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IL QUOTIDIANO DELLA SANTA SEDE (DIRETTO DA UN UOMO DEL CARD. BERTONE) PUBBLICA UNA RICHIESTA DI APOSTASIA. Ermeneutica della continuità e fatti della rottura

 

Nel mese di novembre è accaduto un fatto, che è stato poco colto sebbene sia andato su qualche giornale. È un fatto di gravità così estrema da richiedere una qualche protesta pubblica, oltre al ricorso agli organismi competenti (i quali faranno o non faranno, ne risponderanno loro alla storia e al Giudice, ma in ogni caso non sarà stato coperto da un assordante silenzio, almeno ufficiale). Sicché invitiamo ogni cattolico a sottoscrivere la seguente denunzia, inviandoci al più presto nome, cognome e indirizzo cosicché nell’Ottava  del Santo Natale possiamo formalmente trasmetterla ai destinatari.

Circolo “Cattolici per la Tradizione”

 

Dalle Marche, l’Immacolata 2010

Alla Congregazione per la Dottrina della Fede

E, p.c.

-Al Sommo Pontefice

S.S. Benedetto XVI

-Alla Segreteria del Collegio Cardinalizio

 

Reverendissima Suprema Congregazione per la Dottrina della Fede,

l’Osservatore Romano del 10 novembre c.a. pubblicava, senza alcuna puntualizzazione e con richiamo anche in prima pagina, un articolo di Renzo Gattegna, «Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane».

Sotto l’accattivante titolo «Un futuro di amicizia», e dietro l’oggetto ufficiale del «dibattito sulla fiction televisiva Sotto il cielo di Roma» che riguardava il «comportamento tenuto dal Papa Pio XII nei confronti del nazismo», l’articolo, più che ammorbidire le note contrarietà sull’esito della causa di beatificazione del Pontefice, in realtà diceva altro. Di fatto, esso non si limitava a questioni etniche o storiche: pur protestando il contrario, presentava una vera e propria ingerenza in questioni, liturgiche e dottrinali, strettamente interne alla Chiesa cattolica.

Vi si legge infatti:

«Al fine di proseguire con le iniziative dedicate alla reciproca comprensione e all’amicizia, un gesto utile, necessario e certamente apprezzato sarebbe una aperta dichiarazione di rinuncia da parte della Chiesa a qualsiasi manifestazione di intento rivolto alla conversione degli ebrei, accompagnata dall’eliminazione di questo auspicio dalla liturgia del Venerdì che precede la Pasqua. Sarebbe un segnale forte e significativo di accettazione di un rapporto impostato sulla pari dignità e sul reciproco rispetto, condizioni queste indispensabili per un futuro di amicizia e solidarietà, le stesse di cui tanti cattolici dettero prova quando, a rischio della propria vita, salvarono migliaia di ebrei dalla deportazione nei campi di sterminio» (pag. 5).

Notiamo:

1)L’improprio miscuglio di questioni storiche e questioni religiose (se non, addirittura, l’uso oggettivo delle prime a servizio delle seconde): i «tanti cattolici» che «a rischio della propria vita, salvarono migliaia di ebrei dalla deportazione nei campi di sterminio» non «dettero prova» dell’accettazione delle «condizioni» qui esposte. Al contrario, dettero prova della Carità cristiana: che, come dice lo Spirito Santo per la penna dell’Apostolo, si compiace della Verità: e quindi, nel medesimo amore soprannaturale, esprime, per gli ebrei come per tutti, l’orante «auspicio» della conversione a Nostro Signore Gesù Cristo, Dio venuto nella carne.

2)E’ evidente, leggendo con attenzione il testo, che qui non ci si limita a chiedere ambiguamente l’abolizione della preghiera del Venerdì Santo per la conversione degli ebrei, contenuta nel Rito Antico e già più volte ritoccata, ventilando supposte ragioni di sensibilità. Qui, il testo è chiarissimo, tale richiesta viene espressamente collegata a quella di una «aperta dichiarazione di rinuncia da parte della Chiesa di qualsiasi manifestazione di intento rivolto alla conversione degli ebrei», quale «accettazione di un rapporto impostato sulla pari dignità» tra la religione cattolica e la religione ebraica (o meglio, giudaica) dopo Cristo.

Ciò premesso i sottoscritti, per fedeltà al proprio Battesimo e alla propria Cresima, per amore a Cristo Redentore e per amore alle anime, dei cattolici e dei giudei, interpellano codesta Suprema Congregazione, chiedendo, davanti a Nostro Signore Gesù Cristo al Quale dovremo rendere conto uno ad uno:

A-Se e come l’accettazione di una tale condizione potrebbe essere compatibile con la fede cattolica;

B-Se e come vi sia continuità tra l’eventuale mancanza di una sua inequivocabile smentita e il discorso in materia del primo Papa, e il divino euntes docete, e quanto dicono Nostro Signore Gesù Cristo, le Lettere del Nuovo Testamento e lo Spirito Santo che le ha ispirate, quanto al seduttore e all’Anticristo;

C-Se e come la pubblicazione, sic et simpliciter, di un tale articolo sull’Osservatore Romano, potendo apparire come una legittimazione della richiesta stessa, non costituisca l’esposizione al pericolo estremo dell’apostasia dalla fede cattolica: con ciò costituendo, almeno materialmente e in senso proprio, il peccato gravissimo di scandalo.

Ringraziando per la cortese attenzione restiamo in attesa, in virtù del Vostro dovere di stato, di una chiarificazione a riguardo, naturalmente dalla debita visibilità, indicando all’uopo il recapito del primo interpellante, e pregando di cuore il Divin Bambino per il Vostro grande compito di primi difensori della Fede.