolta il Papa si è fruttuosamente avvalso della franchezza, vigorosa e determinata, di Suoi sottoposti. Ad esempio, sotto il pontificato di Paolo VI qualcosa del genere è accaduto più di una volta. Del resto, il Pontefice regnante non ha forse denunziato l’impressionante «sporcizia» che c’è nella Chiesa, barca che appare – per quanto possibile – come «sul punto di affondare»? Lo Spirito Santo, per Mariam, non l’ha sorprendentemente eletto proprio su quella base – mirabilmente sbaragliando le manovre dei fortissimi contrari – mentre la corta sapienza degli uomini andava bisbigliando che così si era “bruciato”? Quella sporcizia dunque, tra cui in primo luogo i meccanismi che impediscono la difesa fattiva del Depositum fidei, non andrà concretamente e strutturalmente rimossa, come priorità urgente e ad ogni costo? Altrimenti non si attira, anche sulla Città Sacra di Roma, il castigo che il Cielo ha più volte mostrato? Il muoversi dei liberi arbitri in tal senso non può concorrere sia ad incoraggiare umanamente il Santo Padre, sia ad attirarGli la grazia del coraggio eroico che nelle presenti circostanze Gli abbisogna?
E avendo tale «sporcizia» anche un rilevantissimo aspetto preternaturale, la liberazione della parte inedita del Segreto – con il promesso intervento mariano – e un qualche ripristino ordinario (proposto una decina d’anni or sono dalla rivista 30 Giorni) delle esorcistiche “preci leonine” dopo la S. Messa, non rientreranno tra le misure da prendere seriamente in considerazione?
Voglia scusare, Eminenza, il carattere forte e indignato della presente. Ma non è forse vero che l’indignazione, a differenza dell’anemia e dell’indifferenza, può ben nascere dall’amore? Forse che tale tenore non è proporzionato alla gravità oggettiva delle questioni? E del resto, il Signore e Maestro non è forse venuto a portare il fuoco sulla terra?
Proni al bacio della Sacra Porpora,
Il gruppo ecclesiale promotore del ricorso
(Circolo “Cattolici per la Tradizione”)
Circolo “Cattolici per la Tradizione”, corso Matteotti 1, 60033 Chiaravalle (AN)