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(Introduzione aggiunta) Il terzo segreto di Fatima e la crisi liturgico-dottrinale del postconcilio. Conferenza a Livorno, 15 gennaio 2010

 

Pochi giorni dopo la conferenza scrissi qualche pensiero sull'iniziativa appena realizzata al suo principale organizzatore (giovanissimo, come buona parte dei presenti; ciò corrisponde a un fenomeno di fondo ed è un piccolo segno di speranza, è un frutto della indefettibilità della Santa Chiesa! Sebbene, non sfugga, c'è da chiedersi quante volte l'interesse sia portato avanti con solidità e quante volte invece si accompagni a una stonatissima leggerezza. Perché non di rado oggi assieme all'apertura è aumentata la leggerezza).

Il pensiero principale merita di essere premesso alla conferenza, quasi sua introduzione, ma anche - in questi tempi di desolante "materiale umano" - a tutto il sito e a tutta la nostra azione: «Salutami tutti, con l'augurio che la conferenza sia non una fine ma un inizio. Perché il grande problema, su Fatima come sulle questioni ecclesiali in genere, è che raramente si riconosce alla verità il diritto a incidere, cambiare, il proprio pensare e il proprio fare» (anzi: troppo spesso si sovverte l'ordine di questi due fattori, ponendoli a rovescio: comunque non cambio mentalità e comportamento, semmai scanso o "aggiusto" ciò che vi contrasta).

 

Reverendi Padri, Signore e Signori,

buonasera e grazie della Vostra presenza. E grazie ai padri che con edificante carità e disponibilità ci ospitano! È per me una viva soddisfazione essere qui, nella umanamente vivace e culturalmente ricca terra toscana, a parlare (come fatto in molti luoghi) sul cosiddetto “Quarto Segreto” di Fatima. Ne ringrazio cordialmente l’amico Diego Vanni, congratulandomi per il suo attivo interessamento e la capacità di iniziativa controcorrente. Chiedo la carità di una preghiera per la figlia in coma dell’amico Antonio Socci, vostro coraggioso conterraneo che tanti meriti ha nell’aver sollevato queste problematiche agli occhi di un vasto pubblico; e anche per me, per i miei scritti, in particolare per la ristampa di “Non disprezzate le profezie”: che, a dispetto della crisi economica nordamericana, possa ormai vedere la luce.

Terrò un intervento non troppo lungo, così da lasciare ampio spazio alle eventuali domande, al dibattito; e soprattutto, se gli spunti offerti saranno stati stimolanti, spero possa essere un “trampolino di lancio” per un approfondimento durevole, nella riflessione orante e con l’aiuto della letteratura in materia. Sarà un contributo strutturato in tre punti: il senso di questo incontro; una bozza dello “status quaestionis”, con particolare riferimento agli aspetti sottolineati nel titolo della conferenza assegnatami (e naturalmente al loro presupposto); che cosa possiamo fare circa le questioni in oggetto.

1)   Perché questa conferenza

La ratio dell’iniziativa non si trova nell’intento, o comunque nello spirito, del mancare di rispetto all’Autorità della Chiesa. “Gli uomini di Chiesa non sono la Chiesa”, disse Santa Giovanna d’Arco; premessa questa distinzione, tanto importante quanto dimenticata, è altresì vero che chi è rivestito dell’autorità ecclesiastica va rispettato, a motivo di tale Autorità. Né la ragione di queste iniziative si trova nello spirito del giudizio temerario: potendoci essere – e, plausibilmente, essendoci – anche elementi di cui non siamo a conoscenza. Si trova invece in quanto insuperabilmente detto dal Vostro sommo Poeta: «Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza». È la stessa verità richiamata dal prelato che della tesi ufficiale su Fatima è diventato, di fatto, il portabandiera: «La sete di verità costituisce, da sempre, un anelito profondo e una sfida impegnativa per ogni essere umano. L’uomo, infatti, è per sua natura “curioso”, portato cioè a dare risposte ai tanti “perché” della vita, a cercare la verità» (dall’omelia di S.E. il card. Tarcisio Bertone al meeting di Rimini,19 agosto 2007). È lo stesso principio. Degli avvertimenti specifici sul nostro presente e futuro, sui pericoli che ci minacciano (come disse nel 1984 l’allora cardinale Ratzinger), e che quantomeno potrebbero venire dal Cielo (sicché anche persone che non ritengono il testo in oggetto di origine soprannaturale mi hanno riconosciuto che comunque è una possibilità che sussiste), non è forse giusto che ci interessino? L’uomo non ha forse il diritto e il dovere – come ricorda proprio il concilio Vaticano II – di cercare la verità? È per questo che ne parliamo. Questa conferenza ha la stessa motivazione del mio “Non disprezzate le profezie”: «né ha la soddisfazione della mera curiosità come obiettivo fine a se stesso (e men che meno si muove nella prospettiva dello scandalismo, orizzonte che mi ripugna), né rigetta a priori il desiderio di conoscere in questa materia; ma, anche facendo leva sulla semplice curiosità naturale, intende volgerla a ciò che san Bernardo di Chiaravalle, nel suo commento al Cantico dei cantici, definisce “sapere per edificare”, commentando: “e ciò è la saggezza”» (Introduzione, pag. 13 della vecchia edizione).

Si obietta talvolta che il discorso sulla parte inedita del Messaggio di Fatima è sterile, anzi addirittura che depista da ciò che realmente è importante: la parte già pubblicamente nota del Messaggio. In realtà, coloro che dissentono dalla linea ufficiale su Fatima, linea ufficiosa e dichiaratamente non magisteriale, non parlano – almeno nel loro insieme – soltanto di questo testo inedito; i nostri libri, certamente con sfumature diverse, la nostra azione, sono là ad attestarlo. Ma il punto è se un tale testo, comunque lo si voglia considerare e catalogare, esiste (o quantomeno, è esistito) oppure no; e questo con la ragione, che la Chiesa ci insegna essere amica della fede, possiamo investigarlo. Checché ne dica il fideismo protestantico, che non va confuso con la vera ubbidienza cattolica. Perché se c’è (o c’è stato); se anche i suoi critici non ne affermano categoricamente e formalmente l’inautenticità soprannaturale, limitandosi ad avanzare un dubbio parziale (opinione peraltro molto debole e confutabile, benché purtroppo giustificativa e paralizzante): allora si pone una questione serissima: come scrivevo nel mio libretto di replica “Una ‘risposta’ significativa”, «perché la Madonna, sempre così sobria – la Donna del silenzio! – ci avrebbe dato anche questa parte del messaggio, quella inedita, se non fosse stata importante a sapersi?» (pag. 75). Nella stessa sede riporto la notizia storica certa per cui, a suo tempo, suor Lucia aveva addirittura fatto promettere al suo Vescovo la pubblicazione della lettera in cui è depositato il Terzo Segreto (pag. 53): che non può legittimamente essere considerata uno scritto riservato all’Autorità ecclesiastica, ma i cui legittimi destinatari definitivi siamo tutti noi. Se la storia, i fatti, il principio di non contraddizione contano qualcosa; nel caso opposto si andrebbe, allora sì, contro il costante Magistero della Chiesa.

2)   Il punto della questione

Occorre qui impostare due questioni (così ponendo le basi per approfondirle e verificarle): esiste questo “Quarto Segreto”? E di che cosa tratta?

 

Innanzitutto, un fatto: la versione ufficiale in materia è incredibilmente piena di contraddizioni, di stranezze, di “buchi”. Leggete il mio rapido libretto “Una ‘risposta’ significativa. Disamina del libro su Fatima del card. Bertone con relativo seguito: le incongruenze della tesi ufficiale”, che ho portato a disposizione della conferenza, e veda ciascuno se quanto detto è un’affermazione gratuita o no! Questa circostanza, che abilita a chiedere a chi di dovere un’esaustiva chiarificazione (magari tramite un’inchiesta), impedisce di considerare chiusa la materia. Sarei reticente se non dicessi di conoscere la causa di queste incongruenze che escono da ogni parte (fatto questo, lo ripeto, sotto gli occhi di tutti – distrazione e interesse permettendo): la presenza di qualcosa che ritengono non poter essere detto. Almeno esplicitamente. L’esistenza di questo dirompente “qualcosa” risulta da un’impressionante quantità di indizi ed elementi convergenti, esposti in vari studi; ma non solo: risulta anche da più testimonianze. Penso a quanto mi disse, nei quattro incontri che ebbi con lui, mons. Capovilla (nel libretto cui ho fatto riferimento riporto vari elementi inediti a questo riguardo), su «dell’altro» che, più precisamente, sarebbe «un allegato» contenente una «riflessione scritta dalla suora sul Vescovo vestito di Bianco, sulla visione». Penso alla imbarazzata risposta dell’allora cardinale Ratzinger a un amico sacerdote tedesco che gli chiedeva perché nel testo pubblicato non si trovano degli elementi che il porporato anni prima gli aveva confidato essere contenuti nel Terzo Segreto: «In verità, c’è anche dell’altro». Penso ad almeno una testimonianza addirittura anteriore alla pubblicazione ufficiale dell’Anno Santo 2000, quella del gesuita padre Schweigl, che per incarico di papa Pio XII aveva interrogato nel 1952 la veggente: il Terzo Segreto di Fatima consta di due parti, una delle quali è la continuazione della famosa frase tronca sulla conservazione dell’ortodossia, alla fine del Secondo Segreto. Penso a quanto dicono in privato importanti esponenti romani, inclusi persino sostenitori pubblici della versione ufficiale: «qualcosa c’è», «quella cosa», «una integrazione», «l’allegato»… e a tutta la serie di allusioni (e dati) a riguardo. Penso anche ad alcune delle cose dette proprio nel principale libro di parte ufficiale (per così dire, in realtà ufficiosa), “L’ultima veggente di Fatima”, del card. Bertone e del vaticanista De Carli: chi l’ha dato per argomento schiacciante a favore della tesi ufficiale evidentemente non lo ha letto, o almeno non ha prestato attenzione a quanta acqua porta al mulino della critica “fatimita”! Tra le altre cose, sia il Santo Padre Benedetto XVI nella Sua generica lettera (pag. 10) che il card. Bertone, anche riferendo le parole da egli attribuite a suor Lucia (pag. 49), entrambi e per un totale di ben quattro volte, dicono che il terzo segreto di Fatima era contenuto su più fogli; ma proprio il card. Bertone ha mostrato in televisione, il 31 maggio 2007, l’originale del Segreto pubblicato nell’Anno Santo: era un foglio unico. Se la logica non è un optional, non si deve concluderne che manca almeno un foglio?

 

Certo, c’è la difficoltà della apparente smentita vaticana dell’esistenza di una parte inedita del Terzo Segreto. Ma probabilmente, anche a guardare tante dichiarazioni equivoche e reticenti, è più una questione di valutazione, di catalogazione appunto, che di affermazioni totalmente incompatibili: questo testo inedito non viene considerato una vera parte del Terzo Segreto, bensì una sua “interpretazione provvisoria” da parte di suor Lucia, a margine. E qui noto di passaggio che proprio nel libro di Bertone-De Carli vengono buttati là un paio di enigmatici riferimenti che gettano una luce sinistra, e andrebbero spiegati, in maniera esplicita: il tema della ritrattazione ad opera di veggenti (pag. 84) e il tema di documenti non distrutti (pag. 95); punto quest’ultimo che suscita la domanda: esistono quindi delle carte di Fatima che, magari a seguito di una qualche ritrattazione da parte dell’ormai anzianissima veggente, sono state distrutte? Non sarà che quel libro dice realmente tutta la verità, in mezzo a varie frasi poco simpatiche, ma a condizione di leggerlo anche tra le righe? L’8 dicembre 2008, con altre due persone rivolsi un’Istanza al Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, chiedendo: sia nel libro del Cardinale (pp. 95,96,97,98,99,151) che in due interviste dello stesso, una a “il Giornale” nel giugno 2000 e l’altra a “la Repubblica” nel febbraio 2005, si riconosce apertamente l’esistenza di scritti di Fatima inediti, specialmente le lettere della veggente, che peraltro il porporato asserisce di non conoscere tutti: in qualche maniera, un campo aperto e indefinito; poiché la normativa vigente è ispirata alla liberalizzazione generale in materia di presunte apparizioni, decretata dal papa Paolo VI, quanti sono questi inediti? Di che cosa trattano? È possibile far luce sulla materia? Potete eventualmente darci indicazioni di quello che è l’Organismo competente? Bene: a distanza di più di un anno, silenzio di tomba. Se il testo in oggetto viene considerato – privatamente e informalmente però, ovvero senza valore giuridico – non una vera parte del Terzo Segreto dato dal Cielo ma una mera lettera di suor Lucia, forse ispirata, potrebbe essere in questo senso che, come dicono, tutto è stato pubblicato (tutto il terzo segreto “autentico”, non certo tutto di Fatima tout court, giacché riconoscono – in maniera però molto discreta – l’esistenza di inediti). Allora lo si dica esplicitamente! La famosa frase «In Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede etc.» era sempre stata considerata dagli studiosi di Fatima, in maniera unanime, l’inizio del Terzo Segreto; ora invece il card. Bertone la cataloga, soprattutto nella pubblicazione ufficiale vaticana “Il messaggio di Fatima”, come una «annotazione» di suor Lucia sul Secondo Segreto (pag. 4). Forse anche il seguito, che è il testo di cui stiamo parlando, viene considerato una annotazione, una riflessione, una chiosa di suor Lucia sul Secondo Segreto? Significativo a riguardo quanto mi disse l’arcivescovo Capovilla l’ultimo incontro che ebbi con lui, nel giugno 2007, quando mi rimproverò per i guai che gli avevo provocato con il Vaticano: «Non è un Quarto Segreto!». Notate bene: con ciò quel testimone non ha negato che ci fosse un testo del genere (o perlomeno che fosse esistito); ma che quella cosa fosse un Quarto Segreto (il che nel senso letterale è ovvio, trattandosi di una metafora giornalistica, e per il resto intendeva dire che non viene dal Cielo). La questione verteva chiaramente sulla valutazione di quel testo. Tant’è che nel novembre 2006 mi aveva detto: «Ma che Segreto è?! Già nel “Giornale dell’anima” papa Giovanni diceva che molti sacerdoti celebrano in peccato mortale!» (“Una ‘ risposta’ significativa, pag. 45).

 

Con il che mons. Capovilla addirittura mi ha fornito, seppure in maniera obliqua e piuttosto implicita, degli elementi sui contenuti dell’ «allegato» (come lo ha chiamato): le profanazioni eucaristiche, e ad opera del clero. Soltanto che, mentre Giovanni XXIII nel suo diario si riferiva evidentemente al caso classico e individuale (comunicarsi in peccato mortale), è verosimile che il testo segretato faccia riferimento a un fenomeno nuovo: una crisi del culto, della liturgia. Con il che siamo entrati nel discorso dei contenuti delle parole costituenti il testo in questione (parole che gettano luce interpretativa sulla visione del 2000, essendone – è stato detto – la “colonna sonora”): di cosa parla? Questo punto, una crisi liturgica successiva alla scadenza indicata del 1960, vi è molto probabilmente contenuto. Ancora più probabilmente vi è contenuto l’altro aspetto richiamato dalla frase di mons. Capovilla (su cui c’è un’altra testimonianza molto chiara e diretta): una coeva crisi del clero. Che, badate bene, chiama in causa responsabilità ad ampio raggio, se è vero quanto San Giovanni Eudes in un suo commentario fa dire al Signore: se il Mio popolo ascolta, Io gli darò sacerdoti buoni; ma se il Mio popolo non ascolta, Io gli darò sacerdoti cattivi. La sordità spirituale è il terreno dell’attuale crisi dottrinale! Forse l’anno sacerdotale proclamato dal Pontefice regnante si spiega anche alla luce della sua conoscenza integrale del Segreto di Fatima? Forse le clamorose (e trascurate) ammissioni di Paolo VI, sull’autodemolizione della Chiesa e il fumo di Satana nel Tempio di Dio, c’entrano con quel monito? Forse vari atti, dalla famosa Via Crucis del 2005 all’anno sacerdotale, debbono intendersi anche come tentativi di rivelarlo implicitamente, come tentativi di compromesso di farne in qualche modo tesoro? Il che farebbe pensare che una qualche reale ispirazione soprannaturale di quel testo, in fondo, sanno esserci. Un punto che sicuramente vi è contenuto è quello della grande apostasia: la perdita diffusa della vera fede. Un fenomeno mondiale in connessione, in qualche modo, con l’interno; non un’apostasia “della” Chiesa, questo è teologicamente impossibile e la fede ci garantisce che non avverrà, ma la tendenza di un’apostasia “nella” Chiesa, una crisi dottrinale di proporzioni immani, questo c’è sicuramente, perché risulta da troppe testimonianze, implicite ed esplicite (cfr. “Una ‘ risposta’ significativa”, pag. 39). Ed è chiaro che una crisi così capitale, una crisi a livello generale che tocca il dogma della fede, la dottrina della fede, comporta per sua natura ricadute rovinose, devastanti, ad ampio raggio. Come dovrebbe essere chiaro (ma raramente lo è)  che una crisi del genere, dottrinale e con cause spirituali, con radici profonde spirituali, non può essere curata per semplici vie umane; la pubblicazione per intero del Terzo Segreto del Cielo avrebbe, e avrà, anche il valore di invocazione propiziatoria dell’intervento risolutivo del Cielo, promesso e necessario. Infine, un altro elemento certo contenuto in quelle "esplosive" parole è dato dai condizionamenti sulla Chiesa da parte di ambienti esterni, di poteri mondani: è un'informativa celeste su manovre del genere.

 

Quanto detto vuol dire che l’oggetto del Terzo Segreto “storico”, totale, considerando insieme la visione pubblicata e le parole inedite, è costituito da problemi intraecclesiali? Poniamo meglio la questione: il terzo segreto è una materna messa in guardia da pericoli incombenti, sia interni alla Chiesa (e questo ne è l’elemento centrale) o penetrati al Suo interno, che esterni. Riguarda innanzitutto la Chiesa, ma anche il mondo: al quale sono profetizzati – se si ostinerà a non convertirsi – gravi cataclismi e flagelli. Non la fine del mondo, preciso a scanso di equivoci, ma grandi dolori sì. Si potrebbe chiedere: ma qual è il nesso tra problemi interni alla Chiesa e castighi materiali per il mondo? Di questo parlo più ampiamente in “Non disprezzate le profezie”. Qui mi limito a indicare il binomio centrale di un Segreto la cui unitarietà è altrimenti difficile da cogliere: la fede arretra, Satana avanza. Tertium non datur: più ci si sottrae al regno di Dio, più diminuisce l’avanzamento del regno di Dio, più il primato della fede è misconosciuto, più l’integrità della fede cattolica ha le difese diminuite ed è minacciata dagli errori, più si lascia campo libero a Satana.

3)   Cosa possiamo fare?

La motivazione costruttiva, critica e costruttiva, della nostra iniziativa postula questa domanda. Perché la Grazia, si sa ma spesso non si ricorda, interagisce con il libero arbitrio.

 

Possiamo e dobbiamo, certo, far tesoro di quanto di Fatima è già pubblicamente noto. Il Santo Rosario è stato presentato dalla veggente come un’arma potentissima, ed è così facilmente alla portata di tutti! Sulla pia pratica dei cinque Primi Sabati del mese, è dolorosamente impressionante il contrasto tra la grandezza dei beni promessi (la salvezza delle anime e la pace temporale), promessi a condizioni ampiamente praticabili, e lo scarso ricorso a una tale opportunità. Come è impressionante il contrasto tra la forte visione dell’inferno, nel “Primo Segreto”, e la scomparsa o la messa in ombra di un tale dogma, e dei “Novissimi” in genere, nell’odierna predicazione; nella consapevolezza attuale del mondo cattolico in genere. «Pregate, pregate e fate sacrifici per i peccatori, perché molte anime vanno all’inferno perché non c’è chi preghi e si sacrifichi per loro». Sono parole della Madonna; possiamo dire che il relativo concetto sia diffusamente presente, almeno nel mondo cattolico? Certamente noi non possiamo consacrare la Russia al Cuore Immacolato di Maria: ma, nell’attesa dell’ora di grazia, cosa impedisce di mettere sotto la materna tutela di questo Cuore almeno noi stessi, le nostre famiglie, i nostri gruppi, le nostre parrocchie? Cosa impedisce di farci araldi e propugnatori di questa consacrazione, che quando pur imperfettamente è stata realizzata non ha mancato di dare incoraggianti frutti meravigliosi?

 

Ma anche circa quello che convenzionalmente chiamiamo il Quarto Segreto, chi l’ha detto che non possiamo fare nulla per ottenerne la pubblicazione? Sicché molto giustamente il fatimologo nordamericano avv. Christopher Ferrara conclude il suo libro sulla questione, “Il segreto ancora nascosto”, con un capitolo intitolato proprio “Cosa possiamo fare?”. Innanzitutto possiamo pregare, in pianta stabile, per questa intenzione. Come dice il Catechismo di San Pio X, le grazie ordinariamente Dio le fa a chi Gliele domanda: perché dovrebbe darci questo aiuto se non c’è chi bussa, chi bussa in continuazione come la vedova importuna del Vangelo, per averlo? E poi, possiamo incoraggiare il Santo Padre a prendere una tale difficile decisione: da anni suppliche in tal senso stanno pervenendo a Roma (abbiamo appena avuto l’adesione del Superiore generale di una Congregazione religiosa), o sono in fase di raccolta; un certo numero di copie d’uno dei testi, da me redatto, è a vostra disposizione sul tavolo. Mandarle non è neanche difficile, proviamoci! Mandiamola e divulghiamola. C’è chi obietta: non Gliela faranno vedere. Non diamolo troppo per scontato; e in ogni caso, il Signore vede. Chi non tace, non acconsente; non si dirà: tranne quella persona o quell’altra, se ne sono tutti “lavati le mani”. Mettiamo la nostra goccia! Guardate il Motu proprio “Summorum Pontificum”. Io non sono tra coloro che datano la storia della Chiesa dalla emanazione di questo atto pontificio, su cui ero realisticamente sobrio già nell’estate 2007; tuttavia è un dato di fatto che un’istanza di vecchia data, che per anni era stata ritenuta impossibile ad attuarsi, causa soltanto di sospetti e problemi, è stata invece presa in considerazione e infine realizzata, in qualche modo, dal Supremo Legislatore. Che ha detto espressamente che le suppliche sono state di aiuto a realizzare questo atto!

 

Continuiamo dunque questa serata concretizzando i discorsi, chiedendo a Dio e al Santo Padre di conoscere esattamente questo aiuto: del quale più di uno che lo conosce ha detto o fatto intendere che è atto a scuotere le coscienze. Cosa di cui c’è un grandissimo bisogno. Chiediamolo anche perché venga evitato un male più grande dell’imbarazzo e quant’altro: ovvero che il “segreto nel cassetto”, su cui sicuramente Servizi segreti, Massoneria e via dicendo sono bene informati, possa essere utilizzato come arma di ricatto nei confronti della Chiesa, con danno di un bene preziosissimo quale la libertas Ecclesiae (come molto acutamente ha rilevato Socci, anche citando un indiscusso competente quale il giudice Priore, per anni titolare dell’inchiesta sull’attentato al Papa: cfr. “Il quarto segreto di Fatima”, pp. 173-178).

 

E concludo riallacciandomi a quanto dicevo all’inizio, sulla opportunità della questione che tentiamo di porre. In realtà, la risposta alla presunta alternativa sull’attenzione da rivolgere al “Quarto Segreto” o a quanto già pubblicamente noto è data proprio dalla pubblicazione integrale. Corredata magari di spiegazioni, eventualmente spiegando su cosa precisamente si dubita che suor Lucia abbia trascritto bene il Messaggio ricevuto (che è razionalmente e materialmente impossibile sia completamente “farina del suo sacco”). È proprio questa la soluzione all’apparente dilemma. Nella conferenza tenuta ai Vescovi del Cile nell’estate 1988, l’allora cardinale Ratzinger osservò che una verità non accolta nel suo ambito naturale tende ad essere sciolta dall’insieme, magari ad esasperarsi, talvolta al fenomeno delle “verità impazzite”; sicché nella Chiesa, che deve rigettare gli errori e non le verità scomode, a fronte degli eccessi più che scandalizzarsene bisogna sforzarsi di recuperare il bene trascurato, maltrattato. Anche nel nostro campo, questa è la via per la riconciliazione che sta a cuore al Pontefice regnante. Grazie.

Solideo Paolini